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Ulteriore risposta dell’Agenzia al comitato “Scie chimiche”

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Precisazioni a seguito delle ulteriori richieste formulate e del sit-in tenuto dagli attivisti del comitato presso la sede dell’Agenzia

07/07/2011

Riguardo all’articolo “Scie chimiche, un problema reale?” sull’edizione online de La Nazione a seguito del sit-in effettuato da parte di alcuni attivisti del Comitato “Scie chimiche” presso la sede dell’Agenzia, si precisa che a seguito della presentazione all’Agenzia di una serie di segnalazioni, richieste di informazioni e chiarimenti provenienti da cittadini o altri Enti legate al fenomeno delle cosiddette “scie chimiche”, ARPAT ha effettuato a suo tempo un approfondimento sulla questione, pervenendo alla redazione uno specifico rapporto tecnico, reso disponibile da tempo sul sito dell’Agenzia all’indirizzo http://www.arpat.toscana.it/notizie/notizie-brevi/2011/note-sul-fenomeno-delle-scie-di-condensazione.

Il comitato pone il problema partendo dal presupposto che le scie visibili nel cielo non possono essere scie di condensazione. L'Agenzia ha già fornito una analisi molto approfondita e scientificamente documentata che evidenzia che non ci sono ragioni scientifiche per sostenere questa tesi. Al contrario i fenomeni “sospetti” sono perfettamente inquadrabili nell'ambito della teoria della formazione della scie di condensazione.
 

Tuttavia sulla base delle sue convinzioni il comitato afferma che tali scie sono prodotte dalla deliberata irrorazione di sostanze velenose e contesta la riluttanza dell'Agenzia a fornire prove analitiche della innocuità di tali emanazioni. Allo stesso modo rifiuta come pregiudiziali ogni valutazione sulla verosimiglianza della loro ipotesi.
 

Per i motivi di seguito illustrati riteniamo che l'Agenzia abbia già esaurito gli approfondimenti necessari e pertinenti ai suoi compiti istituzionali.
 

La tesi dell'attacco chimico non si inquadra tra i fenomeni di inquinamento, di cui si occupa ARPAT, ma rientrerebbe eventualmente tra le azioni di guerra (chimica) o di terrorismo. Fronteggiare tali aggressioni ed i rischi conseguenti sarebbe compito delle forze armate e di quelle di polizia. Il Ministero della Difesa, come documentato anche nella nostra relazione, è già stato coinvolto nel problema in sede parlamentare, ed ha escluso pericoli di questo tipo. Ci permettiamo di ribadire che, qualora una simile minaccia fosse messa in atto, cercare di svelarla partendo dalle analisi della contaminazione prodotta anziché innanzitutto chiedendo conto dei numerosissimi movimenti aerei prodotti a questo scopo, sarebbe senza senso.
 

In ogni caso l'Agenzia conduce le attività di analisi nell'ambito dei controlli e dei monitoraggi previste dalle norme e inseriti nel programma annuale di lavoro approvato dalla Regione Toscana. Tale programma punta doverosamente ad un utilizzo ottimale e mirato delle risorse disponibili e non risponde od ogni possibile domanda di analisi. Pertanto l’Agenzia non intende proporre nessun programma analitico destinato a questo scopo, che impiegherebbe in maniera inefficiente risorse oggi impiegate su rischi per l’ambiente più concreti e consistenti.
 

Tuttavia analisi di contaminati in suolo ed acque superficiali in conseguenza della ordinaria pianificazione sono svolte dall'Agenzia per diversi motivi e ulteriori risultati sono raccolti nella documentazione che privati presentano a corredo di richieste di autorizzazione. Dall'esame di questi risultati di analisi non è mai emersa nessuna indicazione di una diffusa e crescente contaminazione, come ci si dovrebbe attendere nell'ipotesi di protratte irrorazioni diffuse ad alta quota. Ad esempio, sono frequenti anche analisi di Bario, segnalato dal comitato come un inquinante prodotto dalle “scie chimiche”.

 

Il Bario è un elemento largamente diffuso nella crosta terrestre (concentrazione media 430 mg/kg); in natura è presente come barite (BaSO4 ) e whiterite (BaCO3 ), quindi è normale ritrovarlo a concentrazioni anche molto diverse da posto a posto e anche nelle acque.

ARPAT esegue regolarmente analisi di bario, soprattutto nelle acque superficiali destinate al consumo umano perché il D. Lgs. 152/2006 prevede classi di qualità diversificate in funzione della concentrazione (0,1-1,0 mg/L). Negli ultimi anni i valori medi di bario nelle acque superficiali della Toscana sono stati dell'ordine di 0,1 mg/L.

In conclusione riteniamo che la questione posta sia stata già ampiamente chiarita e che le reiterate richieste ad ARPAT siano pretestuose ed immotivate.
 

Ogni ulteriore azione che a questo proposito cerchi di diffondere la convinzione che ARPAT stia mancando al suo mandato istituzionale sarà conseguentemente trattata come denigratoria e lesiva dell'immagine dell'Agenzia, anche in via legale.

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