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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 129 - Lunedì 22 giugno 2015

Siti minerari dismessi, da risorsa mineraria a risorsa culturale


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I siti minerari dismessi costituiscono un problema ambientale ma in prospettiva possono essere un’occasione di sviluppo turistico culturale.

Molti sono nel nostro Paese i siti minerari dismessi a cui sarebbe opportuno dare una nuova destinazione, creando iniziative in cui il patrimonio minerario si utilizza con finalità diversa dall’estrazione di metalli o fossili.

L’ Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (ISPRA), insieme a l’Associazione italiana per il patrimonio archeologico industriale, l’Associazione italiana Ingegneri minerari, l’Associazione mineraria italiana per l’industria mineraria e petrolifera, l’Associazione italiana di geologia e turismo, ha promosso la giornata nazionale sulle miniere festeggiata nelle giornate del 30 e 31 maggio u.s.

La giornata è stata istituita proprio per diffondere il valore ed il significato culturale del turismo geologico e favorire la fruizione del patrimonio geologico e minerario integrandolo con l’archeologica, le risorse naturali, l’arte e l’architettura.

Oggi, nella nostra regione, ci sono alcune esperienze in atto di valorizzazione di siti minerari abbondanti e/o dismessi, ne sono importanti  esempi il Parco minerario dell’Isola dell’Elba e quello delle Colline Metallifere, il Parco Nazionale – Museo delle Miniere dell’Amiata e i parchi della Val di Cornia.

La Toscana, come altre regioni italiane, è stata segnata nel tempo da un’attività mineraria intensa, lo sviluppo massimo si è avuto nel XIX secolo, successivamente, l’assottigliamento delle risorse minerarie e/o il costo economico legato al mantenimento delle attività della miniera hanno portato alla chiusura o all’abbandono di molte di esse.

I siti minerari dismessi pongono il problema della cura ambientale, la prima questione da affrontare è quella della loro messa in sicurezza. Due i principali rischi: uno di tipo ecologico sanitario legato all’inquinamento prodotto dai rifiuti abbandonati sul suolo e che possono finire nelle falde acquifere, l’altro di tipo statico-strutturale.

L’impatto di natura ambientale è tuttora da verificare, è necessario in primo luogo procedere ad una gerarchizzazione dei siti per indirizzare gli interventi di messa in sicurezza.

Dalla fine degli anni ’80 è stato avviato un programma di ricerca pluriennale finalizzato a caratterizzare le aree estrattive abbandonate, che si è concluso con la creazione di un database delle miniere italiane.


Miniere in Toscana

In Toscana sono stati censiti 416 siti minerari, le province toscane con il numero più alto sono Grosseto (104) e Siena (97), seguono: Firenze (53), Arezzo (50), Livorno (48), Pisa (32), Lucca (18) Massa Carrara (7), Pistoia (4), Prato (3).

Si tratta, per lo più, di siti di coltivazione di combustibili fossili, minerali metalliferi, Cinabro, Ferro e scorie metallifere, Marna da cemento, minerali per l’industria della ceramica e Salgemma.

Materiali estratti dalle miniere della Toscana

 

Per approfondimenti

ISPRA – Recupero e valorizzazione delle miniere dismesse: lo stato dell’arte in Italia

Visualizza le pagine della Regione Toscana


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