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Martedì 11 Settembre 2018

L'Osservatorio Regionale Rifiuti di ARPA Veneto


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Prima parte dell’intervista a Lorena Franz dell’Osservatorio Regionale Rifiuti di ARPA Veneto

Se andiamo a guardare i dati sulla percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani in Italia, il Veneto risulta la regione in tal senso più virtuosa, con una media regionale del 72,91% nel 2016 (dati ISPRA). Cerchiamo dunque di capire cosa si stia facendo in materia di rifiuti in questa regione, andando a parlare con l’Osservatorio Regionale Rifiuti di ARPA Veneto.


Quali sono i compiti che in Veneto sono affidati ad ARPA in materia di rifiuti?
La legge istitutiva, come per ogni Agenzia, prevede una serie di attività tra cui il controllo preventivo e successivo anche in tema di rifiuti.

Nel Veneto inoltre la LR 3/2000 all’art. 5 ha istituito presso ARPAV l’Osservatorio Regionale sui Rifiuti con il compito di raccogliere e gestire la Sezione Regionale del Catasto, organizzare la raccolta e l’elaborazione di tutti i dati sulla produzione e gestione dei rifiuti urbani e speciali, compresi i dati sugli impianti. All’articolo 39 della stessa legge è previsto che l’Osservatorio certifichi annualmente la percentuale di raccolta differenziata anche ai fini del pagamento del tributo speciale per il deposito in discarica, che nel Veneto è commisurato per i Rifiuti Urbani alla % di raccolta differenziata raggiunta (inversamente proporzionale).

Con DGRV 766/2000 è stato istituito e poi assegnato ad ARPAV anche l’Osservatorio Regionale per il Compostaggio, una struttura tecnica di riferimento per un settore strategico sia per le raccolte differenziate, sia per i suoli. Tra i compiti c’è quello di effettuare il monitoraggio periodico degli impianti e del compost prodotto.

Su quali attività avete concentrato maggiormente il vostro impegno?
L’Agenzia nel Piano Annuale delle attività affronta i temi ambientali nei diversi aspetti. Per quanto riguarda i rifiuti vengono pianificate sia le attività di controlli dei Dipartimenti provinciali, che le attività dell’Osservatorio che rappresentano gli aspetti strategici di coordinamento e indirizzo, con valenza regionale e sovra-regionale, oltre che del settore Comunicazione.

Il piano annuale dei controlli sugli impianti di trattamento rifiuti e sulle attività che producono rifiuti viene effettuato in base a delle linee guida che definiscono dei criteri generali:

  • regime autorizzativo (AIA, autorizzazione ordinaria, AUA, comunicazione semplificata),
  • proporzionalità dei controlli al rischio dell’attività controllata,
  • coordinamento dei controlli evitando sovrapposizioni con altri Enti o attività non necessarie,
  • prevenzione tramite formazione/informazione dei soggetti controllati (chiarezza degli obblighi e adempimenti imposti dalla normativa),
  • riduzione dei controlli sui soggetti certificati.

L’Osservatorio ha concentrato le proprie attività sulla raccolta dati, dunque sviluppo e gestione degli applicativi, elaborazione di un rapporto annuale sui rifiuti urbani e speciali. Questa attività ha necessariamente richiesto l’instaurarsi di rapporti costruttivi con il territorio in particolare con i gestori dei rifiuti urbani, i vari Consorzi e gli ambiti territoriali e gli impianti di trattamento. La conoscenza derivante dai dati ha altresì consentito approfondimenti specifici su particolari problematiche emerse negli anni: applicazione della tariffa, qualità delle raccolte e analisi merceologiche, classificazione rifiuti, gestione centri di raccolta, trattamenti rifiuti, discariche …. E non ultima la pianificazione regionale.

Non è tralasciato evidentemente anche il rapporto con i colleghi di ARPAV impegnati nei controlli territoriali, con le altre Agenzie e con Ispra, ora SNPA.

Annualmente, oltre all’attività consolidata, vengono definiti degli obbiettivi specifici di standardizzazione o approfondimento.

Questo lavoro vi ha permesso di creare dei rapporti positivi con i vari soggetti che operano nella filiera dei rifiuti?
Sì, la raccolta dati può essere il veicolo per un rapporto costruttivo con tutti gli attori impegnati nella filiera di gestione dei rifiuti, dal singolo comune, ai consorzi nazionali, impianti di trattamento e comparto produttivo e altri attori. Il rapporto positivo è alla base di un lavoro che consente di affrontare alcuni problemi e condividere le possibili soluzioni.

Quali sono stati gli elementi più significativi che hanno determinato la vostra esperienza?
Noi parliamo di “modello Veneto di gestione dei rifiuti urbani” definendo le seguenti caratteristiche del sistema che si è sviluppato nel corso degli anni a partire dall’emergenza rifiuti del 1995 (circa) quando problemi alle discariche hanno determinato l’avvio delle prime raccolte secco/umido.

  1. elevata percentuale di raccolta differenziata a livello regionale sopra il 72% ma con numerose situazioni di eccellenza che superano l’80%
  2. produzione di rifiuto secco residuo di 123 kg/ab/anno con valori in certe zone intorno agli 80 kg/abitante anno, produzione procapite totale di 456 kg/ab/anno (con PIL elevato e 65 milioni di presenze turistiche prima regione in Italia)
  3. diffusione capillare della raccolta secco umido al 98% della popolazione con una rete di impianti di recupero (Digestione anaerobica e compostaggio con produzione di energia elettrica e termica, biometano e compost). ARPAV tramite l’Osservatorio regionale compostaggio controlla periodicamente il compost prodotto che rientra ampiamente nei limiti previsti dalla normativa per i fertilizzanti
  4. diffusione della raccolta domiciliare al 85% della popolazione con l’applicazione della tariffa puntuale (oltre al 50% della popolazione) ossia commisurata all’effettiva produzione di rifiuti
  5. diffusione di centri di raccolta (96% degli abitanti hanno a disposizioni almeno un centro di raccolta) comunali o consortili
  6. gestione prevalentemente pubblica del servizio
  7. rete di impianti di recupero (oltre 1000) per tutte le frazioni
  8. informazione/formazione capillare e continua alla popolazione con costi comunque contenuti che si attestano su 1 euro abitante
  9. numerose e diffuse iniziative per la riduzione (feste ecologiche, detersivi alla spina, compostaggio domestico, giornate del riuso- mercatini di scambio…)
  10. il costo medio è inferiore alla media nazionale
  11. ecotassa commisurata alla % raccolta differenziata raggiunta già dal 2000 (più alta è la raccolta differenziata minore è il tributo per l’avvio a discarica e quindi viene penalizzato chi avvia a smaltimento)

Questo mix fa sì che i cittadini facciano la raccolta differenziata; nel caso di raccolte domiciliari molti gestori prevedono dei controlli a campione per evidenziare errori nel conferimento e in questo caso sono previsti richiami al cittadino. Il sistema di raccolta differenziata negli anni si è uniformato sulla base dei migliori risultati ottenibili, sui criteri di riferimento definiti dai Consorzi di Filiera (CONAI e altri) e sulle base delle norme UNI (che definiscono le caratteristiche e le modalità della raccolta differenziata).

In Veneto non ci sono problemi significativi di abbandono di rifiuti incontrollato, è così?
Ci sono forme di controllo contro i fenomeni di abbandono (comunque contenuti) quali telecamere sui punti critici, controlli su chi non conferisce, analisi del rifiuto abbandonato e modalità di segnalazione da parte dei cittadini. Il fatto stesso che comunque si paghi un numero minimo di svuotamenti, laddove applicata la tariffazione puntuale, disincentiva l’abbandono. Ovviamente i trasgressori vengono sanzionati. Negli ultimi anni sono in aumento i furti o i saccheggi dai Centri di Raccolta, spesso da parte di soggetti che prendono ciò che ha valore e abbandonano quello che è lo scarto. Questo è un tema delicato che ha forti implicazioni anche sociali e che stiamo monitorando con i gestori pubblici.


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Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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