Vai ai contenuti. | Spostati sulla navigazione

Sei in: Home Notizie ARPATnews 2018 167-18
ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Martedì 11 Dicembre 2018

Non siamo sulla buona strada per frenare il cambiamento climatico


RSS

La temperatura media globale nei primi 10 mesi del 2018 è stata di circa +1°C superiore a quella dell’era pre-industriale

È in corso in Polonia la Conferenza sui cambiamenti climatici che ha l’obiettivo di adottare le linee guida per l'implementazione dell'Accordo sui cambiamenti climatici di Parigi, che mira a mantenere l'aumento della temperatura media globale il più vicino possibile a 1,5°C.

Uno dei contributi scientifici che sta guidando la Conferenza è senza dubbio la dichiarazione provvisoria dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) che conferma, per il 2018, segnali non incoraggianti: il mondo non sarebbe cioè sulla buona strada per rallentare il cambiamento climatico.

La tendenza al riscaldamento a lungo termine è proseguita infatti nel 2018: la temperatura media globale nei primi 10 mesi dell’anno è stata di circa +1°C superiore a quella dell’era pre-industriale (1850-1900) e il 2018 si prepara quindi ad essere il 4° anno più caldo mai registrato.

Altri sono poi i segnali rivelatori del cambiamento climatico: l'innalzamento del livello dei mari, il riscaldamento e l'acidificazione degli oceani, lo scioglimento dei ghiacci, mentre le condizioni meteorologiche estreme hanno lasciato una scia di devastazione in tutti i continenti.

Emissions of CFC-11Le concentrazioni di gas serra sono ancora una volta a livelli record e, se la tendenza attuale continua, potremmo vedere un aumento della temperatura di 3-5°C entro la fine del secolo. Questo quanto affermato dalla stessa WMO nel suo ultimo Bollettino che riporta le concentrazioni atmosferiche di gas a effetto serra. Non vi sarebbe infatti alcun segno di inversione in questa tendenza, che sta portando al cambiamento climatico a lungo termine. Senza rapidi tagli all'anidride carbonica (CO2) e ad altri gas a effetto serra, i cambiamenti climatici avranno impatti sempre più distruttivi e irreversibili sulla vita sulla Terra.

Il bollettino del WMO ha mostrato che le concentrazioni medie globali di CO2 hanno raggiunto 405,5 parti per milione (ppm) nel 2017, 403,3 ppm nel 2016 e 400,1 ppm nel 2015. Anche le concentrazioni di metano e protossido di azoto sono aumentate.

I dati presentati dal WMO confermano quindi quanto già tracciato nel mese di ottobre dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) nel suo rapporto Global Warming of 1.5 °C: mantenere l'aumento di temperatura sotto i 2°C - secondo quanto riportato nel rapporto - ridurrebbe i rischi per il benessere umano, gli ecosistemi e lo sviluppo sostenibile.

Attuale sensibilità alla siccitàPer quanto riguarda l’Europa a lanciare l’allarme e a mettere in guardia sugli impatti dei cambiamenti climatici ci ha pensato anche il Centro comune di ricerca (JRC) che nel suo rapporto Climate impacts in Europe ha valutato e calcolato tali impatti sull'economia, la società e l'ambiente, mostrando come sia possibile prevenire gli effetti peggiori agendo ora per limitare le emissioni. Se il riscaldamento aumenta oltre 2°C rispetto ai livelli preindustriali e non vengono attuate adeguate misure di adattamento, l'Europa rischia di essere esposta a condizioni meteorologiche estreme più frequenti ed intense, con conseguenze economiche significative.

In uno scenario di riscaldamento elevato (sopra i 2°C) questi alcuni risultati messi in luce dal JRC:

  • l'aumento delle temperature e l'aumento dei periodi caldi potrebbero comportare ulteriori 132.000 vittime annuali, mentre la produttività del lavoro potrebbe diminuire del 10-15% in alcuni paesi dell'Europa meridionale;
  • i cambiamenti nella fioritura di fiori e piante, nella stagione di crescita e nei cambiamenti nel contenuto idrico del suolo influenzeranno la produttività dell'agricoltura e l'idoneità degli habitat, con un potenziale raddoppiamento della zona climatica arida;
  • i livelli del mare aumenteranno lungo le coste europee, con un conseguente aumento di 5 volte dei danni provocati dalle alluvioni costiere;
  • tre volte più persone saranno esposte alle esondazioni dei fiumi, mentre i danni provocati dalle inondazioni potrebbero aumentare da 5,3 miliardi di euro a 17,5 miliardi di euro all'anno;
  • la richiesta di energia per il riscaldamento diminuirà, ma il fabbisogno energetico per gli spazi di raffreddamento aumenterà rapidamente;
  • le parti meridionali dell'Europa potrebbero dover affrontare crescenti carenze idriche e maggiori siccità, mentre le risorse idriche generalmente aumenteranno nell'Europa settentrionale.

La maggior parte di questi danni climatici si ridurrebbe notevolmente sotto lo scenario di 2°C.

Il Rapporto del JRC fa parte degli sforzi più ampi della Commissione europea per rendere l'UE più resistente al clima. Nel 2013 la Commissione ha già adottato una strategia per l'adattamento ai cambiamenti climatici, accolta con favore dagli Stati membri, e nel 2016 ha avviato una valutazione per esaminarne l'effettiva attuazione ed il rendimento.

Testo di Maddalena Bavazzano


Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




— archiviato sotto: ,
Azioni sul documento
Strumenti personali