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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Giovedì 31 Gennaio 2019

Istituto Toniolo: giovani e ambiente


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Intervista al coordinatore scientifico del "Rapporto giovani", professore Rosina dell'Istituto Toniolo

Alessandro Rosina è professore ordinario di Demografia e Statistica sociale all'Università Cattolica di Milano, dove dirige il “Dipartimento di Scienze statistiche” e il “Center for Applied Statistics in Business and Economics". È coordinatore scientifico del “Rapporto giovani” dell’Istituto Toniolo. Ha svolto il ruolo di esperto in Commissioni ministeriali, Tavoli di lavoro Istat e Programmi della Commissione europea. È attualmente presidente dell’associazione InnovarexIncludere. È inoltre editorialista de La Repubblica, membro della redazione di ItalianiEuropei e di Neodemos. Tra i suoi libri: “Non è un paese per giovani” (con E. Ambrosi; Marsilio, 2009), “L’Italia che non cresce. Gli alibi di un paese immobile” (Laterza, 2013), “Il futuro non invecchia” (Vita e Pensiero, 2018). 


Come nasce l'indagine dell'Istituto Toniolo ?

L’Osservatorio giovani dell’istituto Toniolo ha messo in campo a partire dal 2012 un impianto continuo di rilevazione che ha al centro un’indagine annuale condotta in collaborazione con Ipsos su un panel di giovani mirata allo studio di valori, atteggiamenti, percorsi di vita, affiancata da indagini di approfondimento durante l’anno su varie tematiche. Si tratta del più ampio e approfondito sistema di rilevazione sulle nuove generazioni in Italia. I risultati principali vengono pubblicati tramite ebook sul portale (www.rapportogiovani.it) e in una pubblicazione annuale edita da Il Mulino.

Quale caratteristiche ha il campione esaminato? quanti sono nel complesso,  quale genere,  età, provenienza geografica e il titolo di studio?

L’indagine di approfondimento su giovani, ambiente e sviluppo sostenibile è stata condotta su un campione rappresentativo di 2.003 residenti sul territorio italiano nati dal 1982 al 1997 stratificato per quote di genere, età, livello di scolarità, condizione lavorativa per area geografica di residenza. Le interviste sono state realizzate a fine settembre 2018.

Le risposte mettono in evidenza sensibilità ambientale diversa rispetto al genere, oppure è la provenienza geografica o il titolo di studio a determinare qualche differenza?, se è stata rilevata una differenza!

La sensibilità verso l’ambiente è più alta tra le ragazze ma è aumentata maggiormente per i ragazzi negli ultimi anni. Su questo aspetto non si riscontrano differenze particolarmente rilevanti per provenienza geografica. Il titolo di studio è invece fortemente legato alle informazioni sul tema, che ha anche ricadute non tanto sulla sensibilità ma sull’impegno a migliorare i comportamenti individuali e collettivi. In particolare circa il 70% dei laureati è informato sullo sviluppo sostenibile, contro poco più del 40% di chi ha titolo di studio basso.

Quali sono le conclusioni a cui è giunta l'indagine? Ci sono temi ambientali che stanno maggiormente a cuore ai giovani?

Dai dati dell’indagine l’interesse sul tema dell’ambiente emerge in modo molto forte. Nella nostra esperienza è difficile trovare un argomento che trovi così ampio e trasversale riconoscimento dell’importanza di impegnarsi in prima persona, al di là di quanto dovrebbero fare le istituzioni. Si dichiara sensibile e attenta la grande maggioranza degli intervistati. I disinteressati e i tiepidi arrivano a malapena al 15%. La consapevolezza dell’importanza del tema trova riscontro nella disponibilità ad un impegno concreto anche nelle attività quotidiane. Le nuove generazioni sembrano aver bene introiettato il fatto che la qualità del futuro del pianeta dipende dalla responsabilità di ciascuno di noi, non solo dall’operato dei governi. Più specificamente l’80% si dice disposto a cambiare le proprie abitudini per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici, mentre circa il 70% cerca di scegliere prodotti di aziende impegnate nella salvaguardia dell’ambiente.

Leggendo alcune risposte presenti nelle schede dell'indagine emerge che i giovani si dichiarano attenti all'ambiente ma poi confessano di non informarsi con regolarità sulle tematiche ambientali, nella maggior parte dei casi non svolgono attività di volontariato ambientalista e conoscono poco il significato di sviluppo sostenibile. Tutto questo fa emergere delle contraddizioni. In tal senso quale risulta essere la sua percezione?

Da un lato emerge forte la convinzione che bisognerebbe poter fare molto di più per la salvaguardia del patrimonio naturale del pianeta. Oltre la metà degli intervistati (51,5 %) ritiene che l’attenzione nel dibattito pubblico su questo tema sia scarsa e comunque più bassa rispetto ad altri paesi europei. D’altro lato è anche vero che i giovani italiani si informano poco e non vanno molto al di là dell’attenzione a rendere più virtuosi i propri comportamenti quotidiani. Meno di uno su quattro si tiene informato in modo sistematico e non solo occasionale, facendo riferimento a fonti di informazioni specifiche sull’argomento. Chi sa molto bene cos’è lo sviluppo sostenibile è poco più del 10%. Infine, oltre l’80 percento non è coinvolto nel volontariato e nelle associazioni oggi attivamente impegnate su questi fronti.

Cosa bisognerebbe fare in concreto per sviluppare una sensibilità ambientale, in particolare cosa potrebbe fare un'agenzia ambientale come la nostra per supportare, implementare quest'attitudine green delle giovani generazioni?

Il tema dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile (assieme alla sensibilità per la giustizia sociale), si conferma avere sui giovani un grande potenziale di mobilitazione e sviluppo di cittadinanza attiva e consapevole, ma sembra ancora fortemente sottoutilizzato. Eppure potrebbe essere una delle chiavi principali per un loro ruolo attivo (e politico in senso lato) nel ripensare il futuro collettivo. Quello che è necessario fare è: aumentare la diffusione dell’informazione su questi temi, usare a tal fine i canali più familiari ai giovani, renderli parte attiva di discussione su questi temi, sperimentare modalità di impegno legato a laboratori di innovazione sociale, ma anche formare e offrire esperienze concrete che aiutino a capire come funziona l’economia circolare e le opportunità della green economy. Non si tratta solo di difendere il pianeta, c’è un nuovo modello sociale e di sviluppo da costruire, con meno squilibri e più sostenibile, che ha bisogno del protagonismo positivo delle nuove generazioni.


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