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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 166 - Mercoledì 12 Agosto 2015

La Marine Strategy inizia a diventare operativa


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Dal 15 luglio 2015 le attività di monitoraggio ne seguono gli indirizzi

Il 17 giugno 2008 è stata emanato la Direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino (la cosiddetta Marine Strategy) (2008/56/CE), successivamente recepita in Italia con il D.lgs.190/2010.

La Direttiva si basa su un approccio integrato e si propone di diventare il pilastro ambientale della futura politica marittima dell’Unione Europea, avendo come obiettivo di raggiungere entro il 2020 il buono stato ambientale (GES, “Good Environmental Status”) per tutte le acque marine.

Gli Stati membri devono elaborare una strategia che si basi su una valutazione iniziale, sulla definizione del buono stato ambientale, sull’individuazione dei traguardi ambientali, sull’istituzione di programmi di monitoraggio, tutti passaggi già completati, anche da parte dell’Italia in questi anni. Sulla base di questi elementi dovrà anche essere predisposto un programma di misure concrete diretto al raggiungimento dei suddetti obiettivi, tenendo conto delle conseguenze che avranno sul piano economico e sociale.

Le acque marine italiane, tutte appartenenti alla regione del Mar Mediterraneo (la Direttiva ne prevede altre 3, Mar Baltico, Oceano Atlantico nordorientale e Mar Nero) sono state suddivise in 3 sottoregioni:

  • a) il Mediterraneo occidentale (dalla Liguria alla Sicilia e la Sardegna),
  • b) il Mar Adriatico (dal Friuli alla Puglia)
  • c) il Mar Ionio e Mediterraneo centrale (dalla Puglia alla Calabria e Sicilia).

Per gli aspetti più attinenti alle attività delle agenzie ambientali e ai compiti derivanti dai programmi di monitoraggio della strategia marina, le principali novità sono:

  • l’introduzione di settori di indagine mai affrontati prima (rifiuti marini, inquinamento acustico, integrità del fondo marino, ecc.) – salvo che nell’ambito di progetti specifici come Gionha - o comunque non inseriti nelle attività istituzionali di Regioni e Agenzie sul mare (biodiversità, specie non indigene, eutrofizzazione, ecc.), attraverso 11 Descrittori Qualitativi, che, a loro volta, prevedono parametri e metodi (alcuni ancora in corso di definizione) in gran parte nuovi;
  • l’ampliamento della zona di indagine rispetto alle acque costiere (entro 3 km dalla costa) monitorate secondo quanto previsto dalla Direttiva Quadro sulle acque (2000/60/CE) e dal D.lgs 152/06: adesso il limite è quello delle acque territoriali (12 miglia nautiche = 22 km) e anche oltre.

Dopo una prima fase di sperimentazione tra 2013 e 2014, nella quale il Ministero dell’Ambiente e del Mare (MATTM) ha affidato alle Regioni il compito di avviare le prime esperienze di monitoraggio sui nuovi indicatori, con l’input di coinvolgere le Agenzie ambientali, con l’art. 17 della L. 116/2014, il MATTM ha avuto la possibilità di affidare direttamente alle Agenzie le attività di monitoraggio.

Nel corso del 2014, quindi, sono stati definiti nel dettaglio i Piani operativi di monitoraggio, con una stretta collaborazione tra MATTM, ISPRA, Agenzie e istituti di ricerca (CNR, Università, ecc.) ed è stata definita l’organizzazione e la suddivisione dei compiti e delle responsabilità tra i diversi soggetti:

  • alle Regioni, tramite un Accordo quadro sottoscritto il 18/12/2014 con il MATTM, è stato riservato un ruolo consultivo per approvare le attività (Piani di Monitoraggio) che dovranno svolgere le Agenzie ed eventuali modifiche significative in corso d’opera;
  • alle Agenzie, tramite 3 convenzioni sottoscritte il 19/12/2014 dal MATTM con le 3 Agenzie capofila per ogni sottoregione (Liguria per Mediterraneo occidentale, Emilia per Adriatico e Calabria per Ionio), ha assegnato le attività (Programmi Operativi di Attività) ed i relativi finanziamenti;
  • il coordinamento delle attività di monitoraggio è affidato ad una “Commissione di coordinamento e verifica” (rappresentanti di MATTM, Regioni e dei 3 capofila) e da una “Cabina di regia” (3 rappresentanti di MATTM e 2 delle Agenzie per ogni sottoregione);
  • il supporto tecnico scientifico è assicurato da ISPRA, che, a sua volta, si può avvalere di Università, CNR e altri istituti di ricerca.

I Programmi di monitoraggio hanno validità triennale (2015-17) ma, al momento sono stati finanziati solo per la prima annualità.

Le attività di monitoraggio sono ufficialmente iniziate il 15/07/2015. Nella tabella successiva si riporta uno schema delle principali attività che dovranno essere svolte da ARPAT nel corso del primo anno di monitoraggio in Toscana:

attività di monitoraggio previste
 
Per tutta questa attività il MATTM, ha affidato ad ISPRA la gestione dell’organizzazione della formazione prevalentemente FAD e on line degli operatori del Sistema Agenziale. Sempre su indicazione del MATTM, ISPRA potrà avvalersi anche di risorse docenziali del sistema agenziale In tal senso sarà possibile costruire percorsi specialistici rispondenti alle esigenze di approfondimento e omogeneizzazione delle conoscenze tecnico-scientifiche previste dalla Direttiva al fine di condurre i Piani di Monitoraggio.


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