Vai ai contenuti. | Spostati sulla navigazione

Sei in: Home Notizie ARPATnews 2016 046-16

Dove Siamo

 
ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 046 - Venerdì 04 Marzo 2016

Cambiamenti climatici: l'accordo di Parigi


RSS

L'accordo è stato discusso e infine votato dai rappresentanti di 195 nazioni

La XXI Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenutasi a Parigi nel dicembre 2015, aveva come obiettivo quello di raggiungere un accordo sul clima vincolante e sottoscritto da tutti i paesi per limitare il riscaldamento globale ed i suoi effetti. I punti principali dell’accordo sono stati discussi e infine votati dai rappresentanti delle 195 nazioni. Il numero alto di Stati coinvolti (il precedente protocollo di Kyoto coinvolgeva 180 paesi) è sicuramente un aspetto positivo dell’accordo, che testimonia l’ampia condivisione a livello globale. Si tratta infatti di un’intesa universale, che richiede a tutti gli Stati di agire, di dichiarare i propri obiettivi e di pianificare ed implementare strumenti di mitigazione a livello nazionale.

I punti più significativi del testo condiviso, che entrerà in vigore nel 2020 quando decadrà il Protocollo di Kyoto, possono essere così riassunti:

  • è stato definito l’obiettivo di mantenere la temperatura media mondiale sotto i 2°C rispetto ai livelli preindustriali, con la volontà di contenerla entro i 1,5°C;
  • gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni dei gas serra saranno rivisti ogni 5 anni e solo con l’obiettivo di renderli più ambiziosi e ogni 5 anni verrà fatto anche il punto sui progressi fatti;
  • è stato rafforzato il meccanismo Loss & Damage che prevede compensazioni economiche ai paesi in via di sviluppo (quelli che subiranno gli impatti peggiori pur non avendo contribuito che in minima parte all'effetto serra) per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici: si parla di 100 miliardi di dollari all'anno a partire dal 2020 e la previsione di stanziare altri fondi successivamente;
  • una volta entrato in vigore, l'accordo si baserà sul principio della responsabilità comune ma differenziata: ai Paesi in via di sviluppo (in particolare India e Cina) è stato infatti concesso di procedere con maggiore gradualità nelle proprie attività di riduzione emissiva, a causa della loro più recente industrializzazione;
  • è stato ribadito l’impegno e l’obiettivo chiave di abbandonare i combustibili fossili per un futuro ad emissioni zero (100% energie rinnovabili entro il 2050).

Alla soddisfazione che la stipula dell’accordo ha raccolto a livello internazionale, si affiancano altresì alcune criticità sollevate su più fronti. Qui alcuni dei nodi:

  • l'accordo, con i suoi impegni, non entra in vigore immediatamente ma solo nel 2020 e fino a quella data valgono gli obiettivi di Kyoto;
  • ogni paese che ratifica l'accordo è tenuto a fissare un obiettivo di riduzione delle emissioni, ma il quantitativo sarà volontario;
  • tutti i meccanismi previsti per il funzionamento dall'accordo andranno messi a punto nel tempo;
  • l’accordo, come quello di Kyoto, non è vincolante in tutte le sue parti ma si basa su impegni volontari forniti dai Paesi;
  • per entrare in vigore nel 2020 l’accordo dovrà essere ratificato, accettato o approvato da almeno 55 Paesi che rappresentano complessivamente il 55 per cento delle emissioni mondiali di gas serra.

Per approfondire: il testo dell'accordo in italiano (traduzione non ufficiale a cura della Fondazione per lo sviluppo sostenibile)


Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




— archiviato sotto: ,
Azioni sul documento
Strumenti personali