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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 088 - Giovedì 30 aprile 2015

L'attività 2014 di controllo e supporto tecnico ARPAT sulle cave delle Apuane


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Controllate 16 cave ed espresso 133 pareri da parte dei Dipartimenti di Lucca e Massa Carrara

In un precedente numero di ARPATnews Le attività di ARPAT nei processi di coltivazione dei marmi e dei materiali lapidei abbiamo diffusamente trattato della complessiva situazione delle cave di pietre ornamentali del mondo nelle Alpi Apuane, fornendo un quadro della situazione illustrando le competenze dell’Agenzia in materia e le principali problematiche ambientali.

Rinviando a quell’articolo per tutti gli aspetti di carattere generale e di inquadramento, con questo numero di ARPATnews, invece forniamo un aggiornamento sull’attività svolta dall’Agenzia riguardo alle cave delle Apuane nel corso del 2014 da parte dei Dipartimenti di Lucca e Massa Carrara.

Attività di Supporto Tecnico

Il supporto tecnico agli enti riguardo alle cave avviene per quattro tipologie di procedimenti:

  • procedimenti di VIA per i piani di coltivazione nelle aree contigue del Parco delle Apuane (Ente titolare del procedimento: Parco delle Apuane)
  • procedimenti di VIA e assoggettabilità a VIA dei piani di coltivazione in altre aree (Enti titolari dei procedimenti: Comuni)
  • procedimenti autorizzativi ai sensi della Legge Regionale 78/98 (Enti titolari dei procedimenti: Comuni)
  • procedimento di autorizzazione alle emissioni diffuse (Ente titolare del procedimento: Provincia)
  • procedimenti di gestione delle Acque Meteoriche Dilavanti e di lavorazione ed eventuale autorizzazione allo scarico (Ente titolare del procedimento: Provincia).

Nel corso del 2014 il Dipartimento ARPAT di Massa Carrara ha espresso il proprio parere riguardo a 63 procedimenti (dei quali 56 conclusi e 7 per i quali il procedimento è attualmente interrotto) , il Dipartimento di Lucca invece ha fornito il suo contributo in 70 procedimenti (dei quali 63 conclusi entro il 2014).

Le istruttorie generalmente prendono in considerazione principalmente i seguenti aspetti ambientali:

  • gestione dei materiali di scavo;
  • gestione fanghi di decantazione;;
  • emissioni non convogliate e convogliate se previsto;
  • impatto acustico;
  • interazioni con le cavità ipogee mediante consultazione delle banche dati regionali.

Nell’esame di questi procedimenti, le criticità rilevate dall’Agenzia sono dovute alla presenza di un sistema produttivo che in questa zona è ritenuto una eccellenza del territorio che va a impattare fortemente con un ambiente che è anch’esso eccellenza per la presenza di aree montane di alto pregio, del Parco delle Alpi Apuane e di zone a vocazione turistica.

Spesso le informazioni riportate dei documenti presentati dai proponenti non consentono di comprendere chiaramente se la normativa di settore viene rispettata, non contengono tutti gli elaborati richiesti o addirittura vi sono elementi in contrasto con la normativa. D’altra parte va riconosciuto che la normativa, con particolare riguardo alla questione dei materiali da scavo, è stata modificata più volte (e sono previste ulteriori modifiche), rendendo difficile il compito sia dell'Agenzia che dei consulenti delle aziende anche nella successiva fase del controllo.

Tutto ciò comporta la necessità di richiedere integrazioni che a loro volta spesso non sono esaustive e di conseguenza si allungano molto i tempi della conclusione dell'istruttoria e i tempi di esame della documentazione, con forte aggravio della mole di lavoro necessaria allo svolgimento dell'istruttoria stessa.

In ogni caso ARPAT richiede che la documentazione presentata sia in linea con quanto previsto dalle norme e che siano prese in considerazione tutte le mitigazioni ritenute indispensabili per tutelare l’ambiente; ultimamente richiede anche un stima della produzione di marmettola dalle lavorazioni e i dati sugli smaltimenti recenti dei rifiuti di cui è prevista la produzione.

Attività di controllo

Nel 2014 sono stati effettuati 8 controlli da parte del Dipartimento di Massa Carrara ed altrettanti da quello di Lucca. Delle 16 cave controllate, in 5 casi non sono state rilevate irregolarità di competenza dell'Agenzia (in un caso di questi è stato segnalato al comune problemi in merito alle comunicazioni  in derogaper l'inquinamento acustico per l'utilizzo di esplosivi). In 5 situazioni è stata accertata la non corretta gestione del registro di carico e scarico dei rifiuti, ed in 7 caso irregolarità sempre nella gestione dei rifiuti (smaltimento marmettola, smaltimento fanghi, abbandono rifiuti in aree limitrofe, utilizzo di trasportatori non autorizzati per lo smaltimento dei rifiuti).

I controlli generalmente riguardano la gestione dei rifiuti, delle acque di processo, delle acque meteoriche, delle emissioni diffuse di polveri. Le criticità principali rilevate sono:

  • aree di attività in continuo cambiamento per gli spostamenti del fronte di coltivazione, fatto che comporta lo spostamento e ricollocazione degli impianti nel sito;
  • manutenzione dei mezzi meccanici: sono state rilevate irregolarità quando questa non è stata eseguita da ditte esterne le quali sono di solito più attrezzate per effettuare una gestione più attenta dei rifiuti prodotti;
  • la gestione delle acque di lavorazione porta spesso a segnalare irregolarità per la mancanza di raccolta delle acque a piè di taglio, per l’assenza o il mancato utilizzo degli impianti di depurazione, per la presenza di fango in tutta l’area di cava in inverno o di polvere in estate, nonostante che i piani di gestione delle acque meteoriche approvati prevedano che i piazzali siano mantenuti puliti per evitare il dilavamento, come richiesto dalla normativa sia sulle acque meteoriche che sul contenimento delle emissioni diffuse. Tali situazioni provocano perdite di acqua ricca di fanghi nel sito di cava che formalmente non può essere definita “scarico”; questo si evidenzia ancora di più nei siti dove ci sono fratture nella roccia o in maniera più pericolosa quando siamo in prossimità di ravaneti anche considerando che alcune aree del territorio provinciale alimentano le sorgenti per uso potabile ubicate in provincia di Massa;
  • altri impatti ambientali rilevati durante i controlli, spesso sottovalutati dai gestori delle cave sono, ad esempio:

- la mancata bonifica dei suoli in conseguenza di piccoli versamenti accidentali di sostanze oleose dai mezzi meccanici o dai depositi di materie prime nei casi previsti dalla legge;
- una gestione non corretta nell'utilizzo di trasformatori di energia elettrica, alcuni ancora contenenti fluidi con PCB;
- l'abbandono di macchinari in disuso, spesso contenenti ancora al loro interno lubrificanti o altre sostanze pericolose;
- la gestione dei fanghi (marmettola) e delle acque meteoriche che, soprattutto nella fase di ripresa delle attività dopo la pausa invernale o nella fase di avvio delle lavorazioni, avviene a volte in maniera non completamente conforme in quanto è necessario un ripristino delle condizioni di lavorazione;
- l'abbandono di rifiuti nelle cave dismesse situate in aree limitrofe a cave attive.

  • non è facile poter verificare i quantitativi di marmettola effettivamente prodotti e quindi possono sfuggire al controllo eventuali smaltimenti irregolari.

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Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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