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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 177 - Lunedì 19 settembre 2011

Al via il sistema di raccolta e recupero degli pneumatici fuori uso


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Con il 7 settembre è entrato nella fase attuativa/gestionale il Regolamento per la gestione degli pneumatici fuori uso (PFU)

L’articolo 228 del d.lgs n. 152 (il c.d. codice ambientale) ha fissato i principi relativi alla gestione del PFU (pneumatici fuori uso), che sono basati sul principio di responsabilità sia dei produttori che degli importatori di pneumatici.

Verrà, così, applicato il principio di producer responsability, secondo cui ciascuna azienda interessata dalla normativa sia responsabile e garantisca la gestione del PFU per una quota corrispondente a quanto immesso sul mercato nell’anno solare precedente, come peraltro già avviene da anni nella maggior parte dei Paesi europei. Con il decreto ministeriale 11 aprile 2011 n. 82 si da attuazione a quanto contenuto nell’art 228 del Testo Unico Ambientale.

Il sistema è sostenuto da un “contributo ambientale” che sarà richiesto ai cittadini al momento dell’acquisto del pneumatico nuovo, il cui ammontare sarà riportato, per trasparenza, in fattura o sullo scontrino fiscale. Le quote di tale “contributo” sono contenute nello stesso decreto ministeriale n. 82 (pubblicato sulla GU n. 131 del 8/6/2011) che prevede, a partire dal 7 settembre, le quote contributive a carico del cittadino saranno trasparenti, ovvero contenute nello scontrino fiscale.
(per visualizzare la tabella contenente i contributi ambientali per il ricupero dei PFU)

Il contributo risulta di 3 euro per gomma per quanto riguarda le auto e di 1,50 per i ciclomotori e motocicli, dai 12 ai 23 euro per autocarri e autobus, variando a seconda della tipologia di veicolo.
Sono esclusi dagli obblighi previsti dal decreto 11 aprile 2011 n. 82: i pneumatici da bicicletta, le camere d’aria, i protettori (flap) e le guarnizioni in gomma, i pneumatici per aeroplani e aeromobili in genere.

Questo contributo servirà per gestire la filiera del PFU, ovvero per pagare chi va a ritirare le gomme usate dai gommisti o altri soggetti e le porta in impianti specializzati per il trattamento e lo smaltimento, tutto al fine della tutela ambientale.

I numeri non sono di poco conto, infatti, si stima che le tonnellate di pneumatici fuori uso siano pari a 380 mila, con una percentuale che sfugge ai normali circuiti di smaltimento autorizzato per finire in discariche abusive o illegalmente incenerito. Si stima, infatti, che solo il 20% di questi PFU finora è stato raccolto ed avviato ad impianti per il recupero del materiale, mentre il 50% veniva utilizzato per il recupero energetico e il 25% si immetteva in circuiti non controllati, di cui venivano perse le tracce.

Con il Regolamento per la gestione dei pneumatici fuori uso si disciplina la materia, affermando che i produttori e gli importatori dovranno organizzare la raccolta ed il recupero delle gomme usate, questo potrà essere fatto direttamente dalle aziende o attraverso “strutture associate” a cui i produttori e gli importatori di pneumatici potranno delegare i propri obblighi di gestione.

Le aziende Bridgestone, Continental, Goodyear, Dunlop, Marangoni, Michelin e Pirelli hanno costituito una società senza scopo di lucro: l’Ecopneus. Questa società mette a disposizione nel suo sito (http://www.ecopneus.it/) materiali utili per chi opera nel settore e per i clienti che cercano servizi, come ad esempio la lista dei raccoglitori che fanno capo ad Ecopneus.

Per gli altri produttori ed importatori, non compresi nelle sette marche sopra citate, si dovrà aspettare, potranno costituirsi altri soggetti associati od ognuno potrà decidere di gestire autonomamente il pneumatico fuori uso, per questo non sono ancora noti i contributi ambientali per gli altri marchi di pneumatici distribuiti nel mercato italiano.

L’obiettivo per il 2011 imposto dalla legge è quello di recuperare il 25% del totale dei pneumatici immessi nel mercato nel 2010, il valore si calcola sulla base degli dichiarazioni effettuate da produttori ed importatori, che, ogni anno (entro il 31 maggio), devono dichiarare la quantità e le tipologie di pneumatici immessi sul mercato nell’anno solare precedente. Per il 2012 l’obiettivo si attesta all’80% ed infine a partire dal 2013, si cercherà di recuperare il 100% dei PFU, azzerando così il circuito dello smaltimento illegale.

Questo sarà possibile coinvolgendo tutti i soggetti della filiera, tutti coloro che hanno a che fare con i pneumatici fuori uso, gommisti, raccoglitori, impianti di frantumazione e valorizzazione dei PFU ma anche impianti di demolizione dei veicoli.
 
In Italia sono circa 50 le aziende che trattano, con diverse modalità e caratteristiche, i PFU, poche, invece, sono quelle che li utilizzano in nuovi impieghi, per esempio nella realizzazione di arredi urbani, edilizia e pavimentazioni stradali.
 

Testo a cura di Stefania Calleri
 


Organizzazione con sistema di gestione certificato e laboratori accreditati
Maggiori informazioni all'indirizzo www.arpat.toscana.it/qualita




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