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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Mercoledì 17 Gennaio 2018

Mobilità sostenibile. Il contributo dei mobility manager


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Il caso delle università italiane

Il tema della mobilità sostenibile è strettamente intersecato con quello dell’ambiente. Infatti il traffico, che spesso congestiona le nostre città, è uno dei principali determinati dell’inquinamento atmosferico ed acustico che deve essere affrontato.

Per questo trattiamo abbastanza frequentemente il tema sulle pagine di Arpatnews, parlando di tram, mobilità ciclabile, veicoli elettrici, piani per la mobilità sostenibile (PUMS), mobilità pedonale, mobilità condivisa, ecc., anche con specifiche interviste ad esperti dell’argomento.

In questo ambito un contributo importante può essere assicurato dalla figura del “Mobility manager”, una figura che nel nostro Paese è istituita con il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 27/03/1998, Mobilità sostenibile nelle aree urbane, che stabilisce come le imprese e gli enti pubblici con singole unità locali con più di 300 dipendenti e le imprese con complessivamente più di 800 addetti, ubicate nei Comuni delle zone a rischio di inquinamento atmosferico, adottano il Piano degli Spostamenti Casa Lavoro (PSCL) del proprio personale dipendente, individuando a tal fine un responsabile della mobilità aziendale (il Mobility Manager).

Il piano – che deve essere trasmesso al Comune di pertinenza entro il 31 dicembre di ogni anno - è finalizzato alla riduzione dell'uso del mezzo di trasporto privato individuale e ad una migliore organizzazione degli orari per limitare la congestione del traffico.

La figura del Mobility Manager ha, quindi, lo scopo di elaborare strategie complessive volte a migliorare la mobilità urbana ed a promuovere la riduzione dell’utilizzo dell’auto privata negli spostamenti individuali.

Una legge successiva, la n. 221 del 28 dicembre 2015, ha previsto l’istituzione della figura del mobility manager scolastico, in tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, nonché lo stanziamento di risorse per il programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro.

Una figura quindi che, potenzialmente, riveste un ruolo importante verso l’affermazione di una mobilità sostenibile.

Il Politecnico di Milano ha effettuato una interessante indagine fra tutti gli Atenei italiani finalizzata a ricostruire un quadro di massima sulle attività di Mobility Management in tale contesto. In particolare, l’indagine è stata svolta per capire se presso ogni Ateneo:

  • fosse o meno presente la figura del Mobility Manager;
  • fosse stato adottato un Piano Spostamenti Casa Lavoro;
  • se, pur in assenza di un PSCL, l’Ateneo avesse adottato misure specifiche a favore di una mobilità maggiormente sostenibile.

In particolare, tenendo conto che hanno risposto 39 atenei su 81 interpellati, il Mobility Manager risultava nominato nel 62% dei casi, con la seguente ripartizione geografica: 14 Atenei del Nord, 6 del Centro e 4 del Sud Italia.

Sono 9 le università che hanno dichiarato di aver predisposto, almeno una volta, il Piano Spostamenti Casa Lavoro, 3 delle quali lo stavano aggiornando alla data dell’indagine; mentre altre 3 università hanno dichiarato che la sua elaborazione era in corso.

Un dato interessante emerso è che anche laddove non sia stata istituita la figura del Mobility Manager sono state comunque previste azioni specifiche a favore dei dipendenti e degli studenti per favorire un accesso alla sede/sedi universitarie più sostenibile. Ad esempio, il 59% degli Atenei ha indicato di aver attivato una forma di convenzione con aziende TPL o con enti locali per la riduzione delle tariffe di trasporto o per altre iniziative, quali ad esempio bike-car sharing.

Iniziative mobility manager università

In generale, comunque, il panorama complessivo delle azioni intraprese è molto articolato e indice del fatto che il tema della mobilità sostenibile è ormai entrato a pieno titolo nella gestione universitaria. Di seguito si elencano le iniziative più ricorrenti:

  1. attivazione di convenzioni con aziende di Trasporto Pubblico Locale per ottenere agevolazioni/tariffe scontate sugli abbonamenti per studenti e/o dipendenti;
  2. avvio di iniziative, più o meno strutturate, di car pooling interno e tra Enti;
  3. istituzione di navette per il trasporto dalle stazioni di arrivo di dipendenti/studenti verso le sedi universitarie (e viceversa) e tra le sedi;
  4. acquisto di bici aziendali per i trasferimenti tra sedi universitarie;
  5. attivazione di convenzioni con le società che gestiscono car/bike sharing;
  6. avvio di tavoli di lavoro con le Amministrazioni locali per il miglioramento dell'accessibilità alle sedi universitarie (convenzione parcheggi, potenziamento linee TPL);
  7. introduzione di politiche di tariffazione della sosta veicolare nei campus;
  8. ricorso al telelavoro;
  9. adeguamento parco auto con mezzi ecocompatibili.

Sempre sulla situazione nelle Università Italiane, varie informazioni sono disponibili anche nello specifico capitolo del rapporto sulla “Sharing mobility”, che presenta i risultati di un questionario on line, proposto nell’ottobre del 2016, che ha coinvolto un campione di 36 Università italiane.

Dai dati proposti si rileva una quota rilevante nell’uso dei mezzi pubblici (61%) e della mobilità “dolce” (a piedi ed in bicicletta) – 17% -, mentre l’uso di mezzi privati è limitato al solo 22%. Queste percentuali subiscono variazioni anche molto significative in relazione alla collocazione geografica degli Atenei ed al ruolo ricoperto da chi ha risposto al questionario.

Split modale università

L'indagine poi fornisce interessanti informazioni sull'uso di modalità condivise di mobilità, sul tempo e la distanza degli spostamenti casa-università-casa, sulle problematiche incontrate e sulla soddisfazione del mezzo utilizzato. Dati che mostrano come vi siano ampi margini di miglioramento e di sviluppo di soluzioni di mobilità sostenibile.

soddisfazione per tipo di mezzo usato per mobilità casa-università

mappa insoddisfazione modale


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