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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Mercoledì 13 Settembre 2017

Il rendiconto della Commissione "Bratti"


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Commissione di inchiesta parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati

Si è svolta ieri, 12 settembre, presso la Sala della Regina di Montecitorio, l'illustrazione, da parte della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, composta da 15 senatori e 15 deputati di tutti i gruppi parlamentari, (la cosiddetta Commissione "Bratti", dal nome del suo Presidente, l'on. Alessandro Bratti),  dei contenuti della relazione: "L'inchiesta tra dati e risultati. Rendiconto sull'attività svolta dal 9 settembre 2014 al 30 giugno 2017".

Il convegno si è svolto con il contributo, tra gli altri, del presidente del Senato, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, del presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione.

La relazione rappresenta un documento innovativo di 'accountability' che, oltre a riportare sotto un profilo quantitativo i lavori svolti dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, contiene elementi di valutazione sulla efficacia dell'attività compiuta su situazioni particolarmente problematiche nelle diverse zone del paese, illustrandone i risultati raggiunti anche tramite la valutazione dell'impatto prodotto sulle attività parlamentari.

La Commissione è stata istituita con la legge n. 1 del 7 gennaio 2014 con i seguenti compiti:

  • Svolgere indagini atte a fare luce sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti,
  • Individuare le connessioni tra attività illecite e altre attività economiche, in particolare il traffico di rifiuti su scala locale,
  • Individuare attività illecite connesse al traffico illecito transfrontaliero,
  • Verificare la eventuale sussistenza di comportamenti illeciti da parte della PA,
  • Verificare la sussistenza di attività illecite relative ai siti inquinati, alle attività di bonifica e alla gestione dei rifiuti radioattivi,
  • Verificare la sussistenza di attività illecite relative alla gestione degli impianti di depurazione delle acque e alle gestione dello smaltimento fanghi e reflui,
  • Verificare la corretta attuazione della vigente normativa sui rifiuti pericolosi.

I principali filoni di indagine che sono stati seguiti nei circa tre anni di lavoro svolto hanno riguardato:

  • lo stato di avanzamento delle bonifiche nei SIN (Siti inquinati in bonifica di interesse nazionale). Il lavoro della Commissione ha interessato, tra gli altri, quelli di Bussi sul Tirino (Abruzzo), di Casale Monferrato (Piemonte), di Cengio-Saliceto e di Cogoleto (Liguria), di Porto Marghera (Veneto), di Trieste e di Grado e Marano (Friuli Venezia-Giulia), dei Laghi di Mantova e polo chimico (Lombardia), del Basso bacino del fiume Chienti (Marche), della Valle del Sacco (Lazio), di Taranto, di Brindisi, di Manfredonia e di Bari (Puglia), di Piombino, di Orbetello, di Livorno e di Massa (in Toscana), di Bagnoli e di Napoli orientale (Campania), nonché di Sesto San Giovanni, di Pioltello e Rodano e di Broni (Lombardia), presso i quali sono stati effettuati sopralluoghi e incontri con rappresentanti delle comunità locali e soggetti attuatori delle bonifiche. Si è inoltre predisposta una relazione che tenesse conto delle problematiche relative alle bonifiche dei poli chimici: il «Quadrilatero del Nord» (Venezia-Porto Marghera, Mantova, Ferrara, Ravenna).
    Analoga attenzione è stata rivolta, sempre relativamente al tema delle bonifiche, ai siti ospitanti l’azienda chimica Caffaro, per cui è imminente la presentazione di una relazione.
    Un ulteriore contributo molto importante e dettagliato è stato fornito per una vicenda tutt’ora aperta, che ha riguardato l’inquinamento delle acque di falda in una zona ampia del Veneto a causa della presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS).
    Con riguardo alla Puglia, una particolare attenzione è stata dedicata alla vicenda della bonifica del SIN di Taranto, legata alla presenza degli stabilimenti dell’ILVA, ma anche alla situazione del deposito di rifiuti di Statte;
  • Il traffico transfrontaliero dei rifiuti;
  • il Decomissioning delle centrali e la gestione dei rifiuti radioattivi;
  • il mercato del riciclo, su cui la Commissione ha sviluppato un confronto di ampio respiro, con l’audizione dei maggiori consorzi nazionali, obbligatori e non, al fine di approfondire i temi delle verifiche e dei controlli effettuati sulla governance delle strutture, sul rispetto dei requisiti minimi dei sistemi collettivi, delle modalità del controllo e della verifica sul raggiungimento degli obiettivi di raccolta, della qualità del trattamento dei rifiuti, delle tipologie di verifiche effettuati sui bilanci e sui dati economici comunicati dall’autorità di controllo, nonché sull’esistenza di criticità nella filiera, in conseguenza delle quali avviene una fuoriuscita di rifiuti eventuali dal circuito del consorzio; quello sugli impianti di depurazione delle acque e sul trattamento dei fanghi, nonché sullo stato dei relativi impianti, tema sul quale la Commissione ha promosso un’intensa opera di raccolta dati al fine di pervenire ad una mappatura esaustiva degli impianti esistenti, con l’indicazione delle principali criticità esistenti in termini di gestione e funzionamento;
  • le cosiddette navi a perdere, tematica sulla quale permangono ancora molti punti da chiarire, riguardo alla quale la Commissione ha disposto la desecretazione di molti atti acquisiti nel corso delle trascorse legislature e promosso una serie di attività di verifica che hanno riguardato anche importanti vicende irrisolte, come il “caso Alpi”;
  • lo stato di attuazione della legge (68/2015) sui delitti ambientali;
  • l'analisi territoriale del ciclo dei rifiuti (Sicilia, Liguria, Veneto, Lazio, Campania e Toscana).

La Commissione ha effettuato 285 ore di riunioni in sede, 54 missioni, ha organizzato 15 convegni, acquisito 4.371 documenti, di cui 340 segreti e riservati, per un totale di 418.160 pagine.

In sede sono state svolte numerose audizioni, che hanno coinvolto i principali soggetti interessati alle tematiche trattate, dal Ministro dell'Ambiente al Presidente dell'Autorità anticorruzione, da vari rappresentanti della magistratura e delle forze dell'ordine ai vertici delle imprese e delle associazioni di categoria. Durante le missioni, che hanno interessato varie zone d'Italia, sono state effettuate 35 audizioni, di cui sono disponibili i resoconti sommari e stenografici, sentendo decine di soggetti: Prefetture, Procure, Enti locali, Forze di polizia, Agenzie ambientali, Imprese, Sindacati, Associazioni e Comitati, ecc.

Sono state prodotte 12 relazioni, già approvate e pubblicate, ed altre 7 sono in corso di predisposizione, sui principali temi di indagine seguiti.

In alcuni casi il lavoro della Commissione non ha avuto "solo" un fondamentale ruolo conoscitivo su un fenomeno così complesso e importante, ma ha anche avuto effetti concreti, come si indica nella seguente slide della presentazione dell'on.Bratti) ad esempio sulle questioni ambientali connesse a prospezione, produzione e trasporto di idrocarburi in Basilicata).

Questo è stato possibile, grazie ad una interpretazione proattiva della Commissione d’inchiesta, caratterizzata, non solo da una funzione di "denuncia", ma, anche, di supporto all’attività del legislatore, di capacità d’ascolto anche dei soggetti non istituzionali e di un nuovo metodo di comunicare il lavoro istituzionale.

I dati relativi all’attività svolta dalla Commissione sono conservati presso la segreteria e presso l’archivio della Commissione, nonché su Internet. La Commissione non dispone di un sito proprio, in quanto tutti gli atti per i quali è autorizzata la pubblicità - che costituiscono veramente un patrimonio enorme di informazioni - sono disponibili sul sito della Camera dei deputati, alla pagina http://parlamento17.camera.it/159


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