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Venerdì 20 ottobre 2017

Gessi a Gavorrano: esiti del Dibattito pubblico


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Intervista a Chiara Pignaris, Responsabile del Dibattito pubblico

La fase di svolgimento del Dibattito Pubblico sull’uso dei gessi per il ripristino di siti di attività estrattive si è conclusa ufficialmente il 29 giugno 2017; la relazione finale, approvata dall'Autorità per la partecipazione, è stata pubblicata sul Burt del 27/09/2017 (Supplemento n. 137 alla Parte II); i proponenti hanno ora tempo fino a Natale per elaborare la risposta.

Per sapere come è andato il Dibattito, abbiamo rivolto qualche domanda a Chiara Pignaris, Responsabile del Dibattito stesso.


Chiara PignarisIn una nostra Arpatnews abbiamo presentato il Dibattito pubblico sull’uso dei gessi per il ripristino di siti di attività estrattive, descrivendo le sue principali tappe. Come sono andati gli ultimi incontri?

Al contrario dei primi incontri, che sono stati principalmente informativi sebbene abbiano sollecitato molte domande dei partecipanti, negli ultimi due incontri i cittadini hanno avuto un ruolo da protagonisti.

L’incontro del 14 giugno, finalizzato ad individuare i criteri per orientare la scelta della cava più idonea ad ospitare i gessi chimici derivanti dal processo di produzione del biossido di titanio, ha visto il lavoro di 5 tavoli molto affollati nei quali i cittadini hanno espresso considerazioni su quattro aree tematiche: ambiente, mobilità, aspetti socio-economici, paesaggio e usi futuri.

Con l’aiuto di facilitatori e di esperti delle diverse materie, i partecipanti hanno valutato i pro e i contro delle due ipotesi localizzative (cava Vallina e cava Bartolina) ed hanno espresso le preoccupazioni ancora in essere e alcune proposte per superarle. Gli esiti dei tavoli sono poi stati riassunti in plenaria e raccolti in un report.

L’ultimo incontro del 29 giugno ha avuto invece l’obiettivo di valutare le metodologie sperimentate durante il percorso, coinvolgendo in particolare i cittadini che avevano partecipato a più appuntamenti.

I contributi, in questo caso, sono stati stimolati da due “osservatori esterni” esperti di comunicazione ambientale e processi partecipativi: la Prof. Liliana Cori del CNR di Pisa, antropologa esperta in comunicazione ambientale, e Andrea Pillon di Avventura Urbana, consulente del MIT per il Regolamento attuativo del Dibattito Pubblico nazionale.

L’incontro ha permesso di approfondire alcune questioni determinanti nei processi partecipativi che hanno a che fare con possibili impatti ambientali: l’accessibilità delle informazioni, la comprensione dei linguaggi, il ruolo dell’expertise, il concetto di terzietà.

Partecipanti al DibattitoOra che il Dibattito si è concluso, cosa ci può raccontare circa la partecipazione dei cittadini al suo svolgimento?

Il Dibattito Pubblico sui gessi rossi ha coinvolto complessivamente 365 persone, la maggior parte delle quali appartenenti ad associazioni ambientaliste e comitati locali oppure semplici cittadini.

Gli incontri hanno visto anche una corposa partecipazione dei lavoratori della Huntsman-Venator e la presenza di diversi amministratori pubblici e consiglieri comunali, oltre ad una ventina di rappresentanti di sigle sindacali.

Riguardo alla provenienza dei partecipanti, il DP sembra aver raggiunto l’obiettivo di dare alla discussione sull’uso dei gessi una dimensione intercomunale: accanto a 91 cittadini gavorranesi si è vista la presenza di 75 abitanti di Follonica, 56 di Roccastrada, 35 di Scarlino e 22 di altri Comuni (53 non hanno indicato però la residenza).

L’incontro più numeroso è stato il terzo, che ha visto 150 persone impegnate a valutare le due opzioni localizzative. Molto alto è stato anche l’interesse per il sito Web attivato su Open Toscana Partecipa, che in pochi mesi ha superato le diecimila visite. I tavoli di discussione virtuale invece non sono mai riusciti a decollare.

Anche la quantità dei contributi scritti raccolti è stata corposa: sono stati inviati all’indirizzo email della Responsabile 13 Quaderni degli attori ed altre riflessioni per un totale di oltre ottanta pagine.

Quali sono le principali questioni emerse dal percorso?

Il confronto ha permesso di individuare le questioni che preoccupano maggiormente i cittadini, in riferimento sia alle possibili ricadute a livello locale (nell’area intorno alle due cave) sia in relazione ad una dimensione territoriale più ampia.

Ha inoltre contribuito a chiarire meglio la normativa in materia e i termini della questione, raccogliendo risposte ad oltre trenta domande complesse avanzate dai cittadini e dai rappresentanti delle associazioni e producendo una ventina di documenti di approfondimento: dossier, sintesi, schede informative, presentazioni elaborate da esperti.

Nonostante le rassicurazioni dei promotori sulla non pericolosità dei gessi, molte preoccupazioni sono rimaste, procucendo una serie di richieste e condizioni per entrambi i siti. In particolare per la Cava Bartolina, che è del tipo “a fossa” e molto profonda (oltre 70 metri dal piano campagna), i cittadini hanno chiesto ai proponenti di chiarire quali soluzioni intenderebbero realizzare al fine di escludere, sia nell’immediato che nel futuro lontano, un contatto tra i gessi e il fiume Bruna che si trova distante circa 100 metri dalla cava e sfocia a Castiglion della Pescaia. Qualora invece la scelta dovesse orientarsi sulla cava di Vallina, hanno chiesto soluzioni per assicurare la stabilità dei versanti, evitare il contatto con le acque di risalita, valorizzare la qualità naturalistica del luogo, evitare il passaggio dei camion dalla frazione di Filare.

Più in generale, ai proponenti è stato chiesto di ampliare gli studi del comportamento dei gessi nell’ambiente con modalità di analisi svolte da laboratori indipendenti e di attuare sistemi di monitoraggio anche dopo le operazioni di ripristino che siano accessibili ai cittadini.

Come valuta la metodologia sperimentata nei vari incontri? È risultata efficace?

Le metodologie partecipative sono state ideate insieme a MHC_progetto territorio, società incaricata dell’organizzazione del Dibattito Pubblico, che ha curato anche tutti gli strumenti di informazione e comunicazione, a partire dal Dossier di dibattito consegnato a tutti i partecipanti e messo a disposizione presso i punti informativi.

Abbiamo pensato di gestire gli incontri con modalità diverse perché nei primi due incontri era necessario fornire ai cittadini informazioni su questioni complesse e molto tecniche, mentre nel terzo incontro l’obiettivo era soprattutto di raccogliere i punti di vista dei partecipanti sulle due possibili opzioni localizzative.

La scelta è risultata efficace ma forse per esaurire il desiderio dei cittadini di esprimersi sarebbero serviti incontri un po’ più lunghi. Non è facile riassumere i concetti in modo sintetico quando le questioni sono complicate e magari non si è molto abituati a parlare in pubblico, per questo avevo dato la massima disponibilità ad incontrare i cittadini anche su appuntamento ma ho ricevuto solo una richiesta.

Gli esiti e le conclusioni del Dibattito di Gavorrano in che modo e da chi saranno utilizzate?

Il mio rapporto finale è già stato pubblicato sul Burt quindi entro 90 giorni, ovvero entro Natale, i proponenti devono dare una risposta motivata dichiarando cosa intendono fare a seguito del DP e come intendono utilizzarne i risultati nelle scelte che riguardano il possibile ripristino delle due cave. Tale dichiarazione è inviata al Consiglio regionale e alla Giunta che provvede a pubblicarla sul Burt.

Dato che in questo DP i proponenti sono due, il Comune di Gavorrano e la Huntsman-Venator, la risposta potrà essere declinata in modo differente a seconda dei diversi ruoli. Nella mia relazione ho cercato di puntualizzare bene le questioni su cui i proponenti sono invitati a pronunciarsi, perché essendo un dibattito svolto in una fase molto iniziale, in cui non c’è ancora un progetto né uno studio di fattibilità, c’è il rischio che possano giungere risposte troppo generiche.

Incontro 29 giugno 2017L’incontro pubblico del 29 giugno è stata l’occasione per valutare nel suo complesso lo strumento del DP e, quindi, anche dello specifico dibattito di cui oggi trattiamo. Quali valutazioni sono emerse in questa sede?

Bisogna premettere che un Dibattito Pubblico si conclude solo nel momento in cui arriva la risposta del proponente, quindi il 29 giugno i cittadini non avevano ancora gli elementi per valutare l’efficacia complessiva dello strumento. L’incontro è stato però molto interessante perché ha permesso di raccogliere un feedback sul gradimento delle metodologie utilizzate e diversi suggerimenti utili ad organizzare meglio eventuali altri Dibattiti Pubblici su temi conflittuali.

In particolare è emerso che per garantire autorevolezza a questi percorsi la trasparenza e la terzietà diventano fondamentali. Purtroppo gli esperti, anche quando appartenenti a strutture universitarie o di ricerca, non sono quasi mai percepiti come indipendenti ma il problema è difficolmente risolvibile, se non si vuole trasformare il dibattito in una sorta di arena di scontro tra studiosi di parte.

Credo che per recuperare la fiducia nella scienza e nell’expertise non resti che intensificare gli scambi tra cittadini ed esperti e avvicinare i linguaggi, con umiltà e molta pazienza.

Ma forse si può rendere anche più trasparente e partecipata la modalità di selezione degli esperti. Si potrebbero istituire ad esempio degli elenchi pubblici qualificati ai quali attingere (come avviene nei procedimenti arbitrali internazionali in campo energetico), composti tramite una call anche su proposta di associazioni e comitati.

Durante l’incontro i proff. Giovanni Allegretti e Francesca Gelli dell’Autorità regionale per la partecipazione hanno presentato anche i primi esiti dei questionari somministrati ai partecipanti in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche (tesi di dottorato del Dott. Giandiego Carastro). Da questi si evince che la maggior parte dei partecipanti (88%) ha valutato la discussione utile e si è sentita coinvolta e ha gradito sia gli interventi di esperti sia le discussioni tra persone che la pensavano diversamente.

Le conclusioni sono state affidate all’Assssore regionale Vittorio Bugli, che si è impegnato ad approfondire i nodi evidenziati nel percorso di revisione della legge sulla partecipazione.


Tutti i documenti prodotti e i video degli incontri sono a disposizione nella piattaforma Web regionale Open Toscana Partecipa


Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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