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Venerdì 24 Novembre 2017

Cambiamenti climatici e agricoltura: come reagire?


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"Acqua, suolo e ambiente - Gestione tutela e salvaguardia del territorio" - Iniziativa della CIA a Grosseto sui cambiamenti climatici e loro effetti in agricoltura

Il Convegno dal titolo "Acqua, suolo e ambiente - Gestione tutela e salvaguardia del territorio", organizzato dalla Confederazione Italiana agricoltori (CIA) al Polo Universitario di Grosseto per celebrare i 40 anni di vita, è stata l'occasione per fare il punto sulle emergenze determinate dai cambiamenti climatici in Provincia di Grosseto e in tutta la Toscana.

Il 2017 è stato infatti caratterizzato da eventi calamitosi quali la siccità e le alluvioni che hanno causato gravi danni al settore agricolo.

Enrico Rabazzi e Giordano Pascucci, presidente provinciale e direttore regionale della CIA, hanno sottolineato che tali fenomeni non possono più essere considerati fenomeni emergenziali, vista la frequenza in cui si presentano, auspicando il passaggio da una fase di gestione emergenziale ad una di progettualità esecutiva per garantire la sopravvivenza dell'agricoltura.

studenti al convegno cia grosseto

La risorsa idrica e la difesa del suolo sono stati i temi principali dell'iniziativa, a cui hanno partecipato numerosi giovani studenti dell'Istituto Istruzione Superiore Leopoldo II di Lorena.

La CIA ha ripercorso le politiche agricole ed ambientali della Regione Toscana, denunciando ritardi ma anche sottolineando gli interventi che negli anni sono stati fatti, attraverso i Piani Regionali di sviluppo, e proponendo soluzioni per fronteggiare gli eventi calamitosi succedutesi dal 2003 ad oggi.

Sui temi in questione la Confederazione, con i suoi rappresentanti, ha voluto confrontarsi con studiosi, esperti del settore e le istituzioni per trovare soluzioni condivise capaci di progettare una nuova agri-cultura in grado di garantire la sopravvivenza rappresentanti CIAdell'agricoltura attraverso non solo la tutela e la salvaguardia dei territori agricoli ma anche con politiche comunitarie mirate a garantire la sostenibilità economica del mondo rurale, così da evitare l'abbandono dei territori.

Alcuni intervenuti hanno sostenuto che la Regione Toscana non avrebbe agevolato sufficientemente il settore, spesso limitato da richieste dell'Europa giudicate slegate dalle esigenze degli agricoltori, che hanno messo in crisi la sostenibilità economica del mondo rurale.

Sulla ormai cronica mancanza di acqua gli agricoltori hanno ricordato alla Regione Toscana la necessità, non più prorogabile, di costruire grandi e piccoli invasi che, secondo la CIA , avrebbero potuto evitare o ridurre gli effetti della siccità che nel 2017 ha falcidiato la produzione di colture, quali la vite, l'olivo, e i cereali ortofrutticoli, comportando una crisi economica che ha seriamente investito l'agricoltura della maremma ma anche dell'intera Regione.

Il Presidente Locale Rabazzi, ricordando la "Carta di Matera", ha sottolineato l'attenzione da sempre rivolta dalla CIA allo sviluppo sostenibile dei territori. In particolare per quanto riguarda la risorsa idrica, ha messo in evidenza come gli agricoltori siano consapevoli che l'acqua sia una risorsa preziosa, non illimitata, da utilizzare in modo corretto e come, di conseguenza, abbiano investito per la sua razionalizzazione nel settore di competenza. L'80% degli impianti di irrigazione, in questo ambito, sono stati infatti trasformati in impianti goccia a goccia.

A fronte del forte impegno delle aziende agricole, il Presidente ha denunciato il mancato investimento pubblico per eliminare la dispersione e lo spreco del 40% di acqua dalla rete idrica, presente ormai da anni.

Rabazzi ha chiuso il suo intervento rivolgendo un invito alle Amministrazioni locali ed alla Regione Toscana affinché prendano in considerazione la richiesta del Comitato nato a difesa del fiume Bruna di valutare il possibile utilizzo della Cava della Bartolina, a Gavorrano, come un grande invaso di riserva d'acqua, intervento non impattante da un punto di vista ambientale e che sarebbe molto gradito agli agricoltori della provincia.

prof. Mancini.jpegIl professor Marco Mancini, Direttore della Fondazione Clima e Sostenibilità (FCS), nel suo intervento ha indicato la via da seguire per fronteggiare e gestire i cambiamenti climatici e i suoi effetti in agricoltura; ha introdotto la riflessione su un nuovo modello di sviluppo “ low carbon”, capace di programmare azioni di adattamento e mitigazione in grado di reagire e anticipare gli impatti severi dei mutamenti climatici; le prime, mirate a rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici, necessariamente complementari alle seconde per ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

Il professore, mostrando i dati dell'Istituto Lamma sulle quantità e caratteristiche delle precipitazioni in Toscana nel lasso di tempo 1955-2017, ha evidenziato come le piogge, se raccolte, avrebbero potuto essere utilizzate per irrigazioni di soccorso all'agricoltura e come la risorsa acqua nella nostra regione potrebbe essere sufficiente ad evitare o mitigare, nel futuro, gli effetti negativi correlati ai periodi di siccità.

Sul tema della difesa del suolo è intervenuto Renzo Ricciardi del Genio Civile della Regione che ha illustrato le molte opere realizzate, nel corso degli anni, dalla Regione per la messa in sicurezza dei corsi d'acqua della Provincia di Grosseto, sul Bruna, Pecora, Osa, Albegna ed in particolare sul fiume Ombrone dopo gli eventi alluvionali del 2012 e 2014. Interventi non solo di ricostruzione ma anche di contenimento, in grado di fronteggiare possibili eventi calamitosi e limitare possibili danni attraverso azioni e programmi integrati degli Assessorati alle politiche agricole ed ambientali della Regione con le politiche locali.

Leonardo Marras, consigliere regionale ed ex presidente della Provincia di Grosseto, ha ricordato che, di fronte ai cambiamenti globali in atto, ciascuno deve fare la propria parte, il cittadino sia esso singolo o associato e le istituzioni. I cambiamenti climatici, causati dall'antropizzazione, non possono certamente essere fermati dalla sola Regione Toscana ma ha rivendicato, insieme all'assessore Federica Fratoni e alla dirigente del Settore Agricoltura, Stefania Nuvoli, il ruolo attivo che la Regione ha svolto attraverso politiche integrate dei due Assessorati dell'ambiente e dell'agricoltura.

Ha affermato che la Toscana non parte da zero, perché consapevole da anni che l'ambiente e l'agricoltura si salvaguardano congiuntamente attraverso una pianificazione del territorio corretta, incentrata sul divieto di consumo di suolo e sulla difesa del paesaggio (LRT 65/2014 e LRT 21/2012), e che gli indirizzi e gli incentivi della Regione contenuti negli ultimi 2 Piani Regionali di Sviluppo  (Prs 2011-2015 e Prs 2016-2020) sulle buone pratiche agricole da intraprendere in risposta alle richieste della comunità europea sono state necessarie per ottenere risorse economiche per il settore agricolo; risorse importanti per mantenere in vita l'agricoltura toscana e renderla competitiva in un mondo globale.

IMG_6954_ass. Fratoni 2.jpegL'assessore all'Ambiente ed alla difesa del suolo della Regione Toscana, Federica Fratoni, ha proseguito confermando che la Regione ha una strategia sulle politiche di cambiamento e adattamento ai cambiamenti climatici (vedi il Piano ambientale ed energetico della Regione Toscana- PAER ) volte ad evitare il rischio idraulico ed idrogeologico, ma che un livello di sicurezza totale è utopico. Ogni cittadino deve avere consapevolezza che la migliore difesa è quella data dalla conoscenza dei fenomeni.

Gli eventi estremi possono essere gestiti solo a fronte di un patto sociale, di comunità, che condivida la visione, lo scenario globale, dal quale discendano politiche territoriali locali e regionali condivise. Il mondo agricolo ha un ruolo importante in questo perché è innegabile la funzione di tutori ambientali degli agricoltori in passato e ed in futuro. Solo garantendo infatti il il presidio sul territorio è possibile garantire la difesa del suolo, dei fiumi, delle falde, delle acque superficiali e sotterranee, del paesaggio, in sintesi garantire, con continuità, la tutela e la salvaguardia dei territori che altrimenti rischierebbero l'abbandono ed il conseguente degrado.

Parole riprese dal Presidente Regionale della CIA, Luca Brunelli, che ha riconosciuto l'attenzione dei due Assessorati regionali al mondo agricolo, ma ha affermato come non sia stata sufficiente a garantire il reddito agli agricoltori e richiesto, quindi, interventi strutturali e scientifici a salvaguardia della risorsa idrica che propongano alternative di lungo termine, non soluzioni temporanee e d'emergenza, in grado di garantire l'acqua agli agricoltori del futuro. Si è infine rivolto alla politica nazionale perché intervenga a livello europeo per denunciare le sofferenze degli agricoltori.

L'Onorevole Luca Sani, presidente della XIII Commissione Agricoltura, ha illustrato le azioni messe in campo dal governo nazionale a sostegno dell'agricoltura, che "oggi è finalmente vista come alleata fondamentale dell'ambiente ed è chiamata a dare una mano contro i cambiamenti climatici".

L'Onorevole ha riconosciuto il merito della CIA di aver contribuito fattivamente sul cambio di cultura necessario a rispondere ai processi di cambiamenti climatici in atto ricordando tra le tante iniziativa della CIA quella promossa al convegno internazionale organizzato con CNR, FAO, Società geografica italiana e Accademia nazionale delle scienze all'Expo di Milano sull'emergenza del lago Ciad.

Sani si è fatto carico delle richieste di revisione delle politiche europee e nazionali per riuscire a resistere alla crisi economica del mondo agricolo, che non ha precedenti, riconoscendo le tante funzionalità svolte dall'agricoltore a difesa e tutela dei territori.

Ha convenuto con la CIA sulla eccessiva burocratizzazione con cui spesso gli agricoltori devono confrontarsi e sulla necessità di una maggiore attenzione delle politiche comunitarie e nazionali sul rischio d'impresa dell'agricoltore.

Il presidente nazionale della CIA, Dino Scanavino, ha chiuso la mattinata rivendicando il ruolo fondamentale dell'agricoltore per la salute e la salvaguardia dei territori.

Il Presidente ha invitato a riflettere sui dati dell'abbandono e sul mancato ricambio generazionale in agricoltura (solo il 35% degli agricoltori ha meno di 35 anni) ed ha denunciato la mancanza di uno studio sociologico, anche da parte delle Confederazioni degli agricoltori che fino ad oggi hanno presentato e condiviso i Piani nazionali e comunitari che hanno contribuito al raggiungimenti di questo stato di cose oggi criticato.

Ha ricordato come la PAC - Politica agricola comune, che avrebbe dovuto costituire il progetto dello sviluppo delle politiche agricole, si sia trasformata in una sommatoria di bilanci che non rispondono più alle esigenze del mondo agricolo, che non si interrogano più su cosa significhi abitare un territorio rurale e cosa sia necessario per non abbandonarlo.

E in risposta ai cambiamenti climatici, ha ricordato come la "Carta di Matera"  proponga al mondo intero di investire in una maggiore agricoltura, di monetizzare le multifunzionalità dell'agricoltore e così garantire uno sviluppo sostenibile rispettoso dell'ambiente e della biodiversità.

"I cittadini, le associazioni, i politici e le istituzioni devono garantire una dignità al mondo agricolo, devono riconoscere il reddito per le imprese agricole attraverso investimenti in servizi ed infrastrutture capaci di scongiurare l'abbandono dei territori" ha concluso Scanavino, "perché nel futuro si potrà anche avere un'agricoltura senza agricoltori ma così facendo i territori non saranno più difesi e si rischierà di perdere il ruolo rivestito dall'agricoltore cioè quello di custode dell'ambiente, della biodiversità, della bellezza e della vita del nostro pianeta".


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