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Mercoledì 20 Dicembre 2017

23 esimo vertice antimafia: la lotta alla mafia ha senso


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23° Vertice Antimafia organizzato dalla Fondazione Antonino Caponnetto in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti

Si è svolto il 1 dicembre 2017, presso l’Oratorio di Santa Caterina nel comune di Bagno a Ripoli, il 23esimo vertice Antimafia, evento organizzato e promosso, ormai da molti anni, dalla Fondazione Antonino Caponnetto.

La Fondazione è nata a Firenze nel giugno del 2003 per continuare l'opera del giudice Caponnetto, scomparso nel 2002; ha sempre svolto un ruolo di “pungolo”, parlando chiaro, fondazione caponnettofacendo notare come il territorio fosse infiltrato dalle organizzazioni mafiose, al contempo ha sempre sostenuto chi ha denunciato queste situazioni, non lasciandolo solo, rischio tra i più grandi, quando si affronta la lotta alla criminalità organizzata.

In occasione del vertice, dal titolo "La lotta alla mafia ha senso", abbiamo rivolto alcune domande a Salvatore Calleri, Presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, che ci ha sottolineato come non sia scontato nel nostro Paese ricordare che è importante lottare contro la mafia e come sia importante porre l’attenzione su questo tema in tutti i territori e non solo quelli in cui, per tradizione, sono più presenti le mafie.


Uno specifico capitolo della relazione della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo è dedicato al tema della "criminalità ambientale" e si punta l'attenzione sul fatto che la gestione e lo smaltimento di rifiuti sia un ambito in cui sono fiorenti le attività criminali. Quali azioni, a vari livelli, possono essere compiute per contrastare questa situazione?

Le mafie e le forme di criminalità organizzata sono sempre più interessate a come diventare ricche con i rifiuti. Bisogna che quando si indaga sui rifiuti si voglia anche cercare la presenza delle mafie ... spesso non le si vuole trovare.

Dal suo osservatorio come giudica la situazione della Toscana?

La Toscana è una regione che purtroppo, nonostante l'impegno di tutti noi, non è ancora abituata a trattare il tema delle infiltrazioni criminali nei rifiuti. È presente la cosiddetta automertà.

Cosa s'intende esattamente con il termine automertà?

Non si tratta di un'omertà indotta, ma di un senso di vergogna che porta ad avere paura di affrontare alcuni temi quali quelli legati alla presenza della criminalità organizzata sul proprio territorio. La situazione della nostra regione non è paragonabile a quella di alcune regioni del Sud d'Italia ma nel tempo è sicuramente peggiorata. L'automertà fa sì che la popolazione, le istituzioni, la politica non prendano coscienza di quanto sta accadendo, cioè un progressivo e costante controllo del territorio da parte delle organizzazioni mafiose.

Il pentito di camorra,  Gaetano Vassallo, racconta nel libro "Cosi vi ho avvelenato" come sia nato il "business dei rifiuti" in Campania, affermando che la Toscana ha svolto un ruolo importante, sia perché da questa regione provenivano rifiuti urbani destinati ad essere smaltiti illegalmente in Campania sia successivamente come snodo per allacciare contatti con imprenditori del Centro-Nord Italia; tutto questo non dovrebbe fare riflettere?

La Fondazione Caponnetto ha tra i suoi vari scopi quello di mettere al corrente la gente che anche in Toscana si corrono dei rischi. Nel 2014 abbiamo fatto un report, molto approfondito, sui rifiuti; a differenza di quello che si scriveva fino ad allora, in quel report c'erano le dichiarazione del Procuratore Antimafia Roberti che ricordava come la Camorra, fra i vari sversamenti, avvesse anche sversato in Toscana, si parlava di sversamenti e non solo traffico di rifiuti, mostrando come questa regione abbia sempre avuto un ruolo importante nella filiera rifiuti-traffico di rifiuti-criminalità organizzata.

Allora le dichiarazioni del Procuratore Nazionale Antimafia portarono ad organizzare in Campania un convegno dove furono fatte affermazioni rivoluzionarie, oggi lo sono già meno, anche se con grande difficoltà. Il tema trattato allora era il rapporto tra rifiuti e criminalità organizzata in Toscana, tema che già nel 2001- 2002 era stato portato all'attenzione della Regione Toscana, in particolare del suo Presidente Claudio Martini, con dei miei rapporti riservati, attività a cui ha collaborato lo stesso Caponnetto; devo dire che c'è stata sottovalutazione del problema, confermando la paura di parlare di questi argomenti.

A circa due anni dall'entrata in vigore della legge 68/2015 con l'introduzione dei reati ambientali "ecoreati", può dirci, dal suo osservatorio, se i risultati che sinora ha prodotto hanno risposto alle attese?salvatore calleri

Oggi i reati ambientali, per fortuna, sono diventati reati colpiti in modo più adeguato

La legge 132/2016, che ha istituito il Sistema nazionale della protezione dell'ambiente, ha confermato che il personale ispettivo delle agenzie ambientali opera con la qualifica di polizia giudiziaria. Questa scelta, nella sua esperienza, è utile per meglio contrastare l'illegalità in campo ambientale?

È una scelta utile ma probabilmente dopo questo occorre aumentare la formazione, in quanto non sempre coloro che operano conoscono la funzione ed i limiti della polizia giudiziaria.

Oggi per contrastare l'illegalità in ambito ambientale, soprattutto nel settore della raccolta dei rifiuti, bisogna stare molto attenti alle nomine a vertici delle strutture che si occupano di raccolta dei rifiuti, perché le organizzazioni mafiose sono molto abili a piazzare persone in grado di fare i loro interessi.

Questa attenzione va rivolta sia alle società già esistenti che a quelle che si formeranno in futuro, anche a seguito dei cambiamenti che interesseranno gli ambiti territoriali ottimali, gli ATO. La criminalità organizzata oggi è bravissima ad infiltrarsi, uno degli strumenti che usa è la corruzione, un altro è utilizzare la sottovalutazione del problema da parte della società. La guardia va tenuta altissima, ogni cosa che riguarda i rifiuti interessa alle mafie e alla criminalità organizzata, quindi bisogna che tutti diano il loro contributo.

Come cittadino, prima ancora che come Presidente della Fondazione Caponnetto, che cosa si aspetta dall'attività di un'agenzia ambientale?

Mi aspetto molto. Sarebbe bello che intervenisse nelle situazioni a rischio. Occorre dotare l'Agenzia di maggiori strumenti e di una vera intelligence ambientale. Chiudo, quindi, con una proposta: perché non fare un protocollo con la Fondazione Caponnetto?


Molti dei temi affrontati con Salvatore Calleri sono stati ripresi ed approfonditi durante il vertice, dal titolo "La lotta alla mafia ha senso", che è stata occasione di confronto e momento di riflessione sulla mafia e sulle infiltrazioni mafiose in molte attività economiche non solo legate alla gestione e smaltimento di rifiuti.

Accanto ad una mafia violenta, ce ne è una, da sempre, che corrompe e fa affari, e che è pericolosa quanto quella stragista, perché si insinua nell’economia, nel commercio, nell’agricoltura e si prende anche parti delle istituzioni pubbliche.

Le attuali regole del processo penale e della procedura penale sono all’avanguardia ma non sono abbastanza efficaci per contrastare le mafie, in particolare non sono idonee a contrastarle sul piano economico. Piano sul quale dobbiamo ancora fare molto, perché le mafie dimostrano di essere "più avanti", mostrando di conoscere i meccanismi della finanza .

Questo, purtroppo, è dimostrato anche dalla loro longevità dovuta al fatto che creano consenso sociale, riuscendo a stipendiare molto persone a cui lo Stato non da un’alternativa di vita.

Se veramente vogliamo essere efficaci, bisogna fare una lotta ai patrimoni mafiosi, lotta che non si può limitare ai confini nazionali ma che deve necessariamente essere senza confine, perché riguarda il denaro investito in Europa ma anche nel resto del mondo, compresi molti paradisi fiscali.

Il recupero del patrimonio dei mafiosi all’estero, però, è attualmente per la Magistratura tra le imprese più difficili da realizzare; purtroppo senza una strategia comune, congiunta con gli altri paesi ed in particolare con l’Unione Europea, il rischio di non riuscita si prospetta alto.

Per questo è utile sensibilizzare il più ampio numero di persone, in modo che la mafia divenga anche una lotta “morale”, ogni cittadino deve diventare una “sentinella di legalità”, in questo modo il contrasto alle organizzazioni non rimane circoscritto alle associazioni contro la mafia o a parti dello Stato, in particolare Forze dell’Ordine e Magistratura, ma coinvolge l’intera popolazione, perché la lotta alla mafia ha un senso se crea speranza, se dà lavoro, se prospetta un’alternativa.

Si deve lavorare molto nel settore dell’educazione, soprattutto dei più giovani, e superare questa situazione in cui siamo ora e che mostra la società civile ancora assente, latitante e automertosa di fronte a questo tema.


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