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Giovedì 28 Giugno 2018

Geotermia e salute


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Intervista a Fabio Voller dell’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana

Sul tema della geotermia abbiamo già sentito la voce di due esponenti del mondo accademico (Professori Daniele Fiaschi dell'Università degli Studi di Firenze e Riccardo Basosi dell'Università di Siena) che hanno affrontato vari aspetti della materia, come quelli impiantistici e tecnologici o quelli relativi alla rinnovabilità della risorsa geotermica.

In questo numero abbiamo rivolto qualche domanda a Fabio Voller, Coordinatore dell’Osservatorio di Epidemiologia dell’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, nonché Responsabile scientifico del progetto “Geotermia e salute in Toscana” e dell’indagine InVetta.


La produzione di energia elettrica da fonti geotermiche in Italia è una peculiarità della Toscana. L’ARS ha un importante filone di attività connessa con gli impatti sulla salute derivanti dalle centrali geotermiche. Vuole riepilogarci gli studi che avete effettuato sinora e quelli che avete in corso?

Sì, era il 2007 quando la Direzione generale Ambiente della Regione Toscana diede il primo mandato ad ARS di effettuare degli studi sulle possibili interazioni tra sfruttamento della risorsa geotermica ed effetti sulla salute. Allora lo studio fu condotto insieme al CNR di Pisa: si trattava di un classico studio ecologico descrittivo, ovvero confrontare lo stato di salute dei residenti nelle aree geotermiche con quello medio regionale e/o di area di riferimento locale, utilizzando dati esistenti, ricavabili dai flussi sanitari, ed aggregati a livello comunale.

Da allora i dati su base comunale sono stati costantemente aggiornati ed alimentati dai nuovi anni di mortalità e ricoveri che ISPRO ed Regione rendono disponibili. In generale da questo insieme di elaborazioni emerge che l’Amiata presenta eccessi di mortalità e morbidità, sia generale che su gruppi di cause specifiche, come ad esempio i tumori e le malattie respiratorie.

Dopo questi primi approcci, i nostri studi sono andati via via affinandosi, passando da una impostazione puramente descrittiva ad una più analitica: dai dati comunali siamo passati alla ricostruzione individuale delle storie residenziali, cliniche e di esposizione. Per fare questo la collaborazione con ARPAT è stata fondamentale, sia per l’interpretazione delle serie storiche dei dati di monitoraggio delle centraline e soprattutto per la realizzazione di modelli diffusionali utili per stimare con più precisione l’esposizione alle emissioni degli impianti geotermici.

Quali sono le evidenze per la salute che, con ragionevole certezza, emergono dai vostri studi?

Come dicevo, sicuramente l’Amiata, come altre zone della nostra regione, ad esempio la Versilia o la zona di Massa, soffre di un certo svantaggio da un punto di vista epidemiologico. Si tratta senza dubbio del risultato di una serie di concause che agiscono in un territorio molto complesso sotto vari punti di vista, economico, socio-culturale e ambientale. Diverso è invece il quadro sanitario dell’area geotermica tradizionale, dove i valori di mortalità e ricoveri sono in linea con la media regionale, se non addirittura migliore in alcuni momenti storici.

Recentemente avete presentato i primi risultati dell’indagine InVetta, quali sono gli obiettivi del lavoro che state facendo?

InVetta è un’indagine molto importante, complessa che segue un percorso di continuo approfondimento e affinamento delle nostre metodologie di studio. In termini tecnici si dice studio cross-sectional o trasversale: si estrae un campione della popolazione generale, nel nostro caso costituito da ben 2000 persone, e su questo è prevista una serie cospicua di analisi e approfondimenti. Il progetto, infatti, prevede la raccolta di un campione di sangue e urine per determinare la presenza di metalli pesanti (arsenico, mercurio, cromo, tallio e tanti altri) e per effettuare alcuni esami di laboratorio come glicemia, colesterolo, creatinina etc. Inoltre ai partecipanti viene fatta una visita per misurare la pressione, rilevare peso e altezza ed eseguire una spirometria per valutare la loro salute respiratoria. Infine viene loro somministrato un questionario approfondito su abitudini, ambiente di vita e di lavoro, storia clinica personale e percezione del rischio. Una quantità considerevole di analisi e controlli, tutti gratuiti per i cittadini.

Quali sono le tappe dell’indagine?

Siamo partiti il 19 maggio e siamo a circa 1200 partecipanti. Data l’importanza dello studio anche in termini di intervento di sanità pubblica, abbiamo deciso di lasciare la possibilità ai cittadini di autocandidarsi. E siamo molto contenti del fatto che la popolazione ha reagito molto bene, partecipa allo studio e i volontari sono molto numerosi. Il reclutamento del campione e la raccolta dati proseguiranno molto probabilmente fino alla fine dell’anno. Da settembre inizieremo anche a reclutare il campione di controllo, nei comuni limitrofi, non interessati dall’attività di sfruttamento geotermico.

Quali sono gli aspetti più significativi che emergono dai primi risultati presentati?

I dati presentati il 23 aprile 2018 ad Arcidosso offrono una panoramica del tutto parziale dei risultati dello studio InVetta. La raccolta dei campioni è, come detto, tuttora in corso ed inoltre, a parte l’abitudine al fumo, nell’analisi non si è potuto tener conto della notevole quantità di informazioni raccolte mediante il questionario. Ad oggi, poi, non sono stati ancora analizzati i dati sulle spirometrie. Al netto di questa parzialità, si tratta comunque di un campione di numerosità consistente, quasi 740 persone, che fornisce comunque delle indicazioni importanti.

La presenza diffusa di metalli nell’area è un fenomeno del tutto noto e già evidenziato in altri studi del passato. Il dato che ci ha più sorpreso è quello relativo alla presenza di tallio, un metallo poco studiato ma di cui ci siamo già occupati nella vicenda di contaminazione dell’acqua potabile in alcune frazioni del comune di Pietrasanta. I livelli urinari di tallio che stiamo osservando nel nostro campione InVetta sono mediamente più alti del riferimento e per questo stiamo prevedendo una campagna straordinaria di controlli su acqua potabile e altri interventi di monitoraggio per capire la presenza di questo elemento nel territorio dell’Amiata.

Nelle aree geotermiche si sono costituiti vari comitati di cittadini che contestano gli impianti esistenti e quelli possibili per il futuro, anche di tipo binario. Cosa ne pensa delle preoccupazioni che esprimono?

Le preoccupazioni dei cittadini sono lecite e comprensibili rispetto ai dati di mortalità ed ospedalizzazione, che, indipendentemente dalla presenza degli impianti geotermici, quelle zone hanno storicamente evidenziato. Da parte nostra, fin dall’inizio dei nostri studi, abbiamo mostrato sempre una chiara disponibilità al confronto, con amministratori, cittadini e comitati. Abbiamo organizzato numerosi incontri pubblici e assemblee, devo dire sempre molto partecipate, e nella nostra idea di trasparenza tutto ciò che produciamo, dati, report, articoli, sono disponibili sui nostri siti e portali.

In conclusione quale dovrebbe essere, dal suo punto di vista, il futuro per la geotermia in Toscana?

Noi siamo epidemiologi, ci occupiamo di studiare la diffusione delle malattie, la loro causa e quale sono le risposte dei servizi sanitari, le scelte sulle politiche energetiche spettano ad altri. Quello che possiamo dire è che seguiamo con estremo interesse il dibattito sulle varie tecnologie, quella flash, o a ciclo binario con totale reiniezione dei gas, come sempre ci siamo interessati delle innovazioni, si pensi ai filtri AMIS, che nel tempo ENEL ha adottato per ridurre le emissioni dagli impianti.

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