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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 206 - Venerdì 04 ottobre 2013

Si è parlato di Marine Strategy al convegno di Goletta Verde all'Elba


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La Strategia europea per l'ambiente marino è stato il tema centrale del convegno organizzato da Goletta Verde, Legambiente, Regione Toscana e Comune di Portoferraio (LI)

206-13 - Si è parlato di Marine Strategy al convegno di Goletta Verde all'Elba

Goletta Verde a Portoferraio

Lo scorso 4 settembre si è tenuto alla sala della Gran Guardia a Portoferraio il convegno sulla Strategia europea per l'Ambiente Marino organizzato da Goletta Verde, Legambiente, Regione Toscana e Comune di Portoferraio. Il convegno nazionale ha visto la partecipazione di molteplici soggetti che a vario titolo sono impegnati nella definizione ed attuazione degli obiettivi definiti nella Direttiva europea sulla Marine Strategy (MSFD 2008/56CE) e nel D.Lgs 190/10 che l'ha recepita.
La direttiva quadro ha individuato e descritto 11 aspetti di buono stato ecologico per le acque marine che gli stati membri devono monitorare ed entro ottobre 2015 notificare, attraverso dei Reporting sheets gli esiti di tale monitoraggio alla Commissione Europea per poi raggiungere il buono stato ecologico dell’ambiente marino entro il 2020.

La prima sessione del convegno dedicata a I Parchi, il Mare Protetto e da proteggere è stata introdotta da Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana, che ha ricordato le numerose segnalazioni dei cittadini durante l'estate che lamentavano varie problematiche ambientali relative al mare e alle coste; in particolar modo le crescenti segnalazioni per il fenomeno della privatizzazione delle spiagge, tema strettamente connesso alla problematica della gestione della costa, preso in considerazione anche nella direttiva sulla Marine Strategy.
Serena Carpentieri, portavoce Nazionale di Goletta Verde, ha brevemente ripercorso le tappe del viaggio che il vascello ambientalista ha effettuato lungo le coste italiane, da giugno ad agosto, mettendo in luce i problemi che più affliggono il nostro mare e le nostre coste, come la cattiva depurazione, con foci dei fiumi inquinate e la cementificazione selvaggia delle coste; ha quindi ricordato che uno degli obiettivi portati avanti da Goletta Verde è quello dell'informazione per i cittadini e del coinvolgimento delle amministrazioni su tutte le questioni che influenzano la salute del mare. 20130904_164926_tavolo1.jpg

Cristina Luperini, dell’Università di Pisa, ha raccontato un’altra attività che Goletta Verde ha portato avanti questa estate con il progetto Plastic Free Sea lungo le coste del Mar Tirreno, congiuntamente al progetto di ricerca dell’Accademia del Leviatano sulle tratte Livorno-Bastia e Fiumicino-Ponza, monitorando 3.079 Km con un preciso metodo di osservazione e catalogazione dei rifiuti presenti nei mari (marine liitter) e mettendo in luce come le plastiche costituiscono il 95% dei macro rifiuti, in particolare buste e frammenti, che si trovano nel Mar Tirreno spesso per il cattivo utilizzo e l'inefficiente smaltimento e riutilizzo che viene ancora fatto di questo materiale.

serenaFabrizio Serena, responsabile dell’UO Pesca e Biodiversità marina di ARPAT, ha parlato del contributo che l'Agenzia ha fornito per il 1° Descrittore Qualitativo della Direttiva sulla Marine Strategy, la Biodiversità.
Il percorso che ha portato ARPAT a impegnarsi nella MSFD a supporto della sua Regione, ma anche direttamente nei Gruppi di Lavoro nazionali di ISPRA, inizia nel lontano 2004, quando cominciò a collaborare con la segreteria dell’europarlamentare Sacconi per la stesura della prima bozza del documento, che poi sarebbe diventato la base della Direttiva comunitaria. La maggior parte dei temi affrontati dalla Direttiva erano, di fatto, gli stessi che ARPAT teneva in considerazione nei suoi programmi di monitoraggio sia delle risorse, sia dell’ambiente marino compresa la valutazione della biodiversità, aspetto che è andato a costituire l’ossatura della Direttiva come 1° Descrittore Qualitativo. Questa matrice, infatti, rappresenta tutte le esigenze e le criticità che possiamo trovare nell’ecosistema marino, ma per rispondere in maniera esaustiva occorre avere le informazioni giuste sulle le varie componenti di questo ecosistema (vedi presentazione).

Il fondamento della direttiva sulla Marine Strategy è il cosiddetto Approccio Ecosistemico cosi come vuole anche la Convenzione sulla biodiversità (1992). Un approccio innovativo, per certi versi rivoluzionario, che mette in relazione la produttività con la biodiversità dell’ambiente. La conservazione della diversità biologica è vitale per garantire una produttività sostenibile. La comunità umana, che sfrutta l’ecosistema, è parte integrante di questo. Essa deve adottare un approccio innovativo che tenga conto dei principi che regolano l’equilibrio dell’ecosistema. Sulla base di questi presupposti la Comunità Europea si è data delle scadenze ben precise per raggiungere il buono stato ecologico dell’ambiente marino entro il 2020.

Il nostro Paese, al pari degli altri, ha dato inizio a due principali fronti di lavoro:
a) convenzione Ministero - Regioni, considerando il nostro territorio marino suddiviso in tre Sottoregioni per ognuna delle quali il MiATTM ha individuato un capofila; la Regione Toscana è capofila per la Sottoregione Mediterraneo Occidentale. In questo contesto l’informazione raccolta dovrebbe andare a colmare le lacune conoscitive;
b) Gruppi di Lavoro ISPRA, nell’ambito dei quali verrà analizzata ed elaborata l’informazione già esistente.
Il sistema agenziale, attraverso le proprie attività di monitoraggio, Monitoraggio Risorse, Monitoraggio Biodiversità Marina, Monitoraggio Ambientale può essere in grado di contribuire in maniera forte e dare risposte concrete alle richieste della MSFD. In tal senso il modello di lavoro di ARPAT così organizzato, fin dal 2004, dove il Monitoraggio Biodiversità Marina  box

fa tesoro delle informazioni raccolte dalle altre due principali attività di monitoraggio che riflettono ormai da qualche tempo la situazione del mare toscano dai vari punti di vista e consente di produrre serie storiche di dati per l’analisi dello stato di conservazione della biodiversità (vedi Annuario dati Ambientali 2013).

 

 

La grande quantità di informazioni raccolte nel tempo dalle strutture operative dell’Agenzia consentirono di attivare, sempre nel 2004, uno specifico programma regionale di valutazione della biodiversità marina (BIOMART, vedi link associati). Questo programma che si è concluso, in seconda fase, nei giorno scorsi, ha prodotto un importante strumento gestionale. Un archivio dove sono confluite in maniera ragionata tutte le informazioni disponibili relative all’ecosistema marino.

Negli ultimi anni la Toscana ha attivato tutta una serie di progetti transfrontalieri che hanno contribuito in maniera decisiva ad acquisire ulteriori informazioni. Tre di questi progetti MOMAR, GIONHA e COREM sono stati determinanti per indicare anche soluzioni gestionali.
In particolare Gionha ha prodotto un modello analitico (DIPSIR) in grado di analizzare le pressioni sull’ambiente marino e di individuare gli opportuni indicatori, nonché i programmi di misura, proprio come richiesto dalla direttiva sulla Marine Strategy.

Tra gli obiettivi della Regione Toscana vi è quindi la conservazione della diversità biologica che è entrata far parte in maniera istituzionale dei programmi annuali. In tal senso la Regione ha prodotto una sorta di Piano d’Azione Regionale per la Biodiversità in Toscana attraverso la definizione delle specie e degli habitat a rischio. Mentre il WWF Italia aveva il coordinamento generale di questo programma, ARPAT ha curato quello della componente marina.

Fabrizio Serena ha quindi ricordato che alla base di tutto questo c'è un’intensa operosità che non si limita alle attività istituzionali previste dalla pianificazione annuale, ma che va anche a coprire quelle situazioni, che creano spesso criticità locali di emergenza relative allo spiaggiamento o alle catture incidentali dei grandi vertebrati marini (Cetacei, Tartarughe e Squali).  In tal senso si sono create in Toscana due importanti realtà programmatiche: l’Osservatorio Toscano dei Cetacei, istituito dalla Regione con l'obiettivo primario di contribuire alle varie azioni previste nell’ambito del Santuario Pelagos quindi confrontarsi costantemente con il MiATTM; in questo caso ARPAT fornisce il massimo supporto alla Regione coordinando la rete di recupero toscana. La seconda realtà è legata al programma MEDLEM (registrazione dei grandi pesci cartilaginei) nell’ambito del quale l'Agenzia coordina la rete mediterranea costituita da circa 25 istituti di ricerca di 20 paesi diversi che si affacciano sul bacino mediterraneo.

Stranamente la Toscana, sempre attenta alle questioni marine, aveva però un ritardo sulla definizione dei Siti di Interesse Comunitario (SIC) a mare. Il MiATTM, dando il coordinamento del tavolo di lavoro alla Società Italiana di Biologia Marina (SIBM), per l’organizzazione delle informazioni relative a questa tematica, riuscì anche a stimolare la Regione a colmare questo ritardo. Anche in questo caso il lavoro dell’Agenzia è tornato utile perché avvalendosi proprio delle informazioni a disposizione è stato possibile indicare un certo numero di posizioni a mare che poi sono state riconosciute ufficialmente dall’UE. I SIC costituiscono quindi dei presupposti importanti per la gestione oculata dell’ecosistema marino e richiedono forme organizzative specifiche per mettere in pratica le azioni di salvaguardia previste.

Le informazioni raccolte e gli strumenti disponibili rappresentano un valore aggiunto per l’azione che l’amministrazione centrale, cosi come quella regionale e locale, devono intraprende per una seria gestione integrata dell’ecosistema marino in genere. Serena ha concluso ribadendo che la messa a frutto delle conoscenze acquisite consente di dare, non solo risposte immediate nei casi routinari del lavoro istituzionale, ma soprattutto di essere preparati ad affrontare le criticità, in certi casi anche drammatiche, che le emergenze spesso richiedono. È stato cosi ad esempio per il naufragio della Concordia, oppure per la perdita dei fusti tossici a largo della Gorgona da parte dell’Eurocargo Venezia. Nel primo caso l'Agenzia è stata in grado di attivare un monitoraggio a lungo termine dell’ecosistema marino dell’Isola del Giglio, nel secondo caso è stato possibile modellizare la rete trofica dell’area oggetto di attenzione per dare risposte relative a eventuali fenomeni di accumulo di sostanze contaminanti nelle carni dei pesci.

vittorioVittorio Alessandro, presidente del Parco Nazionale delle 5 terre, ha ricordato l'impegno concreto della Regione Toscana e della Liguria per la cura del mare e della costa, soffermandosi però sui problemi legati alla gestione del mare, a partire dalla sicurezza della navigazione e della prevenzione (citando a questo proposito le troppe deroghe richieste al decreto rotte) e sull'approccio integrato che deve essere seguito per tutelare la continuità tra coste e mare, come richiesto dalla Marine Strategy.

La prima sessione del convegno si è conclusa con l'intervento del Presidente del Parco Regionale della Maremma, Lucia Venturi, che ha sottolineato l'importanza di procedere ad istituire l’area marina protetta dell’Arcipelago toscano, della Maremma e delle Formiche di Grosseto fornendo così ai parchi costieri ed insulari i necessari strumenti di gestione per tutelare la fascia costiera anche dal mare.

Nella seconda sessione del convegno, moderata da Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana, hanno preso la parola due autorevoli rappresentanti del Ministero dell'Ambiente e della Regione Toscana sul tema La Toscana regione capofila della Strategia Marina nazionale nel Tirreno.
 

montanaroOliviero Montanaro, della Direzione Generale Ministero dell’ambiente e della protezione del territorio e del mare, è intervenuto facendo un quadro esaustivo dei quattro pilastri su cui si fonda la politica marittima integrata dell'Unione Europea, soffermandosi in particolare sul primo pilastro, quello della Marine Strategy che con i suoi 11 descrittori rappresenta l'equilibrio tra la complessità dei vari aspetti presi in considerazione dalle altre politiche per il mare.
Ha sottolineato come la Marine Strategy rappresenti per l'Italia una occasione importante per creare una crescente cooperazione tra i vari livelli di governo, quello statale, quello regionale e quello dei sottosistemi locali. Un altro aspetto importante della direttiva, che Montanaro ha fatto emergere, è quello legato alla conoscenza, all'informazione e partecipazione della società civile a questo processo attraverso il coinvolgimento dei cittadini che deve essere gestito più a livello regionale e locale piuttosto che centrale.

La Responsabile del settore ambiente marino della Regione Toscana, Gilda Ruberti, ha rubertiricordato che la Regione Toscana svolge il ruolo di capofila tecnico per il Mediterraneo occidentale per l’applicazione della Direttiva ed ha sottolineato che la Regione è particolarmente impegnata sulla Marine Strategy per incidere, in maniera positiva e concreta, sulle scelte importanti che devono essere fatte per favorire uno sviluppo socioeconomico sostenibile di un territorio ricco di Parchi nazionali e regionali marini e costieri, con un Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, ma caratterizzato anche dalla presenza di un elevato traffico navale e purtroppo dai troppi recenti incidenti.

 

 venneriLe conclusioni sono state affidate a Sebastiano Venneri, responsabile nazionale mare di Legambiente, che ha ribadito la grande rivoluzione che la Marine Strategy sta portando sia dal punto di vista metodologico per il monitoraggio e il recupero dello stato di salute del mare, sia per aver affidato ruoli nuovi e importanti a soggetti che fino ad ora avevano avuto ruoli episodici come le regioni ed infine il riconoscimento che la direttiva pone al tema della partecipazione degli altri soggetti della società civile, come le associazioni ambientaliste, che potranno affiancare i soggetti istituzionali nella definizione delle strategie per l'ambiente marino.


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