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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Martedì 13 Febbraio 2018

Attività industriali nelle città italiane


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Impianti AIA e registro PRTR: due indicatori per studiare le pressioni ambientali provenienti dagli impianti industriali

Tra gli elementi di pressione ambientale presenti nelle nostre città troviamo anche gli impianti industriali, che un tempo erano localizzati generalmente fuori dal centro abitato e che oggi invece sono spesso inseriti nel tessuto urbano o comunque molto vicino ad esso.

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) è senza dubbio un indicatore importante per determinare il grado di impatto sull’ambiente di un certo impianto. L’Edizione 2017 del Rapporto Qualità dell’ambiente urbano, curato da ISPRA in collaborazione con il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, a differenza delle precedenti edizioni che analizzavano solo le AIA nazionali, ha introdotto per la prima volta anche i dati relativi a quelle regionali, per offrire una fotografia più rappresentativa delle installazioni AIA presenti sul territorio, dal momento che le attività di competenza regionale sono molto più numerose oltre che diversamente distribuite rispetto a quelle di competenza statale, con un discreto potenziale d’impatto sull’ambiente in termini di capacità produttiva, tipologia dei processi ed emissioni.

In Italia gli impianti di competenza statale dotati di AIA sono 154; si tratta di raffinerie di petrolio e greggio, impianti di gassificazione, liquefazione, centrali termiche o altri impianti di combustione, acciaierie, impianti chimici. Di questi 154, 46 si trovano nei Comuni capoluogo di Provincia: Venezia è il Comune capoluogo di Provincia con il maggior numero di installazioni AIA (7), seguita da Ravenna (7 di cui 6 operative), Brindisi (5), Taranto (4), Ferrara e Mantova (3).

Gli impianti di competenza regionale provvisti di AIA sono invece 6.777 di cui 892 ubicati nei Comuni capoluogo di Provincia. Parliamo qui di attività energetiche, produzione e trasformazione di metalli, industria dei prodotti minerari, industria chimica, gestione dei rifiuti, altre attività quali le cartiere, allevamenti, concerie, ecc. Forlì risulta la città con il maggior numero di impianti AIA (58 di cui 44 operativi), seguita da Ravenna (50 di cui 46 attive), Prato (47), Cesena (45 di cui 36 operativi), Verona (31) e Venezia (30). La presenza maggiore sul territorio nazionale è comunque rappresentata da aziende zootecniche, impianti di produzione e trasformazione dei metalli, attività di gestione rifiuti, aziende agricole, industrie alimentari, industria dei prodotti minerali.

Sommando le installazioni soggette ad AIA statale a quelle di competenza regionale, emerge che la massima concentrazione di impianti è localizzata nelle regioni del Nord Italia: Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Veneto e Piemonte, in particolare nelle città capoluogo di Provincia di Forlì, Cesena, Ravenna, Modena, Prato, Brescia, Venezia, Verona e Torino. La Valle d’Aosta e il Molise sono le regioni con il minore numero di installazioni.

Nel grafico a seguire si riportano i Comuni capoluogo di provincia con almeno 10 impianti AIA.

Impianti AIA nei capoluoghi di provincia
L’effetto sulla qualità dell’ambiente urbano determinato dalla presenza di installazioni AIA statali e regionali non può però essere valutato esclusivamente con il numero di tali impianti, perché dipende da vari fattori specifici del singolo impianto (tipologia impiantistica, processi produttivi adottati, pericolosità e quantità di materie prime utilizzate, emissioni quali - quantitative nelle varie matrici ambientali, estensione territoriale dell’installazione, misure di prevenzione e gestione ambientale adottate). Non trascurabile è anche lo stato operativo degli impianti dotati di AIA vigente: alcunI di questi, infatti, lavorano a capacità produttiva ridotta o sono temporaneamente fuori esercizio.

Un’altra fonte che può aiutare a comprendere l’impatto degli impianti industriali nelle aree urbane è il registro delle emissioni inquinanti e dei trasferimenti originati dalle sorgenti industriali (PRTR), che raccoglie annualmente informazioni su: ubicazione degli stabilimenti, dati di attività, emissione nelle matrici aria, corpi idrici superficiali, acque reflue e suolo, trasferimenti fuori sito dei rifiuti pericolosi o non pericolosi. Il registro è alimentato con le autodichiarazioni degli stabilimenti industriali soggetti a tale obbligo dalla normativa vigente.

Dei 3.570 stabilimenti italiani tenuti alla comunicazione PRTR, solo 687 ricadono nel territorio dei comuni capoluogo e principalmente in 4 regioni: Lombardia (35,4%), Emilia Romagna (14,6%), Veneto (11,3%) e Piemonte (9,8%). Tra i 119 Comuni capoluogo

  • in 19 non è presente alcuno stabilimento PRTR
  • in 81 sono presenti meno di 10 stabilimenti PRTR
  • in 19 c’è un numero di stabilimenti maggiore di 10.

Per quanto riguarda l’attività prevalente questa è la distribuzione nei Comuni capoluogo:

  • 48 gestione rifiuti
  • 10 allevamento intensivo
  • 5 industria dei metalli
  • 4 industria dei prodotti minerali
  • 3 attività energetiche
  • 3 industria chimica
  • 1 industria della carta
  • 1 industria alimentare
  • 1 miscellanea

In 24 Comuni capoluogo non è invece possibile attribuire in modo netto l’attività PRTR prevalente.

Le attività tenute all’obbligo di comunicazione al Registro sono in gran parte sovrapponibili a quelle AIA (circa il 95% degli stabilimenti autodichiaranti al registro PRTR hanno anche ricevuto un provvedimento di AIA).

Anche il registro PRTR non risulta da solo sufficiente a descrivere esattamente lo stato dell’ambiente, tanto più a livello urbano. Ciò nonostante, gli stabilimenti tenuti all’obbligo di comunicazione risultano le sorgenti dei contributi maggiori all’inquinamento di origine industriale.

mappa impianti AIA in ToscanaPer la Toscana si ricorda che i dati relativi alle installazioni AIA presenti sul territorio (nella mappa a fianco le aziende soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale regionale e nazionale) sono altresì disponibili nell'Annuario dei dati ambientali dove è possibile consultare


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Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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