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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Giovedì 24 Maggio 2018

Geotermia: impianti tradizionali o a ciclo binario?


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Seconda parte dell’intervista al professor Daniele Fiaschi

Nella prima parte dell’intervista al professor Daniele Fiaschi abbiamo affrontato il tema della rinnovabilità della risorsa geotermica. Adesso ci soffermiamo sulla tipologia impiantistica.


Gli impianti geotermici presenti in Toscana sono tutti del tipo “tradizionale”. Si sostiene da più parti che questa sia l’unica soluzione possibile, cosa ci può dire in proposito?

Di sicuro l’utilizzo del fluido geotermico (e non solo la sua energia termica) direttamente “in macchina” è quello termodinamicamente più conveniente; consente di spremere al massimo la risorsa, ottenendo rendimenti più alti in relazione alle condizioni operative e al suo “valore energetico”.

Le soluzioni alternative fanno capo invece ai cicli binari; si tratta di impianti in cui il geofluido “non evolve in macchina”, ma cede semplicemente calore ad un secondo fluido (organico) che lavora in ciclo chiuso nell’impianto termoelettrico, operando da caldaia. Dopodiché, una volta raffreddato, il fluido geotermico viene reiniettato nel sottosuolo, non entrando mai in contatto con l’ambiente. Proprio questa mancanza di contatto con i componenti dell’impianto termoelettrico rappresenta la croce e la delizia della tecnologia binaria:

  • croce perché termodinamicamente questo non contatto tra geofluido e impianto riduce le prestazioni termodinamiche;
  • delizia perché questa mancanza totale di contatto ne evita la fuoriuscita nell’ambiente.

Il prezzo da pagare è però un minore rendimento degli impianti ed un maggior costo di produzione.

Una recente ricerca dell’Università di Firenze, applicata all’impianto di Bagnore 3, mostra come passando potenzialmente dalla configurazione attuale dotata dell’unità AMIS di abbattimento delle emissioni, a quella possibile di ciclo binario a totale reiniezione, il rendimento dello sfruttamento del potenziale termodinamico della risorsa passa dal 43% al 32%. Corrispondentemente, il consumo di geofluido passa da 19 a 25 kg per kWh di elettricità prodotta. D’altra parte, il ciclo binario a totale reiniezione prospetta emissioni nulle di tutti gli inquinanti, a fronte di 380gr di CO2, 1,2gr di acido solfidrico e 1,3 mg di mercurio per kWh prodotto.

Se infatti le emissioni risultanti a valle del sistema di abbattimento AMIS sono effettivamente ridotte in maniera consistente, nonché soggette a monitoraggio continuo, le dimensioni (20–40 MW) e l’operatività degli impianti (7000–8000 ore/anno), unitamente ai periodi di fermo dell’AMIS stimabili in qualche centinaio di ore/anno, portano in assoluto ad un rilascio in taluni casi non trascurabile di inquinanti in atmosfera. Inoltre, nonostante le drastiche riduzioni atmosferiche garantite e dimostrate dall’AMIS, non è detto che non sfuggano comunque quantità rilevanti di emissioni anche per altre vie: è il caso dell’ammoniaca, dell’arsenico e del mercurio, quest’ultimi ipotizzati da alcuni anche responsabili dell’inquinamento delle falde acquifere, date le quantità assolute rilasciate durante il funzionamento degli impianti.

Al solito, però, soluzioni impiantistiche binarie a totale reiniezione, se si è certi di reinserire nei punti giusti (serbatoio o zone di sua alimentazione) il fluido di cui si preleva solo l’energia termica, non darebbero adito ad equivoci, interpretazioni ed errori di valutazione circa le emissioni di varia natura, dato che si reimmetterebbe sostanzialmente tutto il fluido coi suoi inquinanti da dove si è prelevato.

Siamo chiaramente di fronte al classico caso in cui la tecnologia pulita ha i suoi costi termodinamici, che si riflettono direttamente anche su quelli economici, prospettando una minore convenienza delle soluzioni binarie rispetto all’utilizzo diretto del fluido geotermico: il gestore si trova a perdere dal 10 al 20% del potenziale produttivo.

Le soluzioni a ciclo binario sono quindi relegate, al momento, ad eventuali recuperi dalle brine geotermiche degli impianti standard oppure alla geotermia di bassa entalpia e/o ibridizzata con altre risorse rinnovabili (solare, biomasse). È pur vero, d’altra parte, che in certe situazioni amiatine tipo Bagnore 3, l’elevato contenuto salino dei fluidi impone la reiniezione delle brine geotermiche a temperature maggiori di 150°C per evitare precipitati, il che limita ulteriormente le potenzialità di recupero coi cicli binari.

È stato presentato un progetto per la realizzazione di un impianto geotermico con sistema binario a Castelnuovo Val di Cecina, pensa che sia una via praticabile?

Penso di sì, ho letto l’articolo "Geotermia a Castelnuovo Val di Cecina (PI)" e lo condivido integralmente, oltre ad essere un documento ben fatto anche dal punto di vista tecnico. Restano ovviamente gli innegabili svantaggi relativi ai minori rendimenti di conversione e quindi al minor sfruttamento della risorsa disponibile, con conseguenti maggiori costi.

Ma un progetto geotermico a reiniezione totale, con ricompressione della CO2 in soluzione liquida (di cui ci occupiamo come gruppo di ricerca presso l’Università di Firenze), rappresenta un sostanziale passo avanti rispetto allo stato dell’arte. Ovviamente il tutto va accompagnato anche da un’avanzata modellazione del serbatoio, che consenta di individuare con buona precisione l’ubicazione ottimale dei pozzi di reiniezione, in maniera che questa diventi veramente efficace. Un punto dirimente della sfida è il mantenimento in soluzione dei gas incondensabili senza che questi incrementino progressivamente la loro pressione provocando situazioni di instabilità geostrutturale e limitando rapidamente il potenziale reiniettivo.

Chiaramente, come più volte ricordato, tutto questo si paga, ma è il prezzo di una tecnologia pulita e sostenibile, che non può essere ignorata in nome di scelte solo economicamente più convenienti. In questo senso anche le autorità dovrebbero giocare un ruolo incisivo nell’indirizzare i gestori verso le soluzioni più innovative e a minore impatto ambientale.

Quale dovrebbe essere allora, dal suo punto di vista, il futuro per la geotermia in Toscana?

Il possibile futuro è rappresentato da soluzioni binarie a totale reiniezione, anche con cicli di potenza più evoluti e spinti il più possibile verso alte efficienze, come ad esempio i Kalina oppure gli ORC (Organic Rankine Cycle) supercritici.

Sicuramente una riconversione degli impianti esistenti con tecnologia a reiniezione totale non è semplice, né attendibile, nel breve–medio termine, specialmente per le centrali amiatine di recente costruzione come Bagnore 3 e Bagnore 4. È altresì vero che sarebbe possibile la riconversione di centrali single flash in impianti che evitino totalmente il contatto dei geofluidi con l’atmosfera, facendo lavorare la turbina a vapore in contropressione e recuperandone il potenziale energetico in ciclo binari sottoposti. La rimozione degli incondensabili avverrebbe a pressioni elevate, consentendo di reimmetterli in soluzione insieme alle brine geotermiche, avviate alla reiniezione, che diverrebbe così totale.

Il progetto di Castelnuovo, se dimostrerà la sua efficacia, potrà fare da apripista ad una nuova era geotermica, in cui la relazione stretta tra le diverse competenze geologiche ed impiantistiche, unita a capacità avanzate di monitoraggio e simulazione dei serbatoi e delle caratteristiche chimico – fisiche dei geofluidi, dovrebbero portare alla progettazione di un impianto che consenta l’efficace reimmissione, nei punti giusti, del fluido geotermico e dei relativi incondensabili (principalmente CO2) in soluzione liquida, senza che questi riescano in qualche modo a “sfuggire” creando sovrapressioni insostenibili all’interno delle strutture geologiche. Reimmettendo sostanzialmente tutto il fluido e i suoi componenti nel bacino da cui si è prelevato, le emissioni atmosferiche e l’eventuale inquinamento delle falde limitrofe dovrebbero essere evitati, oltre a garantire un’adeguata e sostenibile coltivazione della risorsa, essenziale per mantenerne le caratteristiche di rinnovabilità.

Altre soluzioni, pure investigate dal nostro gruppo di ricerca, sono quelle ibride, che combinano la geotermia di media–bassa entalpia ad altre fonti rinnovabili, come ad esempio quella solare. La tecnologia proposta qui è quasi obbligatoriamente quella binaria, che spesso è possibile combinare anche con la produzione di energia termica realizzando soluzioni cogenerative. Il vantaggio della geotermia di bassa–media entalpia è quello di estenderne la possibile applicazione ad aree molto più vaste rispetto a quelle naturalmente vocate alla geotermia tradizionale, generalmente abbastanza limitate. Ad oggi le soluzioni binarie a media–bassa entalpia rappresentano il 4% della potenza installata a livello mondiale; tuttavia il loro potenziale di crescita è sicuramente elevato, potendo sfruttare anche risorse impiegate nel termalismo e spesso abbondantemente eccedenti.

Cosa ne pensa delle preoccupazioni che esprimono i vari comitati di cittadini che contestano gli impianti esistenti e quelli possibili per il futuro, anche di tipo binario?

Riguardo agli impianti esistenti, un’opera di sensibilizzazione e prima ancora di informazione mirata ed efficace, attraverso eventi pubblici e media con adeguato controllo sulla validità delle informazioni prodotte e divulgate, che mostrasse in termini semplici, ma coi reali dati espressi in maniera chiara le effettive emissioni degli impianti e i loro impatti rispetto alla naturale situazione ambientale, potrebbe alleviare molto le tensioni, spesso causate da non conoscenza (o, peggio, da una conoscenza o interpretazione sbagliata) dei dati e del loro impatto.

Riguardo agli effetti sulla salute e sull’ambiente in generale, tali dati andrebbero mostrati in modo comparativo anche coi limiti non tanto normativi quanto scientifici (medici, biologici), reperiti da letteratura di livello ma estratti in maniera facilmente intelligibile dal grande pubblico.

Riguardo agli impianti del futuro, come già detto, la via più promettente è quella dei cicli binari a totale reiniezione, come appunto quello del progetto proposto per Castelnuovo. O comunque, se si volesse anche continuare ad utilizzare il fluido geotermico “in macchina”, soluzioni che ne evitano il contatto con l’ambiente ci sono e sarebbero praticabili con tecnologie attualmente disponibili. Il problema resta però la loro minore attrattività termodinamica ed il conseguente maggior costo, che finora ha spinto i gestori, nella larga maggioranza dei casi, ad optare per le soluzioni classiche. Da questo punto di vista però il progetto di Castelnuovo, come già detto, potrebbe rappresentare un punto di svolta essenziale nelle tecnologie geotermoelettriche, dando probabilmente l’avvio ad una nuova era in questo campo, o almeno, aprendo la strada ad una nuova opzione tecnologica. Chiaramente, anche qui un’opera mirata ed efficace di divulgazione popolare potrebbe contribuire in maniera decisiva a ridurre drasticamente la nascita e le reazioni di movimenti antagonisti alle centrali geotermiche.

Pur non dimenticando, al solito, che non esistono attività umane, e lo sfruttamento energetico anche di risorse rinnovabili non fa eccezione, ad impatto ambientale completamente nullo.

 

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Azioni sul documento

articolo su cicli binari intervista con prof Fiaschi

Inviato da Utente anonimo il 24/05/2018 10:15

Buongiorno, sono Roberto Bonciani e ho letto l'articolo in oggetto, che Arpat ha avallato inserendolo come valutazione oggettiva sul tema. Sono il relatore e tutor della tesi dell'ing. Lorenzo Bruscoli che ha prodotto i calcoli e le valutazioni poi utilizzate nell'articolo pubblicato da Fiaschi su Sustainability e posso dimostare che le estrapolazioni fatte sono arbitrarie e anche se hanno un fondamento scientifico teorico sono inapplicabili al sistema geologico e geochimico dei campi geotermici toscani. La formula empirica che sostiene la pressione della reiniezione non è mai stata provata nella realtà. Anche l'assimilazione del campo geotermico per l'impianto ORC proposto per "Castelnuovo" di tipo a vapore dominante non è assimilabile alle considerazioni fatte per il campo ad acqua dominate del campo geotermico di Bagnore, a cui si riferivano i calcoli dello studio citato. Ho voluto fare queste precisazioni perchè su questo tema la comunità scientifica non ha posizioni unanime proprio perchè la sostenibilità degli impianti a ciclo "chiuso" non è mai stata verificata sui fluidi italiani dove l'alto contenuto di incondensabili (NCG) mediamente di oltre due oridini di grandezza rispetto alle altre parti del mondo, non consente un approccio così "semplicistico" come sostenuto dal prof. Fiaschi che inviterei ad essere più prudente nelle affermazioni. Cordialmente Roberto Bonciani mob.3357622870

articolo su cicli binari intervista con prof Fiaschi

Inviato da Utente anonimo il 24/05/2018 10:50

In relazione al suo commento, ed in particolare "che Arpat ha avallato inserendolo come valutazione oggettiva sul tema", teniamo a precisare - come già fatto rispetto ad altri commenti, inseriti da varie persone, relativi all'intervista sul progettato impianto di Castelnuovo (ed in altre occasioni), che Arpatnews è una testata giornalistica che tratta temi ambientali, certamente pubblicando materiali prodotti da Arpat, ma anche da altri soggetti autorevoli. Le interviste - che facciamo su numerosi temi - sono un modo per favorire il confronto anche di punti di vista diversi, senza che questo significhi "avallare" le posizioni di nessuno. Riteniamo che la pluralità di posizioni diverse siano una ricchezza e non qualcosa da ridurre a "pensiero unico". Per questo, sulla geotermia abbiamo intervistato alcuni docenti universitari che si occupano professionalmente di questi temi: il prof. Basosi dell'Università di Siena, il prof. Fiaschi dell'Università di Firenze, prossimamente il prof. Sbrana dell'Università di Pisa e poi i colleghi dell'Agenzia Regionale di Sanità. Non abbiamo nessuna difficoltà a proporre il punto di vista anche di Enel Green Power. Saremo senz'altro disponibili a intervistare lei o altri responsabili dell'azienda sulle tematiche della geotermia, può senz'altro contattarci via mail ufficio.stampa@arpat.toscana.it. La Redazione di Arpatnews

articolo su cicli binari intervista con prof Fiaschi

Inviato da Utente anonimo il 24/05/2018 10:15

Buongiorno, sono Roberto Bonciani e ho letto l'articolo in oggetto, che Arpat ha avallato inserendolo come valutazione oggettiva sul tema. Sono il relatore e tutor della tesi dell'ing. Lorenzo Bruscoli che ha prodotto i calcoli e le valutazioni poi utilizzate nell'articolo pubblicato da Fiaschi su Sustainability e posso dimostare che le estrapolazioni fatte sono arbitrarie e anche se hanno un fondamento scientifico teorico sono inapplicabili al sistema geologico e geochimico dei campi geotermici toscani. La formula empirica che sostiene la pressione della reiniezione non è mai stata provata nella realtà. Anche l'assimilazione del campo geotermico per l'impianto ORC proposto per "Castelnuovo" di tipo a vapore dominante non è assimilabile alle considerazioni fatte per il campo ad acqua dominate del campo geotermico di Bagnore, a cui si riferivano i calcoli dello studio citato. Ho voluto fare queste precisazioni perchè su questo tema la comunità scientifica non ha posizioni unanime proprio perchè la sostenibilità degli impianti a ciclo "chiuso" non è mai stata verificata sui fluidi italiani dove l'alto contenuto di incondensabili (NCG) mediamente di oltre due oridini di grandezza rispetto alle altre parti del mondo, non consente un approccio così "semplicistico" come sostenuto dal prof. Fiaschi che inviterei ad essere più prudente nelle affermazioni. Cordialmente Roberto Bonciani mob.3357622870

articolo su cicli binari intervista con prof Fiaschi

Inviato da Utente anonimo il 24/05/2018 13:56

La tecnologia del sistema binario applicata alla alta entalpia della zona geotermica di larderello è un falso ideologico motivato non so da quali interessi. Che si faccia chiarezza non sulla pelle dei comuni cittadini

Precisazioni e risposta ai commenti

Inviato da Utente anonimo il 25/05/2018 10:00

Gentile Ing. Bonciani, sono l'autore dell'intervista. Mi dispiace di aver dato l'impressione di voler fare promozione agli impianti a ciclo binario tout court. Non era sicuramente mia intenzione. Piuttosto, volevo evidenziare quella che potrebbe essere una concreta prospettiva di ricerca. Riguardo ai dati e ai modelli riportati sull'articolo citato (che già nel 2015 quando uscì suscitò qualche discussione), ne conosco bene i limiti, in particolare sui modelli di solubilità della CO2, ricavati da correlazioni empiriche. Ci sono stati comunque dei passi avanti in seguito, sia su modelli di solubilità sia su casi con tenori di NCG fino al 2%. Ma il punto non è questo: la citazione dell'articolo mi è servita piuttosto per mostrare, con la relativa semplicità che si deve ad un pezzo divulgativo, qual è il prezzo in termini di prestazioni termoelettriche dell'ipotetico uso di un ciclo binario rispetto ad un impianto a flash o comunque che usa il fluido geotermico "in macchina". E dai risultati si mostra piuttosto uno screditamento delle prestazioni di soluzioni binarie rispetto a quelle "tradizionali": che, come evidenzio, è uno dei prezzi da pagare se si vuole PROVARE a praticare una certa via, ovvero quella della reiniezione totale. Chiaramente, una prospettiva di qualche vantaggio ci dev'essere, ed è quella in termini emissivi. Che poi ovviamente quei valori (basati sul campo amiatino ad acqua dominante) non siano direttamente estrapolabili al campo di Castelnuovo che è a vapore dominante, sono completamente d'accordo. Ma ripeto: i dati volevano solo prospettare quale potrebbe essere il possibile valore del gioco. Che chiaramente sarebbe svantaggioso per i cicli binari anche solo pensando alla perdita di prestazioni termodinamiche e al conseguente peggior sfruttamento della risorsa primaria. Anche se è innegabile che tecnologie per migliorare le prestazioni dei cicli binari ci sono. Quindi il "semplicismo" in questo contesto è legato a voler dare idea, con corretta base scientifica e metodologica , di prospettive potenziali, non di conclusioni definitive. Sono altresì d'accordo, e in questo sicuramente i gestori delle centrali hanno una mole di dati e di esperienza da fare scuola, che i geofluidi toscani sono più difficili di molti altri in giro per il mondo, a causa del contenuto sensibilmente più alto di gas incondensabili (NCG). E sono anche d'accordo sul fatto che la sostenibilità della reiniezione totale e degli impianti a ciclo chiuso non è stata ancora dimostrata. Infatti mi sembra di non aver mai sostenuto questo nell'intervista. Tutto ciò però non vuol dire che non si possa pensare a soluzioni anche di tipo diverso e/o alternativo rispetto a quelle esistenti, specialmente se si viene dal mondo della ricerca. E proprio un progetto di ricerca sperimentale è previsto in questo senso per l'area di Castelnuovo. Che ovviamente potrà dare risultati più o meno buoni e/o attendibili. Ma solo a valle dei quali potremo (noi, come ente di ricerca) tirare conclusioni concrete, magari anche parziali e non completamente generalizzabili, supportate da dati sperimentali. La cosa che invece non vedo di buon occhio è l'idea di metterci una pietra sopra a prescindere, confrontando tecnologie consolidate (che rappresentano lo stato dell'arte industriale) con quelle da dimostrare (ricerca). Altrimenti vorrebbe dire che siamo a posto così ed è inutile fare della ricerca, concetto peraltro estendibile a quasi tutti i campi tecnico-scientifici! A chi parla invece di falsi ideologici senza qualificarsi mi verrebbe da non rispondere nemmeno. Dirò semplicemente che l'ideologia è proprio l'ingrediente che volevo lasciar fuori da tutto l'impasto. Per tutta risposta, visto che si andrà a parare lì, faccio osservare che come gruppo di ricerca e docenti abbiamo organizzato diverse visite con gli studenti agli impianti geotermici esistenti. Ultimo in ordine di tempo, per quanto mi riguarda, Bagnore 3, che ho apprezzato finanche a livello architettonico oltre che tecnico. E tuttora organizziamo visite di studenti alle centrali. Quindi per favore lasciamo da parte l'ideologia!

Resto aperto per ulteriori discussioni e confronti. Cordiali Saluti

Daniele Fiaschi

Precisazioni e risposta ai commenti

Inviato da Utente anonimo il 28/05/2018 13:00

Grazie Professore delle precisazioni che mi trovano totalmente in accordo. Le sperimentazioni sono sempre state il motore dello sviluppo nella fattispecie delle attività geotermiche. Esperienze e sperimentazioni di campo, a valle delle opportune valutazioni teoriche scientifiche, hanno prodotto lo stato delle attuali conoscenze che non sono e non debbono essere considerate certo un punto di arrivo. Concordo anche sul fatto che l'ideologia non c'entra. cordialmente Roberto Bonciani

Pubblicazione

Inviato da Utente anonimo il 26/05/2018 23:33

salve, vorrei gentilmente sapere quali sono gli articoli che vengono menzionati nei commenti. Sono un ricercatore. Grazie

Pubblicazione

Inviato da Utente anonimo il 27/05/2018 07:39

Trova i link agli aticoli citati nel testo dell’intervista. La redazione

Non solo emissioni in atmosfera

Inviato da Utente anonimo il 28/05/2018 18:36

Pur apprezzando l’onestà intellettuale di un dibattito che cerca di valutare i rapporti tra efficienza energetica e impatto ambientale, riterrei ancora più proficuo un dibattito che valutasse l’opportunità di localizzazione del progetto Castelnuovo e conseguentemente il suo impatto economico, paesaggistico e acustico.

Sarebbe bello se le ripercussioni delle attività antropiche fossero misurabili solo in virtù delle loro ‘emissioni’ in atmosfera ..., ma da comune cittadino che conosce la zona in cui si vuol tentare ‘la nuova strada’ della centrale Castelnuovo, le cose appaiono più complesse.

Non solo emissioni in atmosfera

Inviato da Utente anonimo il 28/05/2018 18:51

Il dibattito che abbiamo proposto su queste pagine in realtà vuole avere carattere più in generale sulla geotermia. Una valutazione approfondita sul singolo caso viene effettuata nel procedimento di VIA in corso i cui atti sono consultabili sul sito del Ministero dell’Ambiente http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1591 La Redazione

reiniezione gas incondensabili

Inviato da Utente anonimo il 06/07/2018 13:16

Buongiorno, se ho ben capito le nuove tecnologie del ciclo binario permettono una reiniezione dei gas incondensabili fino ad un valore intorno al 2%, vero? Se cosi è, mi domando, e Le domando, come si può pensare di fare una sperimantazione mai fatta prima proprio in una zona dove, secondo esperienze di perforazione fatte negli anni da ENEL, si trova vapore che contiene gas incondensabili per un valore prossimo al 6%??? Non sarebbe opportuno prima fare sperimentazioni da altre parti dove tali valori di gas rientrano sotto al range del 2%?? E poi se deve essere una nuova sperimantazione non sarebbe il caso che fosse seguita da più organi, anche universitari, in modo da verificarne passo passo lo sviluppo e la reale possibile realizzazione di questo tipo di progetto???

reiniezione gas incondensabili

Inviato da Utente anonimo il 26/10/2018 09:11

La vera sfida dell'innovazione è certamente rappresentata dalla capacità di esercire impianto e serbatoio geotermico ad elevato contenuto di CO2 e lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico destina condizioni agevolate (permessi e tariffe) solo a questo tipo di impianti sperimentali. Peraltro come più volte rilevato ogni serbatoio e sito ha un po' le sue caratteristiche.

Nel Progetto Castelnuovo è coinvolta Storengy, soggetto con grande esperienza della gestione di serbatoi di idrocarburi e gas naturale nei quali si applicano soluzioni più avanzate che nel settore geotermico (anche se - certamente - in condizioni diverse). Storengy sta anche investendo nel progetto (se la tecnologia si dimostrasse non funzionante sul breve o medio/lungo termine, Storengy avrebbe un grosso danno economico); si tratta in ogni caso di un impianto sperimentale di taglia minima dimostrativa per la geotermia (5MWe), di una sperimentazione (a livello di trasferimento tecnologico da altri settori, oltre che di ricerca) che va distinta chiaramente - come alcune altre in altri siti - dagli impianti convenzionali, a tutti gli effetti.

Posso rassicurare che l'impianto di Castelnuovo è inserito in almeno due progetti Europei a cui partecipano molti autorevoli soggetti di ricerca ed industriali a livello Europero (Research and Innovation Action:GECO; Concertation and Support Action: GEOENVI) che prevedono tutto il necessario monitoraggio tecnico e scientifico e l'informazione ai portatori di interesse.

Giampaolo Manfrida, Università di Firenze

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