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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 139 - Martedì 17 luglio 2012

Annuario dati ISPRA


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ISPRA ha presentato a Roma, giovedì 5 luglio, i dati 2011 dell’annuario ambientale, giunto alla sua X ma edizione.

L’annuario ISPRA non vuole essere un documento statistico ma intende fornire la situazione dell’ambiente del nostro Paese con riferimento ad una vasta gamma di indicatori ambientali. Negli anni l’annuario si è andato arricchendo di dati e si è modificato per rispondere sempre più alle esigenze di un pubblico vasto e variegato, rappresentato non soltanto da decisori politici e tecnici ma anche da semplici cittadini. Per questo è stata pensata, quest’anno per la prima volta, una versione light dell’Annuario, che si presenta più snella nel volume e più facile da comprendere anche da parte di un pubblico meno esperto.

Dai dati dell’Annuario, emerge una situazione di fragilità del territorio a cui si accompagna una perdita di biodiversità, mentre rimangono stazionari, invece, alcuni dati, quali quelli relativi alla qualità dell’aria, delle acque, e rumore, mentre presenta un trend in crescita la produzione di rifiuti.
Il territorio italiano si presenta fragile, minato in particolare dal consumo di suolo, dal fenomeno dell’impermeabilizzazione, da aree inquinate da bonificare, dall’erosione dei litorali ma anche dalle numerose frane e dagli eventi sismici.

Nel dettaglio possiamo dire che il consumo di suolo è elevato, 100 ettari al giorno ed in aumento risulta anche il fenomeno dell’impermeabilizzazione dei suoli che riguarda più del 6% dell’intero territorio. Le frane censite sono state più di 486.000 interessando il 6,9% del territorio, mentre per quanto riguarda gli eventi sismici, il nostro Paese risulta tra quelli più pericolosi in Europa.

Per quanto riguarda i siti contaminati, i siti di interesse nazionale sono 57, pari al 3% del territorio italiano, non migliore la situazione a livello regionale dove si registra un buon livello di bonifiche nelle aree del centro nord mentre al sud i siti bonificati sono ancora pochi.
 
La situazione del suolo non favorisce la biodiversità soggetta a minacce di varia natura. Nel nostro Paese oltre il 50% dei vertebrati, in particolare pesci d’acqua dolce, anfibi e rettili sono in pericolo, così come il 15% delle piante superiori e il 40% di quelle inferiori. Le principali minacce sono costituite dalle attività umane, come la trasformazione e modificazione degli habitat naturali, l’uso di pesticidi, l’inquinamento idrico, gli incendi e tagli boschivi, il bracconaggio e la pesca illegale.
La risposta alla perdita di biodiversità, in Italia, appare, però, positiva grazie alla Rete Natura 2000 che conta 1564 siti protetti.
 
La qualità dell’aria si presenta stazionaria: a fronte di inquinanti che si mostrano in riduzione, un miglioramento si manifesta infatti per i livelli di biossido di zolfo, ossido di carbonio, benzene e piombo, rimane alta l’attenzione sul particolato, PM10, PM 2,5 e ozono.
Per quanto riguarda l’emissione di gas serra, i dati dell’inventario indicano che tra il 1990 ed il 2010 le emissioni sono passate da 519,25 a 501,32 milioni di tonnellate di CO2eq, facendo registrare un decremento del 3,5%, che, comunque, non fa raggiungere all’Italia gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto.
 
Per quanto riguarda le acque, possiamo dire che diminuiscono sensibilmente le acque chiuse alla balneazione, che passano da 310 della stagione 2009 a 33 del 2010.
La qualità dell’acqua marina nel nostro Paese è di buon livello, nel 2010, infatti, son risultate conformi l’85% delle acque di balneazione.
Le oscillazioni termiche annue nei mari che circondano la Penisola raggiungono circa 16 °C nel Tirreno e 22 °C nell’Adriatico, a fronte di una temperatura media, rispettivamente di 19,5 °C e di 18,2 °C.

In 7 anni (2000 e il 2007), il 37% dei litorali ha subito variazioni dell’assetto della linea di riva superiori a 10 metri e i tratti di costa in erosione, 897 km, sono ancora superiori a quelli in progradazione (851 km)..
 
Stazionario si presenta l’andamento delle principali sorgenti di rumore, ad esempio, si presentano in riduzione del 6,5% nel periodo dal 2007 al 2010, per aumentare del 3,7% nel periodo 2009-2010.
Nel 2010 sono state 2529 le sorgenti di rumore controllate, più del 50% rappresentate da attività di servizio e commerciali, più del 30% attività produttive e la restante parte rappresentate da infrastrutture di mobilità.

Rimanendo nel settore degli agenti fisici, i dati dell’Annuario ci riportano la situazione dei campi elettromagnetici. Le stazioni radio base presentano, nel 2010, una densità di impianti notevolmente superiore rispetto a quella degli impianti radiotelevisivi, ma la potenza degli impianti radiotelevisivi ricordiamo essere maggiore rispetto agli impianti radio base per telefonia mobile. I casi di superamento dei limiti previsti dalla normativa sono circa 10 volte superiori negli impianti radiotelevisivi rispetto alle stazioni radio base.
 
Il radon, in assenza di pericoli provenienti dalle centrali nucleari, che in Italia sappiamo non essere attive, costituisce la principale fonte di esposizione alla radioattività. La concentrazione media di radon presente nel nostro paese è pari a 70 Bq/m3.

Il Lazio è la regione che possiede la maggiore percentuale di rifiuti radioattivi, seguita da Piemonte, Emilia Romagna, Campani e Lombardia.
 
Infine per quanto attiene ai rifiuti, tema trattato a sé ed oggetto di due pubblicazioni specifiche, rifiuti urbani e speciali, possiamo dire che nel 2010 si sono registrati 32,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, con un livello procapite di 536 kg, in aumento rispetto ai dati rilevati nel 2009. La raccolta differenziata da buoni risultati al Nord molto meno nelle regioni del centro e del sud.
 

Per approfondimenti: annuario.isprambiente.it   

Testo di questo numero a cura di Stefania Calleri

 


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