Vai ai contenuti. | Spostati sulla navigazione

Dove Siamo

 
ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Martedì 03 Ottobre 2017

Ambiente e salute: l'esperienza pugliese


RSS

Intervista a Giorgio Assennato

Sulle pagine di Arpatnews abbiamo avviato una riflessione ampia sulle tematiche del rapporto ambiente-salute e sugli strumenti che servono per valutare l'impatto sull'ambiente e sulla salute di varie tipologie di interventi. In questo percorso di dibattito è già intervenuto Fabrizio Bianchi (CNR) e Andrea Ranzi e Annamaria Colacci (ARPAE Emilia-Romagna).

In questo numero abbiamo posto alcune domande a Giorgio Assennato; prossimamente ospiteremo contributi di altri esperti della materia (ISS, ARS, ecc.).

Giorgio Assennato, 69 anni, medico del lavoro, già professore ordinario di Medicina del Lavoro all'Università di Bari, è stato dal 2006 al 2016 Direttore generale di ARPA Puglia e dal 2011 al 2015 Presidente di AssoArpa. Coordinatore dal 2011 al 2016 del gruppo di lavoro del Consiglio Federale ISPRA su Ambiente e Salute che nel 2015 ha rilasciato le Linee-guida VIIAS (Valutazione Integrata dell'impatto Ambientale e Sanitario).


Un’agenzia come la nostra ha come compito primario il controllo dell’ambiente e la diffusione di informazioni, dati, notizie su di esso. Spesso, però, i cittadini ci chiedono quali implicazioni hanno per la salute i dati che diffondiamo e questo non rientra fra le nostre competenze. Ambiente e salute sono in effetti due “mondi” strettamente connessi ma spesso molto distanti. Secondo lei, che vede la problematica dal punto di vista della salute, cosa si potrebbe fare per integrare di più questi due mondi?

Se i limiti emissivi (normativi o definiti per gli specifici stabilimenti dalle autorizzazioni ambientali) fossero “health-based” e quindi in grado di tutelare la salute della popolazione residente nei quartieri adiacenti agli stabilimenti industriali inquinanti, il ruolo delle ARPA potrebbe limitarsi alle verifiche di controllo del rispetto dei limiti emissivi. Ma il drammatico caso dell’ILVA di Taranto dimostra proprio il contrario.

Uno stabilimento che aveva ricevuto una regolare autorizzazione ministeriale (AIA) nell’agosto del 2011, pochi mesi dopo fu oggetto di sequestro e confisca da parte della Magistratura, sulla base dei dati ambientali forniti da ARPA e di due solide perizie epidemiologiche, curate dal prof. Biggeri e dal dr. Forastiere: perizie che dimostravano l'impatto sanitario delle emissioni di ILVA, a prescindere dal rispetto dei limiti emissivi autorizzati.

Se è certamente necessario che ARPA e ASL abbiano una efficace sinergia operativa nel gestire la complessa filiera ambiente-salute, è altrettanto vero che ciò non può essere sufficiente, se la policy del Ministero dell’Ambiente continua ad escludere la tematica ambiente-salute dalle procedure autorizzative dell’AIA.

Ilva - TarantoNe fu esempio clamoroso proprio l’ILVA quando nell’ottobre 2012 fu approvata una nuova AIA sottoscritta, come prevede la norma, dal Ministro per la Salute; pochi giorni dopo il Ministro Balduzzi ed il top management del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità tennero una conferenza-stampa a Taranto in cui presentarono un rapporto sanitario molto allarmante. Nella relazione del dr. Marsili, dirigente dell’ISS, era espressamente indicato che nella relazione si intendeva colmare una lacuna dovuta al fatto che nell’AIA la tematica ambiente-salute non poteva essere affrontata, limitandosi l’AIA alla mera negoziazione tra le parti delle Best Available Tecniques (BAT) con un approccio unicamente tecnologico e ambientale.

La conclusione a cui pervenne il dr. Marsili al termine del suo rapporto fu drammatica: "...L'approccio valutativo proposto in questa nota intende colmare una lacuna metodologica della procedura di AIA che limita il suo orizzonte prescrittivo alla riduzione delle emissioni finalizzata al miglioramento della qualità ambientale e trascura gli aspetti piu specificamente sanitari.....In questo contesto, la riduzione della capacità produttiva dell'impianto, o la sua delocalizzazione anche scaglionata nel tempo, appaiono al momento come le più efficaci misure di mitigazione del rischio sanitario nell'area di Tamburi".

Soltanto la condivisione da parte dei Ministeri e degli organi tecnici di avanzate procedure di gestione del rischio e dell’impatto sanitario di origine industriale potrebbe risolvere il problema riducendo gli interventi della Magistratura penale. Ma purtroppo il MATTM persevera nella sua policy negazionista ed il rischio di intervento riparatore della Magistratura è ancor maggiore oggi, data la normativa vigente sugli ecoreati che ha istituito il reato specifico di disastro ambientale.

Per favorire una maggiore integrazione ambiente-salute cosa potrebbero fare le agenzie per la protezione dell’ambiente? E cosa potrebbero fare gli enti/istituti/agenzie che operano in campo sanitario?

Nel convegno di Brindisi del 31 marzo-1 aprile 2014 organizzato dal sistema agenziale sulla tematica ambiente-salute, alla presenza dei massimi esperti di tutte le istituzioni ambientali e sanitarie (ma con l'assenza del MATTM) furono affrontati tutti i temi della filiera.

Le ARPA devono potenziare le loro attività in modo da poter pervenire, partendo dall’inventario delle emissioni industriali, alla stima delle concentrazioni atmosferiche territoriali legate alle emissioni sia convogliate che diffuse. Non sono molte le agenzie in grado di utilizzare la complessa modellistica diffusionale e meteorologica necessaria per l’hazard e l’exposure assessment.

Analogamente le ASL, oltre all'ottimizzazione dell’osservazione epidemiologica di propria specifica competenza, devono svolgere un’intensa attività formativa per comprendere le procedure utilizzate da ARPA e integrarle con le procedure del risk assessment utilizzando i coefficienti di rischio forniti dalle Agenzie internazionali (WHO,USEPA).

Ne deriva la necessità di un'ottimale integrazione funzionale tra ARPA e ASL consapevoli del proprio ruolo tecnico-scientifico utilizzando criteri condivisi.

Quando emergono problematiche ambientali in territori specifici da parte dei cittadini e delle loro associazioni, si fa appello a risposte di carattere sanitario che in qualche modo vanno ricondotte alla epidemiologia ambientale, ma questa ha tempi necessariamente lunghi, talvolta opera sulla base di numeri molto ridotti; cosa è possibile fare per migliorare questa situazione?

La filiera ambiente-salute prevede una specifica divisione di competenze, pur nella condivisione necessaria di tipo culturale: ad Arpa spetta la gestione delle problematiche a monte (dalla stima e misure delle emissioni sino alla stima delle concentrazioni atmosferiche georeferenziate), alla ASL la stima del rischio e dell’impatto sanitario associato.

L’epidemiologia ambientale prevede una particolare integrazione funzionale tra ARPA e ASL, perché, pur essendo essenzialmente una disciplina medica, presuppone nella stima dell’esposizione negli individui inclusi nei campioni in studio il contributo determinante di ARPA.

Linee-guida VIIAS ISPRAIn generale, trattandosi di attività di ricerca, è bene che queste attività siano coordinate da strutture accreditate e scientificamente consolidate, come l’Istituto Superiore di Sanità o il CNR. Ma raramente si impone la necessità di svolgere lunghi e complessi studi epidemiologici di tipo longitudinale.

Ai fini gestionali e preventivi, è sufficiente l’integrazione tra risk assessment e impact assessment, come indicato nelle linee-guida VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto Ambientale e Sanitario) approvate dal Consiglio federale Ispra nel 2015 ma sino ad ora non utilizzate.

Si parla da tempo, anche nei rapporti dell'Agenzia europea per l'ambiente, della possibilità del coinvolgimento dei cittadini nei monitoraggi ambientali, è la cosiddetta “citizen science”. Cosa ne pensa?

Uno dei punti più deboli, nelle prestazioni del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale, è la comunicazione. I pareri tecnico-scientifici non possono essere calati dall’alto sulle popolazioni, devono essere discussi e anche modificati nel confronto coi portatori d’interessi, in primis le associazioni dei cittadini.

Se non si segue una virtuosa prassi di informazione e confronto, si rischia di contrapporre la scienza ufficiale ad una presunta citizen science, in cui la soggettività dei cittadini disgiunta dagli approfondimenti tecnici impone delle post-verità di tipo ideologico. Si finisce col creare un pericoloso conflitto tra scienza e democrazia, che è necessario evitare in tutti i modi attraverso il continuo confronto dei tecnici con le associazioni di comunità.

La Valutazione di Impatto Ambientale è da tempo nell’ordinamento del nostro Paese. Ora si inizia a parlare di Valutazione di Impatto Sanitario ed anche di Valutazione Integrata Ambientale e Sanitaria. Vuole chiarirci meglio quali sono i nessi fra questi studi e come si può evitare che diventino strumenti “concorrenti”, piuttosto che modalità per aiutare a prendere buone decisioni?

La differenza tra VIS e VIIAS non è semplice da spiegare in poche parole. La VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) è stata sviluppata per includere la gestione del rischio sanitario nella valutazione di qualsiasi atto o programma politico, anche al di fuori del contesto ambientale. La VIIAS, invece, si riferisce specificamente al tema ambiente-salute.

Le linee-guida VIIAS di ISPRA sono ancor più specifiche, perché si riferiscono alle autorizzazioni ambientali (VAS, VIA, AIA, AUA). Quindi la VIS è una procedura utilizzata dalle istituzioni sanitarie, mentre la VIIAS presuppone una integrazione funzionale delle istituzioni ambientali e sanitarie.

È anche presente l’acronimo VDS, che indica la Valutazione del Danno Sanitario. Esso fu coniato nel corso dell’approvazione della legge della regione Puglia n.21 del 34 luglio 2012, perché il termine VIS, presente nella bozza originaria, fu contestato in quanto puramente sanitario. Per evitare confusioni semantiche, proposi (ahimé) l’uso del termine VDS, includendo nella definizione di danno sia il danno osservato negli studi epidemiologici, sia il danno potenziale tratto dal Risk Assessment. L’acronimo fu poi ripreso nella legge nazionale sugli impianti strategici (cioè ILVA) ma sarebbe corretto sostituirlo con l’acronimo VIIAS.

Ricordo che purtroppo la VDS nazionale per ILVA del 2013 reintrodusse la valutazione dei limiti degli inquinanti sulla base delle misure territoriali di qualità dell’aria vanificando il carattere innovativo della legge regionale pugliese che consente di adottare decisioni come il riesame dell’AIA a prescindere dal rispetto dei limiti emissivi o immissivi.

Recentemente l’ISS ha pubblicato delle linee guida per la VIS, su cui alcuni hanno espresso delle riserve. Lei che cosa ne dice?

A proposito della VIS che l’ISS ha redatto per i nuovi impianti energetici e petrolchimici, occorre rilevare che i criteri sono stati approvati senza il benché minimo coinvolgimento delle istituzioni ambientali o degli stakeholders.

Già il termine VIS appare improprio perché in questo caso si riferisce al rischio ed impatto sanitario di emissioni industriali e non ad una generica valutazione di impatto sanitario. La VIS dell’ISS è basata essenzialmente sul Risk Assessment delle emissioni stimate e/o misurate. Da questo punto di vista corregge l’errore metodologico della VDS nazionale su ILVA che, in presenza di valori di qualità dell’aria degli inquinanti in oggetto inferiori alla soglia, blocca il procedimento e non consente la revisione dell’AIA.

LA VIS dell’ISS è ancor più rigorosa e protettiva rispetto ai criteri della VDS Puglia che indicava come soglia di non accettabilità del rischio cancerogeno un rischio superiore a 1/10.000. Nella VIS dell’ISS vengono introdotte tre soglie differenti di non accettabilità del rischio, in funzione dell’hazard specifico. In presenza di cancerogeni in classe 1 IARC la soglia è pari a 1/1.000.000, mentre per i cancerogeni in classe 2A la soglia è pari a 1/100.000 e per i cancerogeni 2B è pari a 1/10.000. Per comprendere il caos in cui ci si trova, basti pensare che nel caso del benzo(a)pirene, per la VDS nazionale (valida solo per ILVA) la soglia è il valore obiettivo di qualità dell’aria, 1ng/m3, mentre per la VDS pugliese il valore è inferiore e di gran lunga inferiore applicando la nuova VIS dell’ISS.

È quindi necessario che le istituzioni (Ministeri della Salute e dell’Ambiente, organi tecnici (ISS, ASL, ISPRA, ARPA, CNR) ridiscutano le linee guida VIIAS e pervengano ad un testo unico condiviso, efficace per tutte le autorizzazioni ambientali. Soltanto in questo modo la tematica ambiente-salute potrà essere gestita in modo da tutelare pienamente la salute dei cittadini e nello stesso tempo fornire garanzie alle imprese, che, rebus sic stantibus, possono invece essere imputate di disastro ambientale, anche quando i limiti ambientali sono pienamente rispettati.


Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




Azioni sul documento

Intervista Assennato

Inviato da Utente anonimo il 05/10/2017 10:57

Il prof. Assennato, in virtù della sua esperienza di dieci intensi anni di direzione generale di ARPA Puglia, ha esposto con estrema lucidità l'incredibile discrepanza tra Ministero dell'ambiente e Ministero della salute sui danni sanitari connessi con l'inquinamento ambientale derivante da impianti industriale. A venti anni dall'emanazione delle norme comunitarie che hanno introdotto l'AIA Autorizzazione Integrata Ambientale per tutte le industrie europee, il Ministero dell'ambiente continua a non volere prendere in considerazione insieme al Ministero della salute i danni sanitari e i danni ambientali, il tutto a danno dei cittadini e della chiarezza normativa. Necessita un deciso intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri, magari sollecitato dal Presidente della Repubblica, per far sì che i due ministri in questione si chiudano in una stanza e ne escano solo quando avranno concordato, definito in dettaglio e firmato congiuntamente l'inserimento operativo e immediato nelle procedure di VIA, VAS e AIA della VIIAS Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario.

Strumenti personali