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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 037 - Giovedì 20 Febbraio 2014

La direttiva nitrati del 1991


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Cosa impone la direttiva europea e i risultati degli Stati membri

La direttiva nitrati del 1991 e s.m.i. rientra tra le politiche ambientali dell’Unione Europea per far fronte ai problemi dell’inquinamento. Essa mira a proteggere la qualità delle acque riducendo l’inquinamento del suolo e delle acque superficiali  causato dai nitrati attraverso la promozione di buone pratiche agricole.

I nitrati costituiscono, infatti, un grande problema per l’ambiente per la loro capacità di incidere sulla qualità dell’acqua e dell’aria. Gran parte di questi composti  provengono dalle attività agricole e di allevamento responsabili delle emissioni di ammoniaca (HN₃), aventi effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente in quanto contribuiscono al processo di acidificazione del suolo, eutrofizzazione delle acque e inquinamento da ozono troposferico. Ancora, le attività agricole e la gestione dei fertilizzanti rilasciano protossido di azoto (N₂O) e metano (CH₄), dei gas serra responsabili del riscaldamento globale.

Ciclo azoto

Prima di tutto occorre che gli Stati membri identifichino le acque inquinate o a rischio di inquinamento.

Dopodiché, occorre o designare le Zone Vulnerabili ai Nitrati (NVZs) oppure decidere di applicare la direttiva a tutto il territorio nazionale.

Entro due anni dalla prima designazione, gli Stati Membri sono tenuti a fissare dei programmi di azione.

Questi devono tenere conto delle caratteristiche fisiche e ambientali dei terreni  e del comportamento dei composti azotati nell’ambiente. I programmi di azioni sono composti di due parti: una a discrezione degli Stati contenente un codice di buona pratica agricola e un’altra riguardante altre misure di tipo obbligatorio.

Il codice di buona pratica agricola è applicabile a discrezione degli agricoltori e può riguardare l’uso dei sistemi di rotazione delle colture,il mantenimento di una copertura vegetale a prevenzione dell’inquinamento  dell’acqua a causa dell’azoto e la predisposizione di piani di fertilizzazione.

Le misure obbligatorie, invece, devono prevedere :

  • Periodi in cui è proibita l’applicazione al terreno di determinati tipi di fertilizzanti;
  • La capacità dei depositi per effluenti di allevamento;
  • La limitazione di utilizzo di fertilizzanti.

Queste misure garantiscono che per ogni azienda non venga superato il quantitativo di 170 kg di azoto per  ettaro, limite superabile solo in presenza di determinate condizioni e previa autorizzazione della Commissione.

Ogni quattro anni, gli Stati devono presentare all’UE un report sullo stato di implementazione della direttiva, e quindi, sui risultati ottenuti.

Ad oggi, tutti gli Stati membri  hanno elaborato programmi di azione di qualità e installato stazioni di monitoraggio per un totale di 33493 stazioni. Nel complesso, la relazione della Commissione per il periodo 2008-2011  evidenzia  progressi rispetto a quanto era stato rilevato per il periodo 2004-2007 in termini di qualità dell’acqua dimostrando l’efficacia della direttiva.

In particolare, secondo i dati riportati dalle attività di monitoraggio, l’85% delle acque sotterranee presenta concentrazioni di nitrati inferiori ai 25 mg/l ; tuttavia il 14,4% ha concentrazioni superiori al limite di 50 mg/l.

concentrazione nitrati acque sotterranee
 
Per quanto riguarda le acque dolci superficiali invece, solo il 2,4% ha registrato valori superiori alla norma, il 62,5% riporta concentrazioni inferiori a 10 mg/l e le altre superfici registrano livelli di nitrati stabili o in diminuzione.

concentrazione nitrati acque superficiali

Nonostante si evidenzino dei risultati positivi, secondo la Commissione Europea è necessario che gli sforzi di alcuni Stati membri siano intensificati soprattutto per quanto concerne le attività di monitoraggio, di identificazione delle regioni particolarmente inquinate e di applicazione di programmi d’azione più stringenti.

Per quanto riguarda l’Italia, essa ha recepito la direttiva nel suo ordinamento attraverso il d.lgs. 152/1999 ( poi abrogato con il d.lgs. 152/2006)  e stabilisce che siano le Regioni  ad applicarla a seconda di quanto previsto dai rispettivi statuti.

La Regione Toscana  ha definito le zone vulnerabili e un programma di azione unico per tutte le aree, approvato il 31 maggio 2006 con la Legge Regionale n. 20 , poi attuato con il regolamento n.46/R dell'8 settembre 2008.

In Toscana, i siti indicati come zone vulnerabili sono cinque:

  • Area del Lago di Massaciuccoli
  •  Area costiera tra Rosignano Marittimo e Castagneto Carducci
  • Area costiera tra San Vincenzo e la Fossa Calda
  • Area costiera della Laguna di Orbetello e del Lago di Burano
  • Area del Canale Maestro della Chiana

Gli obiettivi fondamentali del programma sono:

  •  Limitare l’applicazione al suolo di fertilizzanti azotati in stretta relazione ai fabbisogni della coltura. La quantità degli effluenti dell’allevamento o dei fertilizzanti di sintesi distribuite al suolo vanno commisurate ai fabbisogni  delle colture e devono tener conto della quantità di azoto derivante dagli apporti naturali delle piogge, della quantità di azoto lasciata dalla coltura precedente e di quella proveniente dalla trasformazione della sostanza organica presente nel terreno
  • Ottimizzare l’efficienza della concimazione distribuendo l’azoto durante le fasi in cui l’esigenza delle colture è maggiore e frazionando il quantitativo in più distribuzioni.

Le aziende devono, in concreto, rispettare le seguenti norme:

  • Divieto di utilizzo degli effluenti di allevamento (letame e liquami). L’utilizzo agronomico degli effluenti è vietata sui terreni in pendenza, incolti, innevati o gelati, nei boschi, in prossimità di corsi d’acqua superficiali, di laghi  o di acque marine. L’utilizzo dei materiali organici e dei concimi azotate è vietata dal 1° dicembre  alla fine di febbraio;
  • La limitazione dell’applicazione al terreno degli effluenti di allevamento e degli altri fertilizzanti in base al tipo di coltura, alle condizioni climatiche,alla modalità di svolgimento dell’irrigazione, alle condizioni del terreno;
  •  Le dosi di applicazione degli effluenti di allevamento e degli altri fertilizzanti azotati non può superare, come stabilito dalla direttiva europea,  un apporto di azoto superiore ai 170kg/ha/anno;
  •  Le tecniche di distribuzione degli effluenti di allevamento;
  • Le modalità di stoccaggio, le capacità e i requisiti dei contenitori per gli effluenti di allevamento.L’adempimento delle aziende localizzate nelle zone vulnerabili si diversifica a seconda dell’utilizzo o meno dell’azoto organico  (come nello schema).adempimenti aziende agricole

Infine, la fase del monitoraggio dei corpi idrici in Toscana è di competenza di ARPAT.  Dai risultati del primo ciclo di monitoraggio triennale (2010-2012) si evince che solo poco più di un terzo dei corpi idrici (35%) ha raggiunto lo stato di qualità ecologico che la normativa ha fissato come obiettivo al 2015 (buono o elevato). Il 30,3% si trova in stato ecologico scarso o cattivo ed è ben lontano dal raggiungere gli obiettivi prefissati.

stato ecologico triennio 2010-2012

Ai link è possibile consultare i risultati del’attività di monitoraggio:

Testo a cura di Velia Bigi


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Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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