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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 115 - Lunedì 03 Giugno 2013

Inceneritore di Baciacavallo: il punto sulla situazione


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I risultati del controllo effettuato da ARPAT nell’aprile 2013, nel quale è stato verificato anche l’esaclorobenzene

Nello scorso mese di marzo, abbiamo pubblicato gli esiti dei controlli del triennio 2010-2012 dell'Inceneritore di Baciacavallo, a seguito di una serie di articoli pubblicati sui quotidiani locali pratesi in merito ad alcune analisi di laboratorio effettuate su animali allevati allo stato libero (ruspanti): due polli ed un'anatra, campionati ed analizzati su iniziativa ed a carico di un Comitato locale “Vita, Ambiente e Salute” (VAS).

Nella seconda settimana del mese di aprile ARPAT ha effettuato un controllo all'Inceneritore secondo i dettami di quanto previsto nello specifico D.Lgs. 133/2005, ed in particolare nelle condizioni di massimo carico dell'impianto, effettuando campionamenti al camino relativamente ai parametri microinquinanti: diossine, furani, PCB-diossinosimili, IPA, esaclorobenzene e macroinquinanti: polveri, PM10, metalli, Nox, CO, ecc. .

In questi ultimi campionamenti, rispetto ai precedenti, è stata determinata anche la presenza di esaclorobenzene (HCB), parametro non previsto dalla normativa, ma che era già stato oggetto di discussione come trattato nel comunicato del 27 marzo 2013. I valori riscontrati risultano di 0,26 ng/Nm3.

Partendo dal dato di esaclorobenzene rilevato nel controllo ARPAT si può calcolare il fattore di emissione per tonnellata di fango secco trattato, il valore risulta essere di 6 mg/t (microgrammi/t), ne deriva che quello preso a riferimento dal Rapporto Ispra (0,5 g/t) era circa 80.000 volte più elevato. Quindi le emissioni anno di esaclorobenzene che Ispra aveva stimato nell’ordine di diversi chilogrammi non raggiungono  in realtà neppure la quantità di un grammo.

Nello specifico, di seguito si riporta una tabella riepilogativa dei valori riscontrati per il parametro diossine/furani. I valori risultano ampiamente inferiori l'attuale limite di 0,1 ng I -TEQ/Nm3 in tutti i controlli svolti da oltre 10/15 anni .

 

PCDD/PCDF ng I -TEQ/Nm3

2013

2012

2011

2010

2009

2008

2007

2006

2004

2002

2002

0,0075

0,00071

0,00091

0,00062

0,012

0,0027

0,019

0,0029

0,0004

0,0014

0,0031

Limite di legge 0,1 ng I-TEQ/Nm3

 

ARPAT coglie l'occasione dell'informazione degli esiti dei controlli per ampliare il quadro conoscitivo della complessa questione dei microinquinanti, al fine di poter dare alcune minime ma fondamentali informazioni sulle origini dei diversi microinquinanti. Una base indispensabile per poter consentire una discussione con punti fermi e, per quanto possibile condivisi, in particolare per la questione riguardante l'Inceneritore di Baciacavallo.

Le diossine/furani e i PCB-diossinosimili sono microinquinanti la cui letteratura ne conferma il livello di cancerogenicità nei confronti dell'uomo; a questo proposito dobbiamo tener ben presente la loro diversa provenienza e quindi come circolano nell'ambiente e nelle catene alimentari.

A) I policlorobifenili (PCB) nella loro totalità e quindi anche la frazione dei congeneri che presenta livelli di maggiore cancerogenicità (per questo denominati “diossinosimili”) trovano una prevalente diffusione nell'ambiente a causa del loro largo utilizzo avvenuto per oltre un cinquantennio a partire dagli anni 1930-40 (vedi ad es. l'utilizzo massivo degli oli diatermici nei trasformatori). Ancora oggi, sono diffusi nell’ambiente materiali che contengono (PCB), nonostante nei Paesi occidentali la loro produzione sia stata sospesa a partire dagli anni ’70. Piccoli condensatori, contenenti solo pochi grammi di PCB, si possono ancora trovare in vecchi dispositivi elettrici utilizzati nelle aziende agricole, così come in frigoriferi e dispositivi di illuminazione al neon. Tali dispositivi elettrici, per le loro caratteristiche di piccolo ingombro, possono sfuggire ai censimenti effettuati dalle autorità preposte alla protezione ambientale, che in generale hanno attivato campagne per il corretto ritiro e messa in fuori-uso di tali componenti elettrici.

Questo ha determinato – e in alcuni Paesi sta ancora determinando – una disseminazione piuttosto elevata nell’ambiente di potenziali sorgenti di PCB e dei prodotti che si originano dalla loro degradazione termica, quali i PCDF. La scarsa biodegradazione e la lunga persistenza ambientale di PCDD PCDF e PCB fanno sì che la loro presenza nell’ambiente sia ormai ubiquitaria. In un tale contesto, non si può escludere il rischio causato dalla contaminazione del suolo da PCB e diossine in seguito a dispersioni accidentali di fluidi dielettrici da apparecchiature in disuso, o per loro malfunzionamento, o dalla combustione di fluidi dielettrici e/o di materiali isolanti di plastica. (Linee guida per la prevenzione della contaminazione da PCDD, PCDF e sostanze diossina-simili in azienda agricola)

B) Le diossine/furani invece risultano prevalentemente diffuse nell'ambiente da tutti quei fenomeni naturali e antropici che generano combustioni (incendi boschivi, combustioni per riscaldamento, parco veicolare circolante, inceneritori, emissioni industriali, ecc.).

Di conseguenza, l'origine della presenza delle due tipologie di microinquinanti in suoli, in animali da allevamento o in matrici biologiche umane (latte materno, siero), va ricercata tenendo ben presente e distinto quanto sopra evidenziato.

Nello specifico, la segnalazione di contaminanti diossine/furani e PCB-diossinosimili, che risulta in due polli e un’anatra (vedi rapporto di prova pubblicato dall’associazione Vita, ambiente e salute) – di cui tuttavia non si hanno informazioni circa la loro precisa ubicazione - in un'area comunque fortemente antropizzata, oltre ché potenzialmente soggetta a ricaduta dell'inceneritore di Baciacavallo, portano a formulare alcune considerazioni:

Le analisi effettuate sugli animali evidenziano nella componente PCB-diossinosimili una contaminazione di maggior rilevanza rispetto alla quantità di diossine/furani, che possono essere da ricercare in modo particolare alle specifiche condizioni e pratiche agricole non corrette, particolarmente rilevanti per alcune tipologie di allevamenti non intensivi, fra cui quello del pollame allevato a terra (contaminazione del suolo o dei mangimi da rifiuti contenti PCB) .

Per quanto riguarda le diossine si è portati a pensare che gli inceneritori ne siano la fonte principale di emissioni in atmosfera. Questo in genere non è vero, come nel caso Baciacavallo. Infatti da un’analisi dei dati di emissione di diossine riportati nella disaggregazione dell’Inventario nazionale delle emissioni all’anno 2010 in relazione alla provincia di Prato, emerge che l'inceneritore di Baciacavallo è scarsamente rilevante nell'ambito del territorio pratese (nella tabella sono riportate le principali sorgenti di emissione di diossine nella provincia di Prato); nella tabella successiva sono indicati i vari contributi:
 

Attività

Emissione diossine [g (teq)]

Contributo all’emissione totale di diossine nel territorio della provincia di Prato (%)

Caldaie con potenza termica < di 50 MW (Impianti a biomasse) nelle residenze

0,342

82,4%

Caldaie con potenza termica < di 50 MW (impianti a biomassa) in agricoltura

0,015

3,6%

Automobili - Strade extraurbane  e urbane (Auto a benzina)

0,018

4,4%

Incenerimento di fanghi dal trattamento di acque reflue

0,014

3,5%

Incenerimento di rifiuti agricoli (eccetto combustione stoppie)

0,016

3,7%

Fonte dati: ISPRA - Disaggregazione Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera all’anno 2010

 

È stata stimato un valore di emissioni annuali dell’inceneritore sulla base del valore di concentrazione  misurato nei controlli ARPAT del 2013.

 

Emissione diossine
[g (teq)]

Stima del contributo dell’inceneritore all’emissione totale di diossine sul territorio (%)

Inceneritore di Baciacavallo calcolo sulla base del controllo 2013

0,001

0,2%

 

In conclusione si può affermare che la contaminazione dovuta alle emissioni di diossine dall'Inceneritore di Baciacavallo, sulla base dei dati di cui sopra, risulta di ridotta significatività rispetto alle altre fonti emissive presenti in maniera distribuita nel totale del contesto territoriale della Provincia (trasporti stradali, riscaldamento non industriale, combustione incontrollata di rifiuti agricoli).


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