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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Lunedì 15 Ottobre 2018

Mobilità elettrica, nuovi progetti e sviluppi


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Occorrerà passare dal concetto di “proprietà” del mezzo di locomozione a quello di “servizio” per lo spostamento, oltre ad un cambiamento di attitudini ed abitudini sarà necessario il coinvolgimento attivo di soggetti pubblici e privati per rendere più sostenibile la mobilità

Nell’ambito della settimana europea della mobilità, nei giorni 20 – 21 settembre 2018, si è tenuta a Bologna una tavola rotonda sulla mobilità elettrica ed innovativa per fare il punto sullo stato di avanzamento della possibile transizione.

Gli elementi coinvolti nel processo di cambiamento sono molteplici: sharing economy, elettrico, auto in grado di ricevere e veicolare dati (connesse), integrazione dei trasporti. Il dibattito ha posto in evidenza l’importanza di una stretta collaborazione tra soggetti pubblici e privati a vari livelli. Importante però appare essere il presidio che il soggetto pubblico deve avere e mantenere con i soggetti coinvolti nelle varie fasi di realizzazione di una mobilità elettrica ed innovativa. Il soggetto volano di questo cambiamento paiono essere le amministrazioni pubbliche che stanno realizzando, attraverso interventi ancora non omogenei tra loro e tra le diverse realtà, un aumento della consapevolezza nella popolazione che la mobilità a combustione interna dovrà cedere il passo a quella elettrica per poter dare il suo contribuito alla sostenibilità.

Gli elementi ritenuti fondamentali per l’attuazione della transizione che sono emersi nel corso degli interventi sono stati:

  • il ruolo di guida e facilitatore al cambiamento delle amministrazioni;
  • l’integrazione tra i protocolli informatici in grado di rendere comparabili e fruibili i dati all’utenza finale;
  • l’indebolimento del concetto di proprietà legato al mezzo di locomozione;
  • la complementarità fra i mezzi elettrici offerti sul territorio e l’importanza delle “terre rare” per dare visione e strutturare il passaggio alla mobilità sostenibile.

Già oggi sono presenti nei grandi centri urbani, messi a disposizione direttamente dalle amministrazioni od in convenzione, quadricicli ed auto elettriche, flotte di auto e biciclette fruibili a “flusso libero” (possibilità di terminare ed iniziare il servizio in qualsiasi luogo dell’area di competenza), colonnine di ricarica per veicoli elettrici, alcune anche di tipo “fast charge”, oltre a bus a metano.

Quanto sopra però sembra non bastare se, in prospettiva, non viene attuato un costante presidio sull’offerta tecnologica, sempre in mutazione, proposta da Techplayer, Startup ecc. e sulle tipologie di contratti e convenzioni da stipulare con le società di erogazione di energia elettrica (costo delle ricariche, ubicazione sul territorio delle colonnine, regolamentazione o meno dell’accesso alle aree di ricarica, offerta di tecnologia fast charge, complementarità fra i sistemi di allaccio).

Occorre porre l’attenzione anche sull’elemento demografico: nel mondo il 60% della popolazione vive nei centri abitati ed in Europa tale percentuale sale all’80%, questo sta ad indicare una crescente difficoltà della mobilità nei centri urbani. Anche in Italia, nonostante i 2/3 della popolazione prediliga l’uso dell’automobile di proprietà per gli spostamenti, si inizia a pensare ai mezzi per i trasferimenti come ad un “servizio” che permetta di andare da A a B e durante il quale l’utente possa impiegare il tempo per fare altro, attribuendo un alto valore qualitativo al servizio previsto per lo spostamento proprio perché l’utente durante il trasferimento può rimanere connesso ed, in ultima analisi, dedicare ad altro il tempo necessario allo spostamento.

Il trasferimento medesimo sarà scelto dall’utente e, nel caso, potrà variarlo adattandolo alle informazioni che questo potrà trovare ed incrociare come ad esempio il tempo di attesa alla fermata, l’attesa per la coincidenza, in funzione anche del fatto che siano rilevate complicazioni sul tragitto impostato e che lo obbligano a scegliere un altro mezzo tra quelli messi a disposizione (auto elettrica- bicicletta, mezzo pubblico, mezzi a guida autonoma) e quindi verificarne la disponibilità nelle immediate vicinanze.

L’incrocio di tali informazioni con quelle relative al flusso del traffico permetterà al viaggiatore di conoscere l’esistenza di ingorghi dovuti alla presenza di cantieri od incidenti in questo modo rilevati e segnalati. Inoltre lo scambio dei diversi dati informatici inerenti il percorso potranno fornire all’utente anche la quantità di CO2 non immessa in atmosfera, nel caso questo confermasse l’utilizzo dei mezzi risultati disponibili lungo l’itinerario richiesto, esortando e motivando l’utente ad un comportamento virtuoso.

Tutto questo permetterà di alzare la “qualità” del “servizio” per la mobilità rendendolo più fluido perché in grado di offrire il percorso migliore alla luce delle informazioni che fotografano la situazione della mobilità in tempo reale. Questo prevede che i vari gestori dei servizi addetti alla mobilità e detentori dei dati creino una rete integrata per la veicolazione delle informazioni digitali derivanti dai loro dati presenti sui server.

È previsto dunque che la mobilità del futuro derivi dal passaggio e dall’incrocio dei dati fra soggetti istituzionali e cittadini fruitori della mobilità. In questo cambiamento le amministrazioni pubbliche dovranno guidare il processo attraverso bandi (che determinano: dislocazione, numero, potenza erogata, modalità di accesso, costo), oppure attraverso manifestazioni d’interesse da presentare ai gestori che intendono installare sul territorio colonnine di ricarica, come pure attivare bandi di gara rivolti alle società di servizi che sviluppano software. mobilità interattiva
Tutto questo dovrà passare da un cambiamento di rotta sulla percezione della proprietà privata del mezzo per raggiungere una forte diminuzione dei veicoli di proprietà circolanti a combustione interna.

Le amministrazioni dovranno mettere in campo tutte le iniziative che permetteranno di cambiare la mentalità e l’approccio della collettività agli spostamenti, un’amministrazione dunque che guida e che regola traslando il concetto di “uso il mio mezzo” ad “uso un servizio” sapendo che scardinare consolidate abitudini sarà tutt’altro che semplice.

Anche la dichiarazione di Brema del 2016 sulla Pianificazione Urbana della Mobilità Sostenibile (PUMS) in Europa all’art. 6 ricorda di anteporre l’uso alla proprietà. Il car sharing elettrico aiuterà a ridurre il numero delle auto nei centri urbani. Il suo potenziale, asserisce la dichiarazione di Brema, è a livello europeo, enorme. Si stima che potrebbero essere tolte dalle strade delle città europee una cifra pari 500.000 auto funzionanti a combustione interna ed è per questo che a Brema è stata confermata e rinnovata l’indicazione di integrare ulteriormente nelle strategie locali, nazionali ed europee il concetto di “utilizzo” al posto di quello di “proprietà”.

I soggetti che dovranno governare, a più livelli, l’avvio di questa transizione all’elettrico sono tutti a conoscenza delle tecnologie ad oggi disponibili per accumulare energia prodotta dalle rinnovabili (eolico, fotovoltaico ed idroelettrico), da convogliare per una mobilità urbana sostenibile. Si tratta dunque di abbandonare l’uso di centrali elettriche funzionanti a combustibile o policombustibile fossile e costruire una filiera capillare per la distribuzione e l’uso di energia rinnovabile con varie tipologie di mezzi elettrici messi a disposizione degli utenti nei centri urbani.

Tuttavia occorre qui riconfermare che i propulsori elettrici sono composti da un minore numero di componenti rispetto a quelli tradizionali a combustione interna e pertanto la diminuzione di attriti ne allunga la vita, diminuendo in modo considerevole i costi di gestione ed assistenza. Non possiamo però non rilevare che nella mobilità elettrica ancora tre elementi sono da migliorare:

  • il peso delle batterie,
  • lo smaltimento delle stesse,
  • il prezzo ancora elevato dei veicoli a sola trazione elettrica.

I produttori di auto tradizionali destinano sempre più fondi nella ricerca dei veicoli a trazione elettrica per renderli sempre più performanti e finalmente anche gradevoli da vedere secondo le tendenze stilistiche del momento. Questi veicoli tecnologicamente avanzati sono però presentati ed offerti solo nei mercati cosiddetti “maturi” la cui mobilità a combustione interna ha avuto il suo massimo sviluppo nella seconda metà del secolo scorso e che ora però sta mostrando tutti i suoi limiti nell’ambito della sostenibilità ambientale.

A tale proposito, per capire le tendenze in atto, è interessante rilevare la strategia che la Cina sta attuando in campo energetico. Questa, pur non appartenendo ai quei paesi che hanno raggiunto una motorizzazione matura, sta da qualche anno rivolgendo il suo interesse verso i giacimenti africani di “terre rare”. Sulla disponibilità e dunque sull’uso di questi 15 elementi chimici che hanno un numero atomico che va da 57 a 71, si sta giocando la partita della futura mobilità elettrica e quindi della loro produzione e vendita. Le “Terre rare” permettono la produzione di superconduttori, convertitori catalitici e magneti permanenti componenti fondamentali per la produzione di veicoli ibridi od a sola alimentazione elettrica. Il Lantanio ad esempio può trovare largo uso nelle batterie ricaricabili NiMH (nichel-metallo idruro), che hanno migliori prestazioni, meno problemi di smaltimento di quelle NiCd (Nichel-Cadmio); pigmenti rossi od arancio basati su Lantanio (La 57) e Cerio (Ce 58) sono proposti in sostituzione di quelli basati su cadmio o altri metalli pesanti tossici.

Si tratta dunque non solo di scelte strategiche sulla mobilità dei nostri centri urbani ma e soprattutto di politiche energetiche lungimiranti che gli stati devono iniziare ad individuare ed intraprendere, perché continuare, ad esempio, a cercare giacimenti da parte delle compagnie petrolifere nazionali appare oggi anacronistico oltre che non allineato alle politiche ambientali.

Testo di Sergio Lavacchini


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