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Giovedì 07 Marzo 2019

Le Commissioni Pari Opportunità sono ancora necessarie?


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La Commisione Pari Opportunità della Toscana ha promosso un seminario di studio ed approfondimento "Il Forum dei CPO della Toscana" sulla parità di genere nella società, nelle istituzioni e nei luoghi di lavoro della Regione

Le Commissioni Pari Opportunità sono ancora necessarie?

Forun dei CPO della Toscana

La Commisione Pari Opportunità della Toscana ha promosso un seminario di studio ed approfondimento "Il Forum dei CPO della Toscana" sulla parità di genere nella società, nelle istituzioni e nei luoghi di lavoro della Regione.

Il CUG di ARPAT ha partecipato al seminario, che è stato un'occasione di incontro con tutti quegli organismi, istituzioni ed associazioni, ordini professionali che promuovono politiche di genere volte al superamento delle discriminazioni uomo/donna che ancora oggi caratterizzano la nostra società e quindi a promuovere la piena partecipazione delle donne nel mondo del lavoro, nelle istituzioni e nei media.Logo  CUG ARPAT

La Consigliera di Parità Regione Toscana, Grazia Maestrelli, ha denunciato come anche in Toscana in molti territori le Commissioni Istituzionali per le Pari Opportunità siano assenti o depotenziate perchè molti amministratori ed anche amministratrici ritengono ormai raggiunta la parità di genere in Italia, anche se tutto intorno a noi ci dice che in Italia le donne sono ancora discriminate, oggetto di violenza, abusate, molestate, che la parità occupazionale è ancora lontana e che le donne continuano ad essere tenute fuori dai luoghi dove si esercita il potere e si decide il destino di tutti/e.

Serenella Molendini, Vice Consigliera Nazionale di Parità, nella sua relazione "Le Pari Opportunità oggi nel mondo del lavoro”, ha reso noti i risultati dell'ultima strategia messa in atto dall'Europa per la parità di genere 2016-2019, tra gli obiettivi dell'Agenda 20-20 per l'Europa.

La strategia per la parità tra uomini e donne 2010-2015 della Commissione individua 5 settori di intervento prioritari:

  • pari indipendenza economica per donne e uomini
  • pari retribuzione per lavori di pari valore
  • parità nel processo decisionale
  • dignità, integrità e fine della violenza nei confronti delle donne
  • parità tra donne e uomini nelle azioni esterne

IMMAGINE ASPETTI POLITICHE DI GENEREI dati riportati, in particolare sull'occupazione e sulle disparità di genere nei luoghi del lavoro, non sono stati confortanti: nel 2017 l'Italia si colloca al 14° posto nella graduatoria sull'occupazione con il 62,1% di occupati, lontana dall'obiettivo Agenda 20-20 del 80%. A fianco immagine tratta dalla relazione "La parità di genere in Europa. A che punto siamo?".

Le donne occupate in Italia risultano essere il 20% in meno degli uomini. Le donne sono penalizzate nell'ingresso del mondo del lavoro perché in Italia la divisione dei ruoli di genere all’interno della coppia è ancora prevalentemente patriarcale e la cura dei figli e dell’ambiente domestico ricade soprattutto sulle donne.

I salari delle donne sono inferiori a parità di mansioni in Europa se oltre alla busta paga si considerano anche il lavoro straordinario ed i benefit a cui le donne rinunciano a causa della rigidità del mercato del lavoro in termini di orari e spazi. Le madri occupate che hanno figli sopra i 6 anni sono quelle che incontrano maggiori difficoltà per conciliare i tempi di vita e di lavoro, così ché i lavori a tempo determinato ed i part time (33%), nella maggior parte dei casi apparentemente volontari, sono ad appannaggio soprattutto delle donne.

Le donne hanno hanno minori possibilità di carriera ed hanno di conseguenza un gap pensionistico che si attesta al 39% in meno rispetto agli uomini.

smart workingLe donne vogliono lavorare ma nello stesso tempo vogliono anche poter fare figli ed infatti l'occupazione femminile cresce ed è più alta in quegli stati europei, come in Francia, in Germania, nel Nord Europa, che hanno investito nel favorire l'ingresso delle donne nel lavoro incentivando le nascite ed i servizi di welfare ad esse connessi, riconoscendo il congedo di maternità lungo ed il congedo di paternità per esempio e prevedendo nuove forme di organizzazione del lavoro flessibile, come lo smart-working. Si fanno più figli dove le donne lavorano di più.

La politica italiana dei voucher e dei bonus non ha dato certezze e l'Italia infatti è agli ultimi posti tra gli stati Europei relativamente all'occupazione femminile e con un tasso di denatalità molto alto.

Per quanto riguarda l'ambito dell'Istruzione, i dati del rapporto 2017 sugli obiettivi dell'Agenda 20 mostra come le donne in Italia siano predominanti rispetto agli uomini per numero tra le persone diplomate e laureate, il 34,1% delle donne di 30-40 anni contro il 19,8% dei coetanei uomini su un totale del 26,9%.

Nonostante questo, anche in questo settore, difficilmente fanno carriera anche perché sono assenti dalle facoltà scientifiche che rimangono appannaggio degli uomini, considerati più "portati" in tali materie. STEMSecondo uno studio condotto in 14 paesi, la probabilità per le studentesse di laurearsi con una laurea, master e dottorato in discipline scientifiche, sono rispettivamente del 18%, 8% e 2%, mentre le percentuali degli studenti di sesso maschile sono 37%, 18% e 6%.

Alla Presidente della CPO della Toscana, Rosanna Pugnalini è stato lasciato il compito di relazionare sulla parità in merito alla presenza delle donne nei luoghi decisionali in Italia, dove nonostante le donne siano il 51% del paese non sono sufficientemente rappresentate nelle istituzioni: le donne presenti nel nostro Parlamento sono pari al 27-28%; nei Consigli regionali abbiamo solo il 18% di donne contro l'82% di consiglieri uomini; la media dei comuni governati da donne è poco sopra l’11% dopo l'ultima tornata elettorale del 2017.

In Toscana la situazione è leggermente migliore che nel resto d'italia, a parte l'Emilia Romagna. In Consiglio regionale siedono 13 donne su 41 consiglieri (32,7%), nella giunta regionale le donne e gli uomini sono in parità (50%) e nei 276 comuni della regione solo 47 sono governati da sindache (17%).

La RT da sempre è impegnata contro le disparità di genere ed è intervenuta a livello legisltivo a sostegno della parità. Con la legge regionale sulla cittadinanza di genere si è impegnata a costruire un coerente sistema di azioni specificatamente volte alla conciliazione tra tempi di vita e di lavoro ed a realizzare iniziative a carattere innovativo, valorizzando le esigenze che emergono dal territorio e il ruolo propositivo e progettuale delle associazioni e formazioni sociali che intervengono nello specifico ambito della parità di genere, da tempo utilmente operanti nella nostra Regione.

Numerose iniziative sono state portate avanti dalla Commissione, in particolare contro la violenza sulle donne che rappresenta lo specchio della nostra società. La violenza di genere è ancora molto diffusa in ambito Europeo e può assumere diverse forme: una donna su tre è stata vittima di violenza fisica o sessuale, il 5% è stata vittima di stupri dall’età di 15 anni e il 20% ha subito molestie online. Tali violenze hanno luogo ovunque - a casa, sul lavoro, a scuola, per strada o su Internet - indipendentemente dal contesto sociale. Ad esempio, la violenza di genere e gli stereotipi negativi nello sport sono diffusi e arrecano danni alle vittime, non solo sotto il profilo della salute e del benessere, ma anche della vita professionale, danneggiandole a livello di indipendenza finanziaria e a livello economico in genere.

Le radici della violenza vanno ricercate nella cultura che, in Italia, rimane ancora fondamentalmente patriarcale. Pubblicità e media hanno grosse responsabilità nel rilanciare stereotipi che tendono a penalizzare la donna, a renderla oggetto. Per questo è necessaria una lettura critica del linguaggio nelle istituzioni, nei media, nei luoghi di lavoro e soprattutto nelle scuole dove ancora oggi i libri di testo sono infarciti di stereotipi di genere e la promozione di sinergie con tutti questi soggetti.

Con queste finalità la CPO della Regione Toscana ha stipulato accordi con i giornalisti, con le scuole (Accordo con il MIUR), con il Forum dei CPO ToscanaConsiglio e la Giunta regionalele, con le CPO locali per promuvere azioni coordinate, finalizzate a promuovere l'uguaglianza tra uomini e donne.

Il Presidente del Consiglio Regionale, Eugenio Giani, intervenuto al seminario per portare il saluto della Regione Toscana ed a testimonianza del riconoscimento del ruolo importante della CPO in Regione, si è detto d'accordo con la dott.ssa Pugnalini: nonostante i traguardi raggiunti negli ultimi anni gra­zie all’intenso lavoro effettuato a livello locale, nazionale ed europeo, la parità di ge­nere resta ancora un traguardo da raggiungere e per questo il ruolo delle Commissioni, quali organismi istiuzionali, devono essere potenziati sia a livello nazionale che locale, perché ancora oggi le discriminazioni uomo-donna in Italia sono molto forti. Ha suggerito di interrogarsi sul futuro e per es. se non sia il caso di riproporre il tema sulle quote rosa nei vari ambiti di competenza. Grazie alla legge 120/2011 Golfo Mosca sulle quote rosa, le donne ai vertici delle imprese italiane superano nel 2018 per la prima volta la quota di un terzo nei consigli di amministrazione. La legge cessa la sua efficacia nel 2022 avendo previsto la sua validità temporale in 10 anni per raggiungere l'obiettivo: in questo caso la legge sulle quote di genere ha migliorato la situazione.

Donne, grammatica e mediaNel dibattitto conclusivo tra le presenti, la dott.ssa Cecilia Robustelli, linguista, scrittrice ed accademica italiana,  intervenuta come Presidente della Commissione Pari Opportunità dell'Unione Valdera, si è detta molto preoccupata che alcuni traguardi raggiunti, come quello del riconoscimento di adottare il linguaggio di genere nelle istituzioni (Linee Guida Nazionali), sia ancora disatteso da molte amministrazioni e non ritenuto fondamentale anche da molte donne. Le donne devono essere unite sulle battaglie di civiltà e rivendicare il loro diritto di esistere e di essere rappresentate nella società. Il problema è culturale.

Tutte le partecipanti al seminario hanno convenuto che le CPO siano ancora molto importanti e necesserie per sviluppare politiche di genere maggiormente incisive ed omogenee e che occorra quindi investire sul rafforzamento del ruolo del Coordinamento nazionale delle “commissioni regionali e delle provincie autonome” per le pari opportunità e, a livello locale, creare sinergie con gli altri organismi che promuovono le pari opportunità nei territori: le Consigliere di Parità, i Consiglii regionali, Provinciali, Comunali, i CUG delle pubbliche amministrazioni costituiti nei luoghi di lavoro contro ogni forma di discriminazione dei lavoratori e delle lavoratrici e tutte quelle associazioni e formazioni che intervengono nell'ambito specifico della parità di genere.


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