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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Martedì 13 Agosto 2019

Quali sono i fiumi che trasportano più plastica nei mari?


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Una parte sostanziale dei detriti di plastica presenti in mare proviene dall'entroterra, i fiumi costituiscono le principali vie di trasporto

L'estate 2019 è all'insegna della lotta alle plastiche usa e getta che inquinano i mari, ma come finisce tutta questa plastica in mare?

Secondo l'Unep, circa l'80% della plastica che si trova nei mari è il risultato di una scarsa o insufficiente gestione dei rifiuti a terra, dovuta in particolare ad una limitata capacità di riusare e/o riciclare i materiali plastici.

Naturalmente il problema non riguarda un solo paese o un continente, ma l'intero pianeta.

L'Unep individua tra le principali cause:

  • le discariche illegali di rifiuti domestici e industriali e quelle legali mal gestite
  • lo scarso trattamento delle acque reflue e gli sversamenti di acque reflue
  • le cattive abitudini da parte delle persone che utilizzano le spiagge a fini ricreativi o per pesca sportiva
  • l'attività industriale, in particolare le industrie con processi che coinvolgono materiali plastici 
  • i trasporti
  • le attività legate alla pesca
  • i contenitori per i rifiuti non adeguatamente coperti e le strutture per il contenimento dei rifiuti non chiuse ermeticamente
  • i rifiuti abbandonati al suolo che gli agenti atmosferi (pioggia o neve o vento) trasportano nei corsi d'acqua.

Le Nazioni Unite puntano molto sulla prevenzione e sulla corretta gestione dei rifiuti per risolvere, o almeno limitare fortemente il problema, che ormai è ampiamente conosciuto e motivo di crescente preoccupazione ecologica a causa della persistenza chimica delle materie plastiche e della loro frammentazione meccanica, che le riduce in microplastiche in grado di essere ingerite da piccoli organismi come lo zooplancton, entrando nella catena alimentare.

Uno studio inglese pubblicato nel giugno del 2017 ha stimato che i rifiuti plastici, che giungono in mare attraverso i fiumi, siano tra gli 1,15 e i 2,41 milioni di tonnellate. Le stime sono il risultato di una combinazione di informazioni geospaziali, di densità della popolazione, di gestione dei rifiuti,  topografiche, idrografiche e relative alla posizione delle dighe.

Il modello evidenzia che la presenza di plastiche nei fiumi dipende dal drenaggio dei detriti dalle sponde del fiume e dalle insenature che conducono ai principali corsi d'acqua e risulta variabile in base alla stagione, sicuramente maggiore nel periodo che va da maggio a ottobre.

quadro fiumi che inquinano a livello mondialeI ricercatori stimano che ben due terzi (67%) dell'intero inquinamento marino  è dovuto a 20 corsi d'acqua, che si trovano quasi tutti in Asia; questi coprono il 2,2% della superficie continentale e rappresentano il 21% della popolazione mondiale. Inoltre, i 122 fiumi più inquinanti (4% della superficie totale di massa terrestre e 36% della popolazione mondiale) hanno contribuito per oltre il 90% degli apporti plastici con 103 fiumi situati in Asia, otto in Africa, otto in America centrale e meridionale e uno in Europa.

Moltissimi i rifiuti plastici, che provengono dai fiumi asiatici, principalmente a causa del rapido sviluppo economico manifestatosi in Asia negli ultimi anni, spesso non accompagnato da una gestione efficiente dei rifiuti prodotti, soprattutto nelle aree meno urbanizzate.

Per quanto riguarda la stagionalità, la ricerca ha evidenziato che le variazioni relative degli input mensili del subcontinente asiatico non appaiono così pronunciate come per gli altri continenti. Ciò è dovuto ad un sostanziale equilibrio tra gli input che provengono dall'Asia orientale e dal subcontinente indiano durante l'estate dell'emisfero settentrionale e i contributi dal Sud-est asiatico durante l'estate dell'emisfero meridionale.

Per le altre parti del mondo, il modello ha mostrato due distinti picchi per i rifiuti plastici fluviali: uno che si verifica tra giugno e ottobre per i fiumi dell'Africa, del Nord e dell'America centrale e uno che si verifica da novembre a maggio per i fiumi europei, sudamericani e Australia-Pacifico.

rifiuti in mareSecondo un altro studio, più recente, datato ottobre 2017 e realizzato da alcuni ricercatori tedeschi, sarebbero 10 i fiumi più importanti per il trasporto in mare di rifiuti plastici, responsabili del 90% circa della spazzatura di plastica presente nei mari.

Lo studio in questione è basato sull'analisi di campioni di plastica e sull'elaborazione di dati acquisiti da ricerche precedenti, in particolare la ricerca si concentra sull'analisi di una raccolta globale di informazioni sui detriti di varie dimensioni presenti nella colonna d'acqua, sia frammenti microplastici (particelle <5 mm) che macroplastici (particelle >5 mm), combinata con informazioni inerenti il sistema di gestione dei rifiuti nelle zone interessate.

Entrambi gli studi, seppur con differenze, indicano il fiume Yangtze, in Cina, come il maggior "trasportatore" di rifiuti. L'Indonesia, invece, è risultata uno dei principali contribuenti del continente asiatico, con quattro fiumi giavanesi che destano particolare preoccupazione, si tratta dei fiumi Brantas, Solo, Serayu e Progo, che trasportano rispettivamente 38.900 (range 32.300-63.700), 32.500 (range 26.500-54.100), 17.100 (range 13.300-29.900) e 12.800 (range 9.800-22.900) tonnellate di plastica all'anno.

Per quanto riguarda invece i corsi d'acqua europei, non sono molti gli studi realizzati, ma quelli esistenti evidenziano che il Danubio, ogni anno, trasporta nel Mar Nero da 530 a 1500 tonnellate di plastica, mentre attraverso il fiume Reno finiscono, ogni anno, nel Mare del Nord da 20 a 21 tonnellate di plastiche.

rifiuti nel fiumePer quanto riguarda, infine, l'Italia, i dati che si possono reperire riguardano principalmente il fiume Po, oggetto dell'iniziativa "Il Po d'AMare", realizzata grazie alla sinergia di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Corepla (il consorzio per il riciclo della plastica) e Castalia (consorzio di aziende per la tutela del mare), col coordinamento dell'Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po e con il patrocinio del Comune di Ferrara e dell'AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po).

La barriera anti-marine litter è stata realizzata nel tratto del fiume Po in località Pontelagoscuro, nel Comune di Ferrara, a 40 km dalla foce, così da consentire una stima dei rifiuti presenti lungo quasi l'intero corso del fiume. Piccole barche "Sea hunter" hanno raccolto i rifiuti, in prevalenza plastica, materiali legnosi e canne, portandoli a riva. Da qui, i rifiuti sono stati trasportati presso l'impianto Transeco a Zevio (Verona), a circa 75 km di distanza, dove sono stati sottoposti ad una prima selezione, suddividendoli in plastica da riciclare e frazione non riciclabile. I primi sono stati inviati al centro di selezione del consorzio Corepla, a Legnago (Verona), per le operazioni di riciclo.

Approfondisci anche leggendo i rapporti Unep

"Marine litter: a global challenge"

"Legal limits on single-use. Plastics and microplastics.


Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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Azioni sul documento

Plastica nei canali,fossi,fiumi.

Inviato da Utente anonimo il 13/08/2019 16:00

Ho scritto al sindaco di Pisa per sensibilizzare il problema i canali, fossi, fiumi sono pieni di plastica anche vicino al parco di San Rossore.

Gent.mo Sindaco, le scrivo sperando sia possibile trovare una soluzione pensando al bene del nostro territorio e non solo. L’argomento riguarda l’inquinamento la plastica il mare i fiumi. Parto dal problema della plastica nei nostri mari, purtroppo nessuno pensa che una buona parte viene portata dai nostri fiumi e corsi d’acqua. Riguardo a questo credo che il problema sia molto complesso per il fatto che nessun ente ha una responsabilità ben specifica sui canali e fossi del nostro territorio. Quando viene fatta la manutenzione dei fossi e dei canali viene spesso tagliata e frammentata la plastica insieme al verde e lasciato tutto lì come se si decomponesse come l’erba, invece si creano coriandoli di plastica, in altri casi lo sporco tolto dal canale viene appoggiato sul ciglio del fosso come se scomparisse da solo. Ho avuto modo di segnalare questi problemi ai vari uffici preposti, mi sono reso conto che forse c’è un po’ di confusione nel gestire responsabilità e impegni. Penso che il primo problema sia legato alle diverse responsabilità dei confini di un canale/fosso mi sembra di aver capito che il fosso e demanio il ciglio del fosso è della provincia e la strada dopo il ciglio è comunale... magari non ho capito bene... però il problema di avere canali pieni di sporcizia e cigli dei fossi pieni di sporco ammucchiato nel tempo rimane. Chiaramente tutto questo poi finisce in mare... Se necessario posso inviarvi delle immagini eloquenti. I canali sono tutti interessati da questo problema anzi forse si è accentuato dopo la raccolta differenziata perché spesso chi non rispetta l’ambiente butta sacchi della spazzatura nei canali. In conclusione vi chiedo se possibile di organizzare/sensibilizzare la pulizia dei fossi e cigli della strada ne più ne meno di come è organizzata la pulizia delle strade. La plastica potrebbe essere aspirata e la spazzatura più grossa rimossa e asportata come succede normalmente in una strada urbana. Vi ringrazio molto e spero vivamente in una risoluzione del problema. Potrebbe essere un fiore all’occhiello per una nuova giunta comunale e magari esportare questa peculiarità in altre città visto che il problema inquinamento ( plastica nei mari ) è un problema di tutti.

Cordiali saluti.

plastica nelle acque

Inviato da Utente anonimo il 06/09/2019 20:14

a mio avviso ci sarebbe un sistema molto semplice per ridurre l'abbandono nelle acque e la riduzione dei rifiuti indifferenziati. Attualmente il cittadino paga una tassa sui rifiuti in base alla superficie dei locali di proprietà, e non in base ai rifiuti realmente prodotti. A mio avviso per incentivare la raccolta differenziata in genere e quindi la riduzione dei rifiuti, sarebbe sufficiente proporzionare le tasse in base alla quantità di materiali di rifiuto prodotti realmente. Ricordiamoci che una buona raccolta differenziata può ridurre quasi a zero i rifiuti indifferenziati. Inoltre, i vigili urbani, potrebbero una tantum verificare i materiali scaricati nei cassonetti, tralasciando qualche divieto di sosta. Grazie, Distinti saluti Carlo Maestri

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