Vai ai contenuti. | Spostati sulla navigazione

logo twitter logo facebook logo flickr logo youtube logo issuu logo RSS app ARPAT per dispositivi mobili
Sei in: Home Notizie ARPATnews 2018 028-18

Dove Siamo

 
ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Lunedì 26 Febbraio 2018

Prato, economia circolare: nuove sfide e prospettive al 2030


RSS

L’economia circolare richiede un ripensamento complessivo del nostro stile di vita, per questo impatta su molte questioni che non attengono solo all’ambiente, ma anche alla pianificazione della città, all’uso delle nuove tecnologie, ai cambiamenti climatici, alle abitudini di consumo e a molto altro ancora

Martedì 20 febbraio 2018, al Museo del Tessuto di Prato, si è tenuto un incontro sull'economia circolare. Infatti Prato fa parte di un gruppo di lavoro che, in Europa, si occupa di questo tema; il gruppo è coordinato da Oslo ma la cittadina toscana può, a buon titolo, dire la sua sull’argomento, visto che il recupero ed il riciclo fanno parte del suo DNA: qui da sempre si recuperano stracci, dando vita a nuova materia e nuovi prodotti.

Quello che emerge con forza è che risulta necessario uscire dal perimetro che lega l’economia circolare alle politiche ambientali ed in particolare ai rifiuti, per approdare ad un’idea di economia circolare che investe il mondo produttivo ma anche quello del consumo.

convegno economia circolare_prato_relatoriSi tratta, in sostanza e senza volere esagerare, di modificare il nostro modo di vivere; l'economia circolare si pone come un’opportunità che ci viene proposta per superare un modello che ormai si presenta superato e rappresenta per molti aspetti anche un pericolo non solo per l’ambiente ma anche per la coesione sociale.

Per questo è necessario che l’economia circolare sia percepita in modo molto concreto, ovvero ognuno deve comprendere che il nuovo paradigma lo coinvolge e lo investe totalmente.

Ancora oggi, troppo spesso quando si parla di economia circolare, ancora molti pensano ai rifiuti, in particolare al recupero di materia prima dagli scarti urbani e industriali, il pensiero principale è quello di immettere in processi produttivi i rifiuti da considerarsi "non più rifiuti ma altro", garantendo alle attività economiche costi minori rispetto a quelli sostenuti per l’acquisto di materie vergini, che risultano sempre più scarse ed eccessivamente soggette all'andamento oscillante dei prezzi sul mercato mondiale.

Accanto alla gestione dei rifiuti, degli scarti, bisogna, quindi, che compaiano termini quali innovazione, ricerca, design; dobbiamo iniziare a pensare

  • meno al riciclo e più all’ecodesign ed alla prevenzione dei rifiuti
  • che sia più giusto condividere spazi e beni piuttosto che detenerne la proprietà.

Tutto ciò ha bisogno di una forte spinta in termini di informazione, perché il processo di affermazione dell’economia circolare incontra una serie di difficoltà e limiti di varia natura: tecnologica, normativa, sociale che possono essere superati con la conoscenza, l’informazione che faccia comprendere a pieno i vantaggi non solo ambientali ma anche economici e sociali di un’economia di tipo circolare, creando condivisione tra i cittadini.

convegno economia circolare prato_interventoIn questo periodo di transizione, che durerà ancora svariati anni, gli enti locali possono svolgere un ruolo di facilitatori.

Chi amministra una città può influire molto sull'affermazione dell’economia circolare nel tessuto urbano ma anche sociale; ad esempio, introducendo facilitazioni ed incentivi per chi si mette nel percorso dell’economia circolare o, al contrario, disincentivando chi non vuole abbandonare un modello basato sull’economia lineare. Molto utile, a questo proposito, potrebbe risultare l’introduzione di una tariffazione puntuale per ridurre la mole di rifiuti urbani prodotti: ognuno paga in base alla quantità reale di rifiuti che produce, chi avrà comportamenti virtuosi pagherà meno.

Oltre a ciò le amministrazioni, locali ma anche nazionali, possono lanciare campagne per fare comprendere la necessità di un consumo più consapevole. Prendiamo il caso del settore moda, che interessa molto il territorio pratese: oggi vengono utilizzate moltissime fibre sintetiche che non sono riciclabili (si parla di 70 milioni di tonnellate di fibre sintetiche utilizzate nella moda e non riciclabili), se il consumatore continua a prediligere capi a basso costo, fabbricati con materiali di scarsissima qualità, non si affermano i principi dell’economia circolare ma si continua a prediligere una logica dell’usa e getta, tipica di un’economia lineare, che crea rifiuti e inquina l’ambiente, come ci dimostrano anche le recenti ricerche sulle micro-plastiche nelle acque che risultano originate prevalentemente dal lavaggio dei tessuti sintetici.

convegno economia circolare_prato_pubbliciInoltre a livello centrale, la Pubblica Amministrazione può fare molto per superare i limiti legislativi/normativi; non solo sono necessarie nuove norme, ma talvolta potrebbero essere sufficienti indirizzi interpretativi, in grado di superare i cd “coni d’ombra”; come accade quando ci si avvicina alle definizioni di rifiuto, materia prima seconda, sottoprodotto, che non sempre risultano chiare e soprattutto univoche.

Bisogna dunque sostenere tutta una serie di azioni affinché si affermi l’economia circolare; quattro ambiti appaiono nevralgici:

  • utilizzo degli spazi
  • materie utilizzate per costruire
  • fornitura di servizi
  • servizi di produzione

Per quanto riguarda il primo aspetto, bisogna pensare lo spazio, che è una risorsa finita, in termini di riutilizzo e lo stesso va fatto per quanto riguarda le materie impiegate nelle costruzioni, definendo con chiarezza cosa sia rifiuto, cosa materia prima seconda e cosa sottoprodotto, a questo proposito un passo avanti è stato fatto con il fresato d’asfalto che può essere riutilizzato per riasfaltare le strade senza considerarlo un rifiuto.

Per quanto riguarda la fornitura di servizi (acqua, rifiuti, illuminazione pubblica ecc), questi devono essere ri-pensati in termini di sostenibilità; è necessario superare i limiti normativi che non consentono di riutilizzare l’acqua, in surplus, del depuratore per annaffiare i campi da calcio nonostante periodi di siccità.

Con riferimento, infine, ai servizi di produzione si apre un mondo sconfinato, se pensiamo anche solo ai tessuti, andiamo dalle fibre sintetiche fino alla realizzazione di tessuti con fibre vegetali, come gli scarti di arancia o bucce di altri vegetali.

È inutile negare che, per fare tutto ciò, sono necessarie risorse, anche economiche, che attualmente a livello europeo (finanziamenti europei 2014-2020), e non solo, sono assenti; prima del 2014, questo tema, infatti, non era ancora entrato nell’agenda europea, speriamo nella prossima tornata di finanziamenti.


Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




Azioni sul documento
Strumenti personali