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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Martedì 17 marzo 2020

Italiani e sensibilità ambientale


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Cosa siamo disposti a fare per ridurre i consumi e i comportamenti dannosi per l’ambiente?

Per affrontare i problemi ambientali che affliggono i nostri territori, una delle sfide più importanti riguarda i nostri stili di vita, consumi e in generale le abitudini, che non risultano più compatibili con le risorse limitate del pianeta.

Due istituti di ricerca, Eurispes e Eumetra MR, hanno a questo proposito condotto indagini per conoscere l’atteggiamento e la percezione degli italiani nei confronti della sostenibilità ambientale, con un focus specifico sui cambiamenti climatici nel primo caso e sulla qualità dell’aria nel secondo.

Eurispes ha indagato:

  • i temi ambientali avvertiti come più urgenti e la preoccupazione nei confronti dei cambiamenti climatici;
  • i comportamenti che gli intervistati sono disposti ad attuare per diminuire i consumi.

Il 26,6% degli italiani vede nel riscaldamento del pianeta il problema più urgente da risolvere, seguito dalla gestione dei rifiuti (20,7%), dall’inquinamento atmosferico (16,4%), dal dissesto idrogeologico (11,3%) e dal problema energetico (11,2%).

Questa classifica suggerisce una crescente consapevolezza ed un maggior accesso alle informazioni in materia ambientale: un argomento infatti fino a qualche tempo fa avvertito come distante è ora percepito molto più stringente.

I giovani tra i 18 e i 24 anni sono quelli che giudicano più urgente il problema del riscaldamento globale (34,3%) rispetto ad altre problematiche ambientali, più del doppio rispetto agli over 65 (16,1%). Il problema della gestione dei rifiuti è più sentito dai 35-44enni (25,2%), mentre gli over 65 risultano più attenti alle fonti rinnovabili e al dissesto idrogeologico (13,5). L’inquinamento atmosferico è un problema urgente per il 21% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni, mentre la percentuale più bassa si registra per gli intervistati tra i 45 e i 64 anni (14,7%). I 25-34enni sono coloro che più considerano poco gravi i problemi ambientali (6,8%) seguiti dagli over 65 (6,4%), 45-64enni (5,8%), 35-44enni (3,8) e in ultimo i più giovani (2,9%).

L’accesso ad un’informazione di qualità, spesso determinato dal titolo di studio, non è strettamente correlato ad una maggiore consapevolezza dei problemi ambientali: sono infatti i meno istruiti a riportare il dato più basso di disinteresse verso la tematica ambientale (4,8%), seguiti dai laureati (4,9%), dai diplomati (5,4%) e infine da chi ha la licenza media (6,3%).

Quasi 8 italiani su 10 si dichiara preoccupato rispetto alle notizie che riguardano i cambiamenti climatici. Gli intervistati più preoccupati hanno tra i 18 e i 24 anni: questo dato non stupisce se si pensa al ruolo che i ragazzi di questa fascia di età hanno giocato nell’anno appena trascorso.

Una preoccupazione maggiore si registra tra le donne, che si dichiarano molto preoccupate per i cambiamenti climatici per il 37,6%, rispetto al 32,7% degli uomini.

Al campione è stato poi chiesto di esprimersi sul fatto che ciascuno di noi dovrebbe ridurre i consumi quotidiani per limitare il riscaldamento globale; queste le risposte:

  1. 5,4% “È stupido, non serve a niente”
  2. 9,7% “Sono poco disposto a cambiare le mie abitudini”
  3. 34,7% “È un comportamento giusto che sono disposto a mettere in pratica”
  4. 17% “È un problema troppo grande, io posso fare ben poco”
  5. 33,2% “È una cosa che può servire se lo facciamo in tanti tutti i giorni”

L’atteggiamento più ambientalista (opzione 3) è più evidente nella fascia dei più giovani (41%), per scendere sotto il 35% tra gli over 45.

Ma quali accorgimenti pratici gli intervistati sono disposti a mettere in atto per ridurre i consumi e il loro impatto sull’ambiente?

L’azione che ha ricevuto più consensi è l’utilizzo di lampadine a basso consumo (79,4%), seguita dall’acquisto di prodotti privi di imballaggio in plastica (74,4%) e una riduzione nell’utilizzo dell’auto privata (72,2%). Anche l’uso moderato dei condizionatori d’estate raggiunge il 71% dei consensi, insieme a un consumo ridotto di acqua mentre ci si lava (70,1%). L’accorgimento meno apprezzato, invece, riguarda la possibilità di rinunciare il più possibile ai viaggi in aereo (59,7%), insieme all’acquisto di pannelli fotovoltaici per la propria casa (63,2%).

Eumetra MR ha curato due indagini sull’atteggiamento e sulla percezione degli italiani nei confronti della sostenibilità ambientale, con un particolare focus sulla qualità dell’aria: “L’atteggiamento Green degli italiani” e “La sensibilità e la preoccupazione sul tema ambiente”.

Il 95% del campione indagato si dichiara sensibile alle tematiche ambientali e il 41% degli intervistati considera molto o abbastanza “cattiva” la qualità dell’aria nel luogo di residenza. Il giudizio negativo è maggiormente condiviso tra i giovani (18-24 anni), in particolare quelli con un più elevato grado di istruzione. Il tema suscita una forte attenzione da parte del pubblico, come dimostrato dalla percentuale (83%) di coloro che seguono con interesse le notizie sui valori di inquinamento registrati.

Oltre i due terzi del campione afferma che un ruolo più attivo da parte delle imprese sarebbe importante e auspicabile per affrontare il problema.

L’indagine “L’atteggiamento Green degli italiani” mette in rilievo un significativo divario tra il livello di attenzione dichiarata verso il tema della sostenibilità ambientale e i comportamenti realmente assunti dagli individui e dalle famiglie.

Quattro le categorie che emergono all’interno del campione: No Green, Ordinary Green, Careful Green e Green Home & Careful Green. Solo l’8% si colloca nella categoria più virtuosa e coerente (Green Home & Careful Green). La percentuale più elevata fa parte del gruppo Careful Green, che ha un’inclinazione superiore alla media verso l’uso dei mezzi pubblici e il risparmio dell’acqua, un’attenzione particolare all’utilizzo limitato della plastica usa e getta e una propensione all’acquisto di prodotti e servizi che rispettano l’ambiente. Segue di poco la categoria Ordinary Green che adotta comportamenti più comuni, come la raccolta differenziata e l’attenzione ai consumi energetici e del riscaldamento, ma non si impegna nell’acquisto di prodotti o servizi meno impattanti.

Il 17% del campione appartiene invece al gruppo No Green, che non mostra interesse verso i temi della sostenibilità né disponibilità a considerare un cambio di atteggiamento e ad assumere comportamenti volti alla salvaguardia dell’ambiente.

Tenere sotto controllo la temperatura e non sprecare acqua sembrano essere comportamenti piuttosto diffusi tra i quattro gruppi.

Praticamente tutti dichiarano di fare la raccolta differenziata dei rifiuti, elevata la percentuale di chi afferma di smaltire correttamente anche gli elettrodomestici, sia piccoli che grandi.

L’utilizzo della plastica usa e getta registra invece una differenza di oltre 20 punti tra i meno virtuosi No Green (72%) e i più attenti Green Home & Careful Green (93%).

Per quanto riguarda invece la mobilità, la percentuale degli intervistati che afferma di spostarsi abitualmente con i mezzi pubblici, in bicicletta o a piedi è la più bassa in assoluto rispetto alle aree analizzate dal sondaggio per tutte e quattro le categorie.

L’indagine evidenzia infine la maggiore propensione degli intervistati all’acquisto di prodotti forniti da aziende considerate responsabili e attente alla sostenibilità sociale e ambientale, soprattutto da parte dei consumatori più virtuosi.


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