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Venerdì 27 Ottobre 2017

Conferenza HARMO 18: prospettive e sviluppi della modellistica sulla qualità dell'aria


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Intervista a Silvia Trini Castelli, responsabile per il CNR-ISAC dell'organizzazione dell'evento

Dal 9 al 12 ottobre 2017 si è svolta a Bologna, presso l'Area della ricerca del CNR, la Conferenza HARMO 18 dedicata all'armonizzazione dei modelli di dispersione degli inquinanti in atmosfera a fini regolatori.

La Conferenza, che si ripete periodicamente dal 1991 per iniziativa di un gruppo di specialisti di livello internazionale, si pone l'obiettivo generale di favorire l'interscambio di idee ed esperienze tra i tecnici, gli operatori e i decisori pubblici e privati al fine di pervenire a pratiche condivise nell'impiego di questi strumenti di stima, diagnosi e prognosi dello stato della qualità dell'aria e dell'impatto sull'atmosfera delle attività antropiche.

La Conferenza non vuole essere solo un simposio di specialisti, ma anche un luogo di confronto operativo nell'ottica della più efficace attuazione delle direttive europee in materia di valutazione di impatto ambientale e di gestione della qualità dell'aria.

Silvia Trini Castelli - CNR-ISACHARMO 18 è stata co-organizzata dall'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISAC) e dal Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Bologna.

Abbiamo rivolto alcune domande in merito agli esiti della Conferenza HARMO 18 ed alle prospettive del settore alla Dott.ssa Silvia Trini Castelli, responsabile per il CNR-ISAC dell’organizzazione di questo importante evento (a fianco una sua foto) e che al termine della conferenza è stata eletta nuovo presidente del comitato di direzione della “Harmo Iniziative”, tra le cui attività rientra l’organizzazione della serie di conferenze HARMO.


Quali sono a suo giudizio i temi scientifici più rilevanti che sono stati trattati nel corso di HARMO 18?

Oltre alle tematiche storiche relative alla valutazione e validazione dei modelli di qualità dell’aria, alla valutazione di impatto ambientale ed all’applicazione della modellistica per le direttive sulla qualità dell’aria, si sono consolidate tematiche scientifiche emergenti, a cui è stato dato ampio spazio di discussione all’interno dell’HARMO18.

Mi riferisco all’uso della modellistica nella gestione degli interventi in caso di rilasci accidentali o intenzionali ed in situazioni di emergenza, alla simulazione della dispersione di inquinanti in condizioni complesse quali le aree urbane, alla valutazione dell’esposizione all’inquinamento e dell’impatto sanitario.

In particolare, nelle edizioni più recenti della conferenza, ha assunto un ruolo via via più importante lo sviluppo di modellistica per l’identificazione delle sorgenti di inquinamento a partire dai dati di concentrazione.

Inoltre, una nuova tematica di ricerca introdotta nell’HARMO18 è relativa allo studio modellistico degli effetti di sistemi passivi di controllo dell’inquinamento, quali aree verdi in ambiente urbano.

È evidente che le tematiche trattate sono molto articolate ed interconnesse e trovano continuo nutrimento negli aspetti più prettamente scientifici, di studio dei processi fisici e sviluppo di nuove parametrizzazioni.

platea convegno

(L'aula magna dell'Area della ricerca del CNR di Bologna in un momento della Conferenza HARMO 18)

Tra le tante questioni affrontate, quali ritiene siano di maggior interesse per gli utilizzatori "sul campo", quali i tecnici delle Agenzia regionali per l'ambiente ed i consulenti delle aziende chiamati a redigere studi con modelli di dispersione degli inquinanti in atmosfera?

Sicuramente l’uso della modellistica di qualità dell’aria in applicazione alle direttive Europee di contenimento e riduzione dell’inquinamento. Lo strumento modellistico fornisce anche un supporto determinante nella previsione della dispersione da rilasci accidentali, che spesso le Agenzie Regionali per l’Ambiente sono chiamate a monitorare.

Ritengo inoltre fondamentale fare riferimento al concetto del ‘fit-for-purpose’, ovvero l’adozione di approcci modellistici diversi in funzione della scala, del tipo e della complessità del problema da gestire. Lo strumento modellistico deve essere adeguato allo scenario in studio ed ai processi che lo caratterizzano.

La modellistica numerica offre un ampio spettro di metodologie. Se i modelli più semplici sono di facile applicazione ed offrono risposte rapide, i modelli più avanzati assicurano una riproduzione più corretta e completa dei fenomeni fisici. Risorse computazionali adeguate sono sempre più accessibili e con esse diventano più fruibili i modelli più avanzati.

È importante che si mantenga vivo il colloquio scientifico tra i modellisti ed i tecnici e consulenti che utilizzano i modelli per lo studio della dispersione di inquinanti in atmosfera. Questa è una delle finalità principali dell’Harmo Initiative.

Come si colloca, a suo parere, il livello del contributo italiano al dibattito sulla qualità e sulle prestazioni di questi strumenti? E, in tale contesto, quale è o potrebbe essere l'apporto del sistema delle Agenzie regionali per l'ambiente?

Il contributo italiano è di alto livello ed è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale. I nostri scienziati partecipano attivamente alle attività comunitarie, per esempio nell’ambito dell’iniziativa FAIRMODE (Forum for Air Quality Modelling), ed ai progetti di cooperazione internazionale, quali i programmi delle COST Actions, gli INTERREG, fino ai progetti Horizon2020.

Le Agenzie Regionali per l’Ambiente sono spesso partner in queste attività e rivestono un ruolo fondamentale, di connessione e scambio tra la comunità della ricerca scientifica, i portatori di interesse e i decisori.

Per i modellisti è di primaria importanza ricevere riscontri sulle necessità e le criticità affrontate dagli operatori che utilizzano i modelli, per contribuire insieme allo sviluppo ed al miglioramento della modellistica. L’Harmo Initiative e le conferenze HARMO vogliono essere una piattaforma su cui consolidare questa cooperazione virtuosa.

intervento convegno

(Conferenza HARMO 18: una delle comunicazioni del prof. Steven Hanna)

Come noto, molti Paesi (a partire dagli USA) si sono dotati negli ultimi 20-30 anni di documenti tecnici di indirizzo (in forma di linee guida o manuali di buone pratiche) per supportare gli operatori nella scelta e nell'uso appropriato dei modelli. In Italia, a parte due norme UNI di oltre 15 anni fa ed un meritorio lavoro condotto in passato dall'APAT e dall'ISS, non disponiamo di un'organica documentazione tecnica, condivisa e autorevole; per di più la recente revisione del testo unico ambientale ha abrogato il previgente DPCM del dicembre 1988 che per la prima volta aveva introdotto il ricorso a tali strumenti nella normativa italiana, nell'ambito dei procedimenti VIA. Iniziative come HARMO 18 possono, ed in che modo, svolgere un ruolo di stimolo nei confronti del sistema delle Agenzie regionali per l'ambiente e del Ministero dell'Ambiente per colmare tale lacuna?

L’Harmo Initiative e le relative conferenze possono senz’altro essere non solo un luogo di confronto ma anche un collettore delle linee guida per l’applicazione degli strumenti modellistici. Sempre più sovente tra i risultati di progetti e collaborazioni Europei nell’ambito delle attività citate prima, viene proposta documentazione dettagliata contenente linee guida e indicazioni di buone pratiche. Nell’ambito di sessioni dedicate, durante le conferenze HARMO questo tipo di risultato è stato, e continuerà ad essere, presentato e discusso.

La formalizzazione delle linee guida suggerite dal lavoro di ricerca in documenti tecnici di indirizzo non può che essere attuata proprio dalle Agenzie Regionali per l’Ambiente e, quindi, dal Ministero dell’Ambiente.

Vorrei concludere con un invito a ciò che nei Paesi Bassi definiscono ‘samenwerken’, ovvero: lavorare insieme, collaborare, per raggiungere il migliore dei risultati.

Intervista a cura di Antongiulio Barbaro - ARPAT


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Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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