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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Martedì 13 Marzo 2018

Un nuovo modello economico nel settore tessile


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L’industria tessile rappresenta un settore significativo dell’economia mondiale e fa lavorare moltissime persone nel mondo ma, come sottolinea la Fondazione Ellen MacArthur, l'attuale modo di pensare, progettare, produrre ed utilizzare i tessuti e l'abbigliamento mostra degli svantaggi anche ambientali che stanno diventando sempre meno accettabili

Risulta difficile immaginare di vivere in un mondo senza tessuti, ciascuno, ovunque, vi entra in contatto. I vestiti danno comfort e protezione e per molti rappresentano anche un’importante espressione della propria personalità ma il settore necessita di importanti cambiamenti per divenire più sostenibile e circolare.

Il tessile e l’abbigliamento hanno visto raddoppiarsi, negli ultimi 15 anni, i loro volumi di produzione, il settore dell’abbigliamento muove ore 1.3 trilioni di dollari a livello mondiale, dando lavoro a più di 300 milioni di persone.

Nonostante questi benefits, questo comparto produttivo si muove quasi completamente all’interno di un modello di economia lineare dove le risorse non rinnovabili vengono estratte per produrre tessuti e poi vestiti che spesso sono utilizzati solo per brevi periodi, dopo i materiali sono destinati allo smaltimento in discarica o all’incenerimento.

economia lineare nel tessile

Ad oggi, il tessile abbraccia un modello usa e getta con numerosi impatti negativi sulla società ma anche scarsamente sostenibile per l'ambiente, in quanto caratterizzato da:

  • elevate emissioni di gas serra, stimabili in 1.2 miliardi di tonnellate annue, che considerate nel loro complesso superano quelle prodotte dai voli internazionali e dal trasporto marittimo
  • elevato utilizzo di acqua sia per le coltivazioni di alcune fibre naturali (esempio il cotone) sia nei processi produttivi, che non risparmiano neppure le zone connotate da scarsità di risorse idriche; a questo si aggiunge la quantità di acqua utilizzata per lavare gli indumenti con le lavatrici, in questo caso si stima vengano utilizzati 20 milioni di metri cubi di acqua, ogni anno, a livello mondiale
  • elevato utilizzo di sostanze nocive che mettono a repentaglio la salute dei lavoratori del settore ma anche di tutti coloro che indossano i capi d’abbigliamento
  • rilascio di microfibre in plastica nell'ambiente, soprattutto in fase di lavaggio degli indumenti in polyester, nylon e acrilico, circa mezzo milione di tonnellate di queste, ogni anno, contribuiscono ad inquinare gli oceani: 16 volte di più delle micro plastiche presenti nei cosmetici
  • grande quantità di rifiuti prodotti, secondo le stime, la maggiore parte del materiale utilizzato nel settore abbigliamento viene perso definitivamente: l'87%  della fibra totale utilizzata  finisce in discarica o incenerita
  • bassi tassi di ri-utilizzo e bassi livelli di riciclaggio (meno dell’1% dei materiali usati per produrre abiti viene riciclato in nuovi vestiti)
  • utilizzo prevalente di risorse non rinnovabili ed energia fossile in tutte le fasi della catena produttiva (ad esempio, per la sola produzione di fibre tessili a base di plastica, si impiegano circa 342 milioni di barili di petrolio ogni anno)
  • uso di grandi volumi di fertilizzanti e pesticidi, ad esempio per la coltivazione delle fibre naturali, come il cotone, si utilizzano 200.000 tonnellate di pesticidi e 8 milioni di tonnellate di fertilizzanti ogni anno
  • competizione per la terra e le risorse naturali compresa l’acqua dolce tra il settore alimentare e quello tessile.

Le tendenze indicano che questi impatti negativi sono inesorabilmente in aumento con potenziali risultati catastrofici per il futuro. Questo sistema lineare, quindi, è pronto per essere superato.

Il report della Fondazione Ellen Macarthur delinea modalità di lavoro in grado di

  • fare approdare il settore ad un modello economico basato sui i principi della circolarità
  • apportare benefici a lungo termine
  • offrire soluzioni accettate dall’industria tessile e su cui concentrare gli sforzi.

Una nuova economia tessile

  • produce e fornisce l'accesso all'abbigliamento di alta qualità, personalizzato ed a prezzi accessibili
  • cattura il valore intrinseco dell’abbigliamento sia durante che dopo l’uso
  • utilizza energie e risorse rinnovabili
  • riflette i reali costi (ambientali e sociali) dei materiali e dei processi produttivi nel prezzo dei prodotti
  • rigenera i sistemi naturali e non impatta sull’ambiente.

La realizzazione di un nuovo sistema tessile a livello globale si basa, in sostanza, su quattro obiettivi:

  1. eliminazione graduale dell’utilizzo di sostanze pericolose
  2. superamento dell’idea di una disponibilità illimitata di abiti, con conseguente necessità di ripensare il modo di produrre, vendere ed usare l’abbigliamento
  3. miglioramento del processo di riciclaggio delle fibre tessili
  4. uso sostenibile ed efficiente delle risorse privilegiando quelle rinnovabili.

economia circolare nel tessile

Applicare l’economia circolare al settore tessile, secondo quanto contenuto nel report, comporta svariati vantaggi dal punto di vista ambientale, vediamone alcuni.

Riduzione significativa dell’inquinamento atmosferico dovuto alle emissioni di gas serra, se, in media, il numero di volte in cui un capo è stato indossato si raddoppia, le emissioni di gas serra risulterebbero del 44% inferiori, infatti, i tessuti prodotti con materiali riciclati hanno meno emissioni di quelli realizzati con materiali vergini. Inoltre l'utilizzo di materiali a basso contenuto di carbonio e la produzione con processi rinnovabili (utilizzo di energie rinnovabili e misure di efficienza energetica) contribuirebbe ad un'ulteriore riduzione delle le emissioni di gas serra.

Minore estrazione di materie vergini per la produzione di fibre tessili, minore uso dei pesticidi e fertilizzanti per la produzione di cotone e minore produzione di energia da fonti non rinnovabili dovute ad un utilizzo maggiore del vestiario, all'aumento del riciclaggio ed alla riduzione di rifiuti.

Incremento della produttività del suolo, con vantaggi anche sulla salute. Ad un nuovo modello di economia tessile potrebbero essere applicati metodi agricoli rigenerativi per la produzione di cotone ed altri materiali rinnovabili usati nel tessile. Questi sforzi aumenterebbero il valore della terra aumentando la materia organica nel suolo.

Meno plastica nell’oceano: le plastiche nei mari sono considerate sempre di più un problema, a questo contribuiscono anche le micro-plastiche rilasciate dai alcuni tessuti durante il lavaggio. La nuova economia tessile vuole garantire che i tessuti siano progettati per evitare il rilascio di microfibre plastiche nell’ambiente, in particolare nei mari.

Nessuna perdita di sostanze pericolose nell'ambiente: le sostanze potenzialmente pericolose devono essere eliminate, ridotti gli impatti negativi sugli scarichi e sul suolo, e gli accumuli di sostanze nocive nell’ambiente. La circolarità legata al maggiore utilizzo e al migliore riciclaggio riduce la quantità di tessuti collocati in discarica o bruciati, con minore dispersione di sostanze pericolose.

Riduzione del cd "stress idrico", soprattutto in quelle regioni con limitate risorse idriche: una nuova economia tessile fondata sul riutilizzo e sul riciclo può ridurre il quantitativo di acqua necessario nella produzione di nuovi materiali e nei processi produttivi.

Trasformare un modello economico, ormai superato, in uno nuovo, richiede cambiamenti radicali, sforzi senza precedenti, innovazione e collaborazione.

Alla base di una nuova economia nel tessile, vi è l’idea che i vestiti, i tessuti, le fibre mantengano il loro valore in più possibile durante l'uso e rientrino successivamente nell'economia, senza mai diventare rifiuti.

Per raggiungere tutto ciò, è necessario un approccio globale concertato tra i principali operatori del settore tessile e i portatori di interesse, che insieme devono fissare impegni comuni e ambiziosi, avviare progetti dimostrativi a catena, orchestrare e rafforzare tutte le iniziative complementari.

Approfondisci, leggendo il report della Fondazione Ellen Macarthur "A new textiles economy: redesigning fashion's future"

Testo a cura di Stefania Calleri


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