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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 237 - Venerdì 09 Dicembre 2011

Scelte sostenibili: pannolini usa e getta o lavabili?


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Dalla ricerca nuovi prodotti per conciliare i tempi di vita, lavoro e cura con il rispetto dell’ambiente e la sostenibilità

La produzione di pannolini monouso per bambini ha un impatto ambientale molto significativo. Negli ultimi anni questa consapevolezza ha finito per mettere in discussione le abitudini d’uso di questo prodotto, in particolare delle donne e delle mamme.
 
Salutato negli anni ’80 come segno del progresso e strumento concreto per facilitare il lavoro di cura, il pannolino usa e getta è oggi diventato uno dei simboli del consumo insostenibile.
 
Ogni anno nell’Unione Europea vengono prodotti 25 miliardi di pannolini monouso. Ciò significa ingenti quantità di CO2 immesse nell’atmosfera per la produzione e distribuzione e altrettanto ingenti consumi di acqua e di energia per un prodotto che, già in partenza è un "prodotto particolare". I pannolini per bambini sono infatti composti per il 50% da derivati del petrolio non biodegradabili (vari prodotti chimici, plastica, idrogel, sbiancanti,ecc). Incerta anche la sostenibilità del restante 50% che deriva da polpa di legno (cellulosa) la cui provenienza non è quasi mai certificata e dunque potrebbe anche provenire da foreste primarie. Secondo uno studio di Greenpeace del 1993 nell’arco di tre anni un solo bambino utilizza mediamente 4.500 pannolini equivalenti a 10 alberi di grandi dimensioni e a una tonnellata di rifiuti, che dovrebbero essere smaltiti in modo differenziato.
 
In Italia se ne consumano circa 6 milioni al giorno, con costi di produzione stimati in 12.500 tonnellate di plastica, 225.000 tonnellate di polpa di legno, 2.15 miliardi di litri di petroli, 6 miliardi di litri d’acqua e migliaia di MW di energia, senza contare i costi ambientali di trasposto e distribuzione. Una volta utilizzati rappresentano tra il 7 e il 10% del totale dei rifiuti solidi urbani.
 
Inoltre la produzione non è sottoposta ad alcuna normativa, e in Europa non esiste ancora una disciplina di settore che imponga di dichiarare i componenti, come invece avviene per ogni altro prodotto che interagisca o sia destinato alla cura del corpo. Diverse ricerche indicano che il rivestimento impermeabile dei pannolini usa e getta, oltre a possibili danni permanenti al sistema riproduttivo dovuti al riscaldamento, impedisce la traspirazione e crea un ambiente umido, caldo e carente di ossigeno che favorisce lo sviluppo di eritemi e allergie.
 
Per limitare questi inconvenienti la parte interna dei pannolini viene trattata con sostanze chimiche che riducono l’effetto abrasivo dei materiali sintetici, ma possono provocare altri inconvenienti. Sotto accusa sono i prodotti chimici usati per evitare la formazione di muffa e di cattivi odori. Nel 1967 ci fu il caso del policloroprene; nel 1988 quello del benzolo, nel 1989 quello della diossina; nel 2000 uno studio pubblicato da Greenpeace Germania denunciò la presenza di tributile di stagno (Tbt) nei pannolini delle marche più diffuse, un composto dall’elevato potere biocida che già in una percentuale di 0,001 microgrammi per litro risulta letale per gli organismi acquatici. 
 
Per quanto al loro impatto come rifiuti, risulta difficile, se non addirittura impossibile, smaltirli attraverso i tradizionali sistemi di trattamento perché i materiali di cui sono fatti e la grande capacità assorbente, raggiunta con l’utilizzo di nuovi materiali e nuove tecnologie, li rende praticamente indistruttibili.
 
Nelle discariche tradizionali non ci sono le condizioni necessarie per la decomposizione dei pannolini che, nel tempo, si mummificano mantenendo inalterati peso, volume e forma. I tempi di dissoluzione in discarica sono stimati in 500 anni, in alternativa servirebbero inceneritori, ad altissime temperature e con sistemi di filtraggio dei fumi e delle ceneri altamente tossiche, dei quali sono dotati pochissimi paesi europei. 

La persistenza nel tempo di questi materiali ne fa addirittura una sorta di indicatori “archelologici”. È questo l’approccio ‘creativo’ che propone W. Rathje nel libro "Rubbish! The archeology of garbage", dove si mettono in rapporto pannolini e demografia. Gli strati di rifiuti scaricati a partire dagli anni ottanta appaiono invasi da crescenti proporzioni di pannolini la cui sempre più alta assorbenza è direttamente proporzionale alla resistenza alla degradazione. La stima di queste stratificazioni consentirebbe un’indagine demografica assolutamente attendibile sul numero dei bambini sotto i tre anni presenti nella zona. 
 
Buone motivazioni rispetto alle quali alcuni ritengono che dovremmo scegliere i nuovi pannolini riutilizzabili, oggi più pratici da usare e lavare, anche se mantengono sempre un certo grado di impatto ambientale; altri, pur riconoscendo il problema, ritengono invece che la sostenibilità ambientale non può semplicemente risolversi in insostenibilità del quotidiano. Usare i pannolini lavabili significa infatti aggravare inevitabilmente il lavoro di cura, soprattutto per le donne e per le mamme che, in particolare in Italia, sono già impegnate per i lavori di cura familiare circa 20 ore in più alla settimana rispetto alla media delle altre donne europee. 
 
Per evitare salti indietro nel tempo, una possibile soluzione sembra arrivare da nuovi prodotti, dei monouso composti da materiali ecologici e totalmente biodegradabili.
 
Sono molte le aziende che oggi cercano di conciliare i settori ecologico ed etico, orientando la ricerca verso prodotti in grado di contemperare le esigenze concrete delle persone con la difesa e la sostenibilità ambientale.
 
Tra queste una che opera a Prato dal 2005 e che da poco più di un anno ha aperto il suo centro produttivo all’interno del Parco del Casentino, nella valle dove si trova Castel San Niccolò.
 
Si tratta di un luogo di antica tradizione industriale i cui numerosi insediamenti hanno rappresentato nel corso degli anni un’importante risorsa per l’occupazione della popolazione locale, ma anche creato numerosi problemi ambientali. Inquinamento, sfruttamento intensivo delle risorse naturali e diversi problemi di mobilità connessi alla conformazione viaria del fondovalle. La localizzazione ha implicato la bonifica del sito, in accordo con le istituzioni locali e l’Ente Parco, con l’obiettivo di rendere nuovamente fruibile l’area e realizzare un esempio concreto di un nuovo modello di sviluppo che coniuga etica ed ecologia e consente la convivenza di industria, turismo, agricoltura. L’Azienda utilizza infatti di un impianto sperimentale per la depurazione e de-polverizzazione delle aree di produzione attraverso un sistema di recupero, riciclo, condizionamento e microfiltrazione dell’aria. Fonti rinnovabili concorrono anche alla produzione di energia necessaria ai processi di lavorazione.
 
Il prodotto di eccellenza, nel quale si è focalizzata la ricerca aziendale degli ultimi dieci anni, è un pannolino usa e getta realizzato con 14 diversi materiali biologici e compostabili tra i quali il mater-bi, polimero di origine naturale derivato dall’amido di mais, il cotone biologico e le cellulose provenienti da foreste coltivate con criteri di sostenibilità ambientale.
 
Rispetto ai tradizionali pannolini sintetici derivati dal petrolio, l'impatto ambientale di questi monouso è considerevolmente ridotto. La loro produzione comporta una riduzione del consumo di acqua del 34% e un taglio del 95% delle emissioni di CO2 (6 kg contro 161,3 kg).
 
L’Azienda, prima in Italia, ha ottenuto diverse certificazioni tra le quali il marchio di qualità ambientale SWAN ECOLABEL - messo a punto nei Paesi Scandinavi in assenza di protocolli di certificazione della U.E. per i prodotti igienici - e la certificazione GOTS (Global Organic Texile Standard) da ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) per l’uso di fibra di cotone biologico da commercio equo e solidale.
 
Ma il vero fiore all’occhiello è un altro primato a livello europeo: il certificato di compostabilità che riconosce la conformità del prodotto ai requisiti della norma UNI EN 13432:2002 e garantisce che il pannolinoè al 100% biodegradabile e compostabile. 
 
La certificazione è stata rilasciata dal Consorzio Italiano Compostatori(C.I.C.), una struttura che collabora con gli Enti pubblici per promuovere la riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata con particolare attenzione alla separazione, lavorazione, riciclaggio e valorizzazione delle frazioni organiche compostabili.
Rispetto ai monouso tradizionali i biodegradabili possono essere smaltiti nei rifiuti organici e tornare ad alimentare il suolo come compost, riducendo il ricorso ai fertilizzanti chimici in agricoltura. Secondo le stime dell’Azienda, il conferimento nell'umido, anziché nella frazione secca, comporterebbe una riduzione dei costi sociali di smaltimento da 200 a 80 euro per tonnellata. 
 
In alcuni comuni toscani, fra cui Prato e altri della provincia, si è già avviato un sistema di raccolta domiciliare differenziata e di smaltimento dei pannolini “bio” per produrre compost. Nei comuni che non attuano la raccolta della frazione organica la destinazione resta l’indifferenziato, ma essendo comunque biodegradabile il pannolino impiegherà qualche mese per degradarsi in discarica, contro il mezzo millennio di un normale usa e getta.
 
Testo di questo numero a cura di Debora Badii

Per maggiori informazioni:

Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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Azioni sul documento

PANNOLINI COMPOSTABILI

Inviato da Utente anonimo il 15/12/2011 18:50

Se le premesse verranno mantenute questo sarà il pannolino dei bimbi che verranno. Molto interessante. MI piacerebbe conoscerne i costi, (e confrontarli con i monouso) e la loro diffusione. Cordiali saluti Giuseppe Primavera - Pediatri per Un Mondo Possibile

PANNOLINI COMPOSTABILI

Inviato da Utente anonimo il 16/12/2011 10:19

Gentile dottore, la ringraziamo per l'attenzione. Abbiamo riportato la notizia perché, effettivamente, ci è sembrata significativa dal punto di vista ambientale. Per approfondimenti e verifiche nel sito indicato (http://www.ecowip.com) c'è una sezione contatti. Cordiali saluti Debora Badii

PANNOLINI COMPOSTABILI

Inviato da Utente anonimo il 16/12/2011 10:19

Gentile dottore, la ringraziamo per l'attenzione. Abbiamo riportato la notizia perché, effettivamente, ci è sembrata significativa dal punto di vista ambientale. Per approfondimenti e verifiche nel sito indicato (http://www.ecowip.com) c'è una sezione contatti. Cordiali saluti Debora Badii

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