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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 024 - Giovedì 02 Febbraio 2012
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Presentata dalla Commissione europea Energy Roadmap 2050, dedicata all’energia


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Lo scorso 15 dicembre 2011, la Commissione europea ha adottato la comunicazione "Energy Roadmap 2050", un documento che fa seguito a un lavoro più generale, pubblicato lo scorso marzo, per un'economia decarbonizzata dove erano stati analizzati i settori dei trasporti, edilizia, industria e agricoltura, sempre nell’ottica della riduzione delle emissioni inquinanti

La Energy Roadmap 2050 è un progetto a lungo termine interamente dedicato al settore della produzione di energia. Un settore che rappresenta la maggiore fonte di emissioni di gas serra e per il quale resta prioritaria la de-carbonizzazione, pur salvaguardando la competitività dei sistemi di produzione e la sicurezza degli approvvigionamenti.
 
Nel documento si focalizza il percorso da fare per raggiungere entro il 2050 l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra dall’80 al 95% rispetto ai livelli del 1990, obiettivo per il quale è indispensabile produrre energia a impatto zero.   (il documento precedente del marzo 2011)

Richiamando la necessità che tutti i paesi si impegnino per mettere a punto un accordo globale sul clima, il documento disegna un nuovo modello energetico basato su quattro punti:
  • efficienza energetica e riduzione dei consumi;
  • aumento della quota derivata da fonti rinnovabili;
  • miglioramento dei sistemi di cattura e di stoccaggio della CO2;
  • ricorso all’energia nucleare, ritenuta fonte sicura e sostenibile.   
Energy Roadmap 2050 analizza diversi percorsi possibili, esortando i contesti nazionali, regionali e locali ad andare verso la modernizzazione delle forme di produzione, mantenendo e rafforzando gli obiettivi comuni.  

Solo un approccio europeo, che affronti i vari aspetti connessi ai problemi energetici e alle specificità dei vari paesi, farà aumentare la sicurezza e la solidarietà interna, offrendo nel contempo un mercato più ampio e flessibile per nuovi prodotti e servizi. 
 
Resta dunque prioritario e urgente investire nel settore energetico, ed è questo il motivo di fondo del lavoro presentato, mentre gli scenari ipotizzati dovrebbero servire agli Stati membri per orientare in modo più puntuale e condiviso le misure e le politiche energetiche da adottare. Ad esempio, si stima che le politiche di incentivazione potrebbero consentire di raggiungere un contributo delle rinnovabili del 75% rispetto al consumo energetico lordo al 2050, sempre se, contemporaneamente, verranno adottate misure efficaci per il taglio dei consumi.
 
Non mancano espliciti riferimenti alla necessità di interventi mirati anche per le infrastrutture. Nello specifico, la realizzazione di reti “intelligenti” e di sistemi di stoccaggio dell’energia per rendere il sistema europeo più sostenibile ed efficiente.
 
Il lavoro segnala anche come il raggiungimento degli obiettivi già fissati al 2020 (-20% di emissioni e +20% di energia da rinnovabili) sia oggi incerto, ma ciò non dovrebbe in alcun modo impedire di rinunciare al successivo traguardo, fissato a - 40% entro il 2050.  Anzi, visti i trend attuali occorre mettere in atto ulteriori misure e lavorare a strategie condivise e di lungo termine, le sole che possono consentire di ottenere i risultati attesi.
 
Proprio su questo punto si fissano le maggiori perplessità degli osservatori e degli addetti ai lavori. La mancanza di precise indicazioni sulle misure da adottare e di target vincolanti è da molti percepita come una criticità che rischia di allontanare l’obiettivo di riduzione delle emissioni e rimette in discussione il percorso fin qui fatto, in particolare con il riferimento al nucleare. 
 
Secondo alcuni ambientalisti, le proiezioni sul contributo da rinnovabili sono eccessivamente pessimistiche e questo andrebbe a tutto vantaggio dei progetti che puntano al nucleare e alla cattura e stoccaggio di CO2.  
 
Il Consiglio Europeo per le energie rinnovabili (Erec), l’associazione dell’industria fotovoltaica europea (Epia) e l’ European Renewable Energies Federation (Eref), hanno accolto il lavoro come un ulteriore passo avanti verso un sistema energetico a emissioni zero.
 
Ma mentre sono del tutto condivisibili gli obiettivi di lungo termine, che dovranno contribuire alla strategia complessiva dell’Unione europea verso un’economia “low carbon”, restano alcune criticità relative al medio periodo.
 
Mancano indicazioni puntuali su come raggiungere questi obiettivi, sia da qui al 2020, sia dal 2020 al 2050.  

Positivo il riconoscimento del ruolo cruciale delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nel complesso del bilancio energetico europeo, ma manca uno scenario che metta in campo tutti gli altri settori di produzione di energia da fonti sostenibili.
 
Obiettivi vincolanti, per esempio quota 45% di energia verde prodotta entro il 2030, consentirebbero di programmare con fiducia sia i piani di sviluppo che gli investimenti necessari. 
 
Inoltre l’analisi dovrebbe avrebbe di una visione più ampia e complessiva del sistema energetico, invece nella Roadmap i vari settori che la compongono (elettricità, calore e fresco, trasporti) non sono messi in relazione tra loro.
 
Secondo l'Epia il costo della transizione alle rinnovabili è stato sovrastimato. Rispetto alla strategia Europa 2020, che poneva l'obiettivo del 20% di energia prodotta da rinnovabili entro il 2020, la nuova comunicazione avrebbe dovuto almeno innalzare tale quota al 45% entro il 2030.

Dello stesso avviso Eref (European Renewable Energies Federation) secondo cui la Roadmap dimostra quanto sia ancora importante il lavoro delle associazioni delle rinnovabili nazionali ed europee per dimostrare che un futuro a energia 100% rinnovabile non solo è possibile, ma rappresenta l’opzione migliore, più sicura e più economica. 
 
Testo di questo numero a cura di Debora Badii

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