Vai ai contenuti. | Spostati sulla navigazione

Sei in: Home Notizie ARPATnews 2017 179-17

Dove Siamo

 
ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Lunedì 13 Novembre 2017

La depurazione idrica: tra criticità ed opportunità


RSS

Un convegno nazionale promosso da Legambiente

Si è svolto il 20 ottobre 2017 a Firenze il convegno promosso da Legambiente “La depurazione idrica in Italia: da criticità ad opportunità”. La giornata è stata organizzata attraverso tre sessioni tematiche: la prima, dedicata allo stato dell’arte e alle criticità della filiera della depurazione, ha visto la partecipazione degli enti e delle autorità, mentre la seconda ha dato voce ai gestori ed al loro punto di vista; la terza sessione, infine, ha presentato le soluzioni innovative in materia.

Lo stato della depurazione in Italia è stato illustrato da Silvana Salvati di ISPRA: al 31/12/2014 in Italia erano presenti 3.132 agglomerati, con carico generato maggiore o uguale a 2.000 a.e. e 5.864 impianti di trattamento, di cui 3.924 connessi alla rete fognaria. Il carico generato prodotto dagli agglomerati con oltre 2.000 a.e. sul territorio nazionale risulta pari a 77.422.701 a.e. di cui circa 94% convogliato in rete fognaria, 5% trattato con sistemi individuali ed 1% non collettato. Quanto ai sistemi di depurazione circa l’88% dell’intero carico prodotto risulta depurato.

Per accelerare l’adeguamento infrastrutturale del sistema depurativo italiano, ancora fortemente carente soprattutto in alcune parti del Paese, sono state stanziate molte risorse e da ultimo il Governo ha nominato, e reso operativo da luglio scorso, un Commissario Straordinario a cui compete il compito di coordinare e realizzare gli interventi oggetto delle procedure di infrazione comunitaria che l’Italia ha ricevuto per la gestione delle acque reflue urbane. Fabio Trezzini, dell’Ufficio del Commissario, ha raccontato i primi mesi di lavoro ed ha illustrato la tabella di marcia per i prossimi anni. Tra le criticità che secondo Trezzini hanno impedito al sistema di andare avanti e quindi di risolvere le carenze ancora presenti da una parte ci sarebbe l’incapacità di alcune amministrazioni di portare avanti le opere progettate, poi la mancanza di un’adeguata progettualità ed infine la presenza di soggetti attuatori che non hanno avuto poteri straordinari necessari per portare avanti le opere.

intervento Autorità idrica puglieseNicola Giorgino, presidente dell’Autorità idrica pugliese, ha presentato la situazione della regione Puglia, dove un percorso sinergico tra i vari enti competenti in tema di servizio idrico integrato (Regione, Gestore, Ente di governo d’ambito) ha permesso, dal 2003 ad oggi, di procedere verso la realizzazione di un servizio di depurazione strutturalmente adeguato ed efficiente in tutto il territorio regionale dove un sistema di depurazione risulta completamente assente in tre agglomerati (Porto Cesareo, Monte S. Angelo e Sava Manduria).

Luca de Giorgio, della Commissione qualità acque reflue di Utilitalia, la Federazione che riunisce le Aziende operanti nei servizi pubblici dell'Acqua, dell'Ambiente, dell'Energia Elettrica e del Gas, ha presentato il problema del trattamento e riutilizzo dei fanghi di depurazione, ovvero un prodotto “inevitabile” della depurazione: 1 abitante equivalente produce in media 17/18 kg di fango all’anno, secondo l’indagine Utilitalia sui fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane. Mentre in Francia e Gran Bretagna si riutilizza in agricoltura fino all’80% dei fanghi prodotti dalla depurazione, in Italia non si arriva al 60% (secondo i dati dell’indagine sopra citata); per permettere e facilitare il riutilizzo di questa risorsa biologica si rendono pertanto necessari un aggiornamento ed una uniformità del quadro normativo nazionale, anche alla luce della recente sentenza della corte di cassazione.

La seconda sessione ha visto la partecipazione di rappresentanti di 3 diversi gestori del servizio idrico integrato: Publiacqua (Medio Valdarno Toscana), Cap Holding (Provincia Milano) e Nuove Acque (Alto Valdarno Toscana).

Simone Caffaz di Publiacqua ha presentato la tipologia dei controlli effettuati negli impianti di depurazione di competenza dell’azienda, dallo Smart metering, cioè la modalità automatica di acquisizione da remoto dei dati di consumo e gestione remota dei contatori, ai sistemi IRTC (Intelligent Real Time Controller). Negli ultimi anni l’azienda si è attivata per realizzare sistemi di automazione dei processi efficienti ed economicamente vantaggiosi, con lo scopo di incrementare la rimozione dell’azoto negli impianti, attraverso l’uso di sensori di ammonio e nitrato di ultima generazione applicati in particolare al processo di aerazione intermittente.

Cap Holding ha attivato rapporti con diverse Università italiane per sviluppare e implementare tecnologie che portino alla riconversione dei suoi depuratori tradizionali in bioraffinerie. Tra le attività, citate da Davide Scaglione della Cap, troviamo il recupero di struvite (fertilizzante fosfato di ammonio magnesiaco) o la produzione di VFA (acidi grassi volatili) da fanghi, da utilizzare come fonte di carbonio esterno o per la produzione di bioplastiche. Il progetto portato avanti sul depuratore di Bresso Niguarda riguarda invece la produzione di biometano da reflui fognari.

Omar Milighetti di Nuove Acque ha riportato al centro della discussione la problematica dei fanghi di depurazione e l’attuale situazione di stallo che impedisce di fatto il loro riutilizzo agronomico. A tal proposito auspica l’adozione di piani di azione e politiche territoriali volte a potenziare o realizzare impianti specializzati nel trattamento e valorizzazione di fanghi che possano consentire ai gestori di mantenere una filiera corta, favorendo il recupero di materia, e contenere anche i costi di gestione ed i conseguenti incrementi tariffari e aggravi di costi ambientali.

logo smart plantLa terza sessione, infine, è stata finalizzata a presentare alcune soluzioni innovative in materia di depurazione; Francesco Fatone, dell’Università Politecnica delle Marche, ha introdotto alcuni degli impianti dimostrativi che sono oggetto di innovazioni europee nell’ambito del programma Horizon2020 e che hanno l’obiettivo di essere replicabili in Europa ed oltre a breve-medio termine. Tra questi, quelli rientranti nel progetto SMART-Plant (Scale-up of low-carbon footprint MAterial Recovery Techniques in existing wastewater treatment PLANTs) che mira all’ottimizzazione degli impianti esistenti e il recupero di risorse (come cellulosa, biopolimeri, fertilizzanti e acqua) e la successiva produzione di beni di consumo, tra cui biocompositi per l’edilizia.

Beatrice Pucci, di Hydrogea Vision srl, ha presentato il caso dell’area progettuale di Ostia, nel Comune di Roma, dove l’intervento in atto presso il depuratore ha diversi obiettivi:

  • affinare parte dell’effluente del depuratore con conseguente miglioramento qualitativo delle acque superficiali;
  • riqualificare dal punto di vista ambientale e paesaggistico l’area, secondo criteri di sostenibilità,
  • incrementare la biodiversità,
  • creare corridoi ecologici,
  • realizzare servizi a carattere ricreativo per la cittadinanza affiancati da percorsi didattici e aree di ricerca.

Grazia Masciandaro del CNR-ISE di Pisa ha parlato del fitotrattamento applicato ai fanghi derivanti dalla depurazione di acque reflue civili. Si tratta di una tecnologia adattabile a diverse zone climatiche e scalabile in base alle dimensioni degli impianti; inoltre è trasferibile ad altri contesti, come i fanghi di potabilizzazione e quelli provenienti da digestori anaerobici.

Sistema di fitodepurazione per sfioro fognario realizzato a Gorla Maggiore (VA), progettato da IRIDRAInfine, Riccardo Bresciani e Giulio Conte di IRIDRA hanno presentato il caso di Gorla Maggiore (Varese), primo caso in Italia di soluzione “nature-based” per il trattamento delle acque di sfioro di rete fognaria mista mediante sistemi di fitodepurazione (nell'immagine a fianco Sistema di fitodepurazione per sfioro fognario realizzato a Gorla Maggiore (VA), progettato da IRIDRA). Ad eccezione delle acque nere inviate al depuratore, tutte le acque di sfioro, comprese quelle di prima pioggia, vengono depurate all’interno del sistema; le acque di seconda pioggia vengono inviate direttamente ad una zona umida che ne assicura il miglioramento qualitativo.


Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




— archiviato sotto: , ,
Azioni sul documento
Strumenti personali