Vai ai contenuti. | Spostati sulla navigazione

Sei in: Home Notizie ARPATnews 2017 115-17

Dove Siamo

 
ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
Martedì 11 Luglio 2017

Ambiente e salute: il ruolo dell'epidemiologia ambientale


RSS

L'epidemiologia ambientale può giocare un importante ruolo di collante, ma ha bisogno di collaborare con molte figure professionali fondamentali

In questo numero presentiamo la prima parte dell’intervista a Fabrizio Bianchi, Dirigente di ricerca del Consiglio Nazionale delle ricerche e responsabile del reparto di epidemiologia ambientale e registri di patologia dell’Istituto di Fisiologia Clinica (Pisa).

Bianchi ha coordinato numerosi progetti Europei e nazionali, ultimi quelli CCM del Ministero della Salute sul rischio di esposizione da arsenico in aree con inquinamento antropico o naturale, sul rischio riproduttivo in siti inquinati; è coautore inoltre dello Studio nazionale SENTIERI e delle linee guida per la Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS). In Toscana è responsabile del Registro Difetti Congeniti e di quello Malattie Rare, nonché membro del Coordinamento regionale su ambiente e salute della Regione.


Un’agenzia come la nostra ha come compito primario il controllo dell’ambiente e la diffusione di informazioni, dati, notizie su di esso. Spesso, però, i cittadini ci chiedono quali implicazioni hanno per la salute i dati che diffondiamo e questo non rientra fra le nostre competenze. Ambiente e salute sono in effetti due “mondi” strettamente connessi ma spesso molto distanti. L’Epidemiologia ambientale, in qualche modo, ha a che vedere con queste due realtà, secondo lei cosa si potrebbe fare per integrare di più questi due mondi?

L’epidemiologia ambientale è una disciplina scientifica che si occupa di “scoprire” e misurare le relazioni tra ambiente e salute. Essa non ha solo bisogno di dati ambientali e sanitari validi e di qualità, ma di dati che siano dialoganti tra loro, di indicatori di interfaccia tra ambiente e salute, cioè informativi dell’associazione tra stato ambientale e impatto sulla salute.

Per questo è fondamentale la collaborazione multi e inter-disciplinare tra competenti dell’ambiente e della salute. In assenza di una ricongiunzione istituzionale tra i settori, i gruppi di lavoro e le task-force inter-istituzionali assolvono molto bene ai compiti di valutazione, studio e anche trasferimento in sanità pubblica.

Tuttavia, come largamente dimostrato dalle molte esperienze passate e in corso sia a livello nazionale che regionale, anche i gruppi misti di operatori del sistema agenziale ambientale e del servizio sanitario più sono formalizzati e maggiore è la loro possibilità poi di incidere sulle decisioni.

L’epidemiologia ambientale ha lo scopo di descrivere la salute in aree a diverso livello di inquinamento e di misurare rischi e impatti sulla salute (epidemiologia descrittiva e ecologica) e di formulare e testare ipotesi di associazione eziologica e - se riesce - anche nessi di causalità (epidemiologia eziologica). Pertanto può giocare un importante ruolo di collante, ma ha bisogno di collaborare con molte figure professionali fondamentali, e la lista sarebbe lunga, dai chimici e fisici ambientali ai tossicologi, dai modellisti ai climatologi, dagli informatici sanitari ai medici ambientali, e via di questo passo.

Per ultimo, non per importanza, l’epidemiologia ambientale può svolgere, e spesso lo fa, un importante ruolo nella comunicazione del rischio e nei processi di partecipazione, ma anche su questi temi deve giocare il proprio ruolo con consapevolezza e con modestia.

Quando emergono problematiche ambientali in territori specifici da parte dei cittadini e delle loro associazioni, si fa appello a risposte di carattere sanitario che in qualche modo vanno ricondotte alla epidemiologia ambientale, ma questa ha tempi necessariamente lunghi, talvolta opera sulla base di numeri molto ridotti, cosa è possibile fare per migliorare questa situazione?

Persone, comitati e associazioni quando preoccupati a causa dell’inquinamento chiedono di conoscere i rischi per l’ambiente e per la salute e le istituzioni sono tenute a dare risposta. Va detto che dove sono attivi sistemi di sorveglianza spesso le risposte ci sono già, almeno potenzialmente, o sono facili da confezionare.

In caso di segnalazione di addensamenti anomali (cluster) o eccessi, l’appropriatezza e la celerità della risposta dipende dalla maggiore o minore conoscenza già disponibile e dagli studi da condurre. È utile caratterizzare velocemente lo stato effettivo delle cose, distinguendo innanzitutto tra tre diversi tipi di segnalazione:

  1. criticità ambientale per la quale si richiede di conoscere, o si ipotizza, l’esistenza o meno di effetti sulla salute (esempio emissioni anomale di diossina da una combustione incontrollata);
  2. eccesso di decessi, malattie o sintomi per il quale si richiede di conoscere, o si ipotizza, un’associazione con fattori ambientali presenti sul territorio (esempio cluster di malattie respiratorie acute);
  3. presenza sia di criticità ambientale sia di anomalie di salute con richiesta di verifica della relazione e misura dell’associazione di rischio o di causalità (esempio, eccessi di tumore del polmone nell’area di una acciaieria).

Per ciascuna situazione ne consegue un approccio diverso, ovviamente a valle di verifica della veridicità del presupposto, ai nostri giorni più agevole per la disponibilità di molti dati routinari sia ambientali che sanitari:

  1. valutare gli esiti di salute per i quali sono persuasive le evidenze scientifiche con le anomalie ambientali segnalate (esempio, verifica del profilo di malattie del sistema linfoematopoietico);
  2. valutare l’esposizione a fattori ambientali con plausibile associazione con gli esiti segnalati (esempio, particolato, ossidi di azoto e zolfo nelle aree dove sono stati segnalati gli eccessi);
  3. studiare la relazione tra cause e effetti ricorrendo a studi epidemiologici con disegno adeguato (esempio, studio di coorte residenziale avvalendosi di modelli di diffusione degli inquinanti indice).

L’epidemiologia ambientale offre metodologia e strumentazione per affrontare i problemi sopra richiamati.

Quanto alla durata degli studi, se da una parte è vero che spesso hanno bisogno di tempi non brevi va altrettanto detto che oggi esistono approcci e strumenti nuovi che possono abbreviare i tempi. Faccio qui riferimento ai metodi per la valutazione dell’impatto che, usando funzioni di rischio accreditate, permettono di stimare i decessi o le malattie attese nel caso di esposizione a concentrazioni di inquinanti conosciute o anch’esse stimabili da modello.

Ovviamente, sia la gravità della situazione sia la disponibilità di risorse adeguate non sono variabili di secondaria importanza.


Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




Azioni sul documento
Strumenti personali