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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 089 - Giovedì 05 Maggio 2016

I siti bonificati e le aree dismesse in Europa


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Tra i 29 casi presentati la bonifica di Porto Marghera (VE) e lo studio per la valutazione del rischio di Portoscuso (CI)

L'Agenzia europea dell'ambiente (EEA) e la Commissione europea, in occasione dell'anno internazionale del suolo appena trascorso, hanno pubblicato un Rapporto con i dati della Rete di osservazione Eionet NRC suolo e illustrato i 29 casi di bonifiche o studi su siti contaminati già realizzati in Europa.

Si tratta di interventi che rientrano nel settimo programma d'azione ambientale che prevede la gestione dei siti contaminati entro il 2050, traguardo fissato per realizzare un'economia circolare di recupero della risorsa suolo.

Contrariamente a quanto viene ordinariamente percepito, il suolo non è una risorsa rinnovabile. Nei climi temperati occorrono circa 100 anni per formare 1 centimetro di terra che deve anche essere mantenuta sana per garantire la produzione alimentare e un'adeguata qualità di vita.
La situazione mondiale del suolo presenta diverse criticità, destinate ad aumentare considerevolmente nei prossimi anni.

Attualmente, a livello mondiale, solo il 15% è utilizzabile per usi alimentari, ma tale percentuale continua a diminuire. Per contro, si stima che al 2050, quando la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi di persone, la domanda di suolo per la produzione di alimenti, mangimi e fibre aumenterà del 70%.

In Europa, secondo il Rapporto 2012 del Centro comune di ricerca del suolo in Europa, il consumo attuale è di circa 250 ettari al giorno a danno in prevalenza delle aree coltivabili. Aumentano anche i tassi di impermeabilizzazione, erosione e contaminazione, la perdita della biodiversità, la diminuzione di materia organica.

Si stima che siano circa 3 milioni i siti potenzialmente contaminati anche se, in assenza di una legislazione specifica a livello europeo, non esistono dati puntuali.

Ad oggi, il processo di caratterizzazione e risanamento che è in corso ha individuato circa 115.000 siti, le cui superfici vanno dai pochi metri quadrati delle stazioni di servizio alle decine di chilometri dei grandi siti industriali, dei quali il 46% sono già stati risanati.

Tra i 29 casi presi in esame dal Rapporto, c'è la bonifica di Porto Marghera (VE) e lo studio per la valutazione dei rischi dell'area del comune di Portoscuso (CI).

Porto Marghera, che ospitava un impianto di Enichem Agricoltura per la produzione di concimi chimici, è un sito di importanza strategica per la città di Venezia, sia per la sua collocazione a 5 km di distanza dalla Città, sia per la vicinanza ai maggiori nodi di comunicazione. Da tempo dismesso e identificato come area industriale in declino ha avuto accesso ai finanziamenti europei per oltre 30 milioni di euro gestiti dalla Regione del Veneto.

La fase di caratterizzazione del sito è iniziata tra il 1995 e il 1996 e alcuni lavori sono iniziati subito, ma gli studi sono continuati per diversi anni a causa della complessità delle indagini e delle varie e diverse tipologie di contaminazioni del suolo e delle acque derivate da attività particolarmente inquinanti.

Il progetto è partito con le demolizioni nel 1998 e nella seconda metà degli anni ’90 è iniziata la riconversione durata circa dieci anni fino all'accordo di programma del 2012 che ha dato il via alla rivitalizzazione economica dell'intera area industriale di Porto Marghera.

L'area bonificata, i cui edifici sono stati ristrutturati mantenendo le parti storiche secondo i criteri dell'archeologia industriale, ora ospita VEGA, un parco scientifico e tecnologico no profit realizzato da trentaquattro membri, tra cui il Consiglio comunale di Venezia che detiene la maggioranza delle azioni, il Gruppo ENI, l'Agenzia per l'Innovazione della Regione Veneto, la Provincia di Venezia e le due Università veneziane.

Parco VEGA Venezia

Oltre agli edifici destinati al parco scientifico e tecnologico, l'accordo di programma per la rivitalizzazione dell'area ha permesso l'insediamento di diverse attività. Negli 80.000m2 di edifici operano oltre 200 aziende con 2.000 dipendenti e 24 start-up innovative con 18 brevetti registrati che muovono complessivamente un fatturato di oltre 200 milioni di euro. Il sito si espanderà ulteriormente quando saranno completati gli ulteriori 150.000m2, attualmente in fase di realizzazione.

Portoscuso è stato oggetto di un progetto per la valutazione del rischio del suolo e delle acque. Il territorio di Portoscuso, un comune della Sardegna di Sud-Ovest, è uno dei siti maggiormente inquinati d'Italia e rientra tra i siti di interesse nazionale (S.I.N.) per le bonifiche ambientali dell'area Sulcis-Iglesiente-Guspinese (D.M. n. 468/2001).

Gli interventi di bonifica ambientale del suolo, del sottosuolo e/o delle acque superficiali e sotterranee sono stati inclusi nella lista delle priorità nazionali, anche per gli effetti diretti sulla salute degli abitanti del territorio rilevati da diversi studi epidemiologici.

Il territorio di Portoscuso è un grande distretto industriale metallurgico che ospitava diverse produzioni, in particolare alluminio e metalli non ferrosi (rame, cadmio, mercurio, piombo, zinco, ecc.) ed energia da combustione di carbone e olii. Nel sito si smaltivano anche fanghi derivati dai processi di raffinazione delle bauxite, rifiuti metallurgici e scorie da impianti di combustione.

Schema analisi rischio Portoscuso-Sardegna

Tutte attività fonti di importanti contaminazioni anche delle acque sotterranee che travalicano il territorio di Portoscuso per interessare tutta la zona in pendenza che arriva fino a Portovesme.

Per questo le caratterizzazioni, iniziate nel 2009, si sono estese per 30 km2 di territorio esterno alla zona industriale, in aeree utilizzate per scopi agricoli (verdure e vigneti), residenziali (Portoscuso e Parmigiano) e naturalistiche (Boi-Cerbus Laguna).

Portoscuso-Sardegna

Nell'area si è rilevata una contaminazione passiva diffusa, causata principalmente dalle emissioni industriali, e una contaminazione del terreno che è ha interessato le acque sotterranee. Gli effetti di tale inquinamento sono stati riscontrati nella catena alimentare, con rischi concreti per la salute delle popolazioni.

L'ASL di Carbonia, già nel 2012, a seguito dei monitoraggi condotti in stretta collaborazione con I.S.P.R.A. e Istituto Superiore di Sanità, aveva richiesto al Sindaco di Portoscuso l'adozione di provvedimenti contingibili e urgenti particolarmente significativi:

  • divieto di commercializzazione/conferimento del latte ovicaprino prodotto da sette allevamenti operanti sul territorio comunale con avvio a distruzione presso impianto autorizzato;
  • divieto di movimentazione in vita e di avvio a macellazione dei capi allevati presso le attività produttive del territorio, nelle more dell’effettuazione di verifiche mirate alla eventuale presenza di diossina nelle carni;
  • permanenza del divieto di raccolta dei mitili e dei granchi nel bacino di Boi Cerbus;
  • permanenza del divieto di commercializzazione e raccomandazione di limitazione del consumo di prodotti ortofrutticoli e vitivinicoli prodotti nel territorio.

Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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