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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 082 - Lunedì 02 maggio 2011

Intervista al nuovo Direttore generale


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Ad un mese dall’insediamento Giovanni Barca fa il punto sulla situazione e delinea i prossimi impegni dell’Agenzia.

Con che stato d’animo ha appreso la notizia della sua nomina a Direttore generale di ARPAT?
Ho pensato che il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, e l’Assessore all’Ambiente, Anna Rita Bramerini, mi davano un’occasione straordinaria per la mia esperienza professionale e di vita con un’esperienza non comune.  Poi ero anche contento e preoccupato.
 
Dovendo sinteticamente presentarsi come lo farebbe?
Sono un tecnico che per tutta la sua vita professionale si è occupato di ambiente, che ha sempre operato per la pubblica amministrazione, e che considera questo un onore ed una responsabilità nei confronti della comunità.
 
Può provare a sintetizzare gli obiettivi del suo mandato?
Consolidare la nuova Agenzia secondo quanto previsto dalla legge regionale 30 del 2009. Un’Agenzia che riesca a dare il meglio di sé per la salvaguardia dell’ambiente toscano, attraverso i tre pilastri del suo impianto: il controllo, l’assistenza tecnica agli enti locali, l’informazione ambientale.
 
E se dovesse usare solo poche parole chiave?
Competenza, sobrietà e trasparenza.
 
Quali sono le caratteristiche del suo modo di lavorare?
A me piace ascoltare e confrontarmi, se il mio interlocutore ha qualcosa da dire. Intorno a me voglio una “squadra” di persone competenti e convinte degli obiettivi che dobbiamo conseguire, che riesce a lavorare in sintonia e con entusiasmo. Spero di riuscire a costruire presto questa squadra attorno a me ed ai direttori che andò a nominare.
 
La riorganizzazione dell’Agenzia è attesa da molto tempo, come intende muoversi?
Effettivamente è passato molto tempo dall’approvazione della nuova legge (giugno 2009) alla attuazione di una nuova organizzazione coerente con i nuovi indirizzi. Vorrei adottare le modifiche dell’Atto di organizzazione ed entro l’estate nominare tutti i nuovi responsabili delle strutture. Così la nuova organizzazione potrebbe essere a regime, se chi deve farlo mi darà una mano. D’altra parte tutto questo è anche legato ai tempi ed agli esiti del confronto sindacale, che mi auguro poter sviluppare positivamente.
 
Per la nomina del Direttore Tecnico e del Direttore Amministrativo ha effettuato due bandi pubblici, come mai?
La forma del bando pubblico permette di assicurare trasparenza, dando la medesima possibilità a tutti di manifestare la propria disponibilità.
 
Nella sua visione dell’Agenzia quale dovrà essere il ruolo dei dirigenti?
In Agenzia, per vari motivi, anche contrattuali, ci sono molti dirigenti. Questo significa percepire retribuzioni di tutto rispetto, a cui devono corrispondere responsabilità ed impegno altrettanto importanti. Molti dirigenti dell’Agenzia possiedono professionalità a livelli di eccellenza, anche nazionale; da loro pretenderò un impegno adeguato, anche nei confronti dei loro collaboratori, e della struttura in genere, affinché queste potenzialità siano pienamente impegnate per il conseguimento degli obiettivi di ARPAT.
 
E del personale del comparto?
In Agenzia ci sono dei giovani con livelli elevati di formazione. Si tratta di un potenziale umano veramente grande, Mi impegnerò durante il mio mandato per dare la possibilità a coloro di questi che lo meriteranno di trovare i giusti spazi per emergere ed assumere responsabilità più importanti.
 
Quali rapporti vuole instaurare con le organizzazioni sindacali?
Il personale dell’Agenzia è la principale spesa e risorsa che abbiamo, per questo è necessario instaurare un rapporto di dialogo costruttivo con i sindacati. Anche loro dovranno essere partecipi dello sforzo che chiederò a tutti di fare per realizzare un’Agenzia all’altezza della domanda che ci proviene dalle istituzioni e dalla società civile.
 
Quali rapporti vuole instaurare con gli enti locali?
Gli enti locali rappresentano per l’Agenzia i principali destinatari delle nostre attività. La legge 30/2009 indica chiaramente che: “Le attività istituzionali sono quelle attività tecnico-scientifiche svolte da ARPAT a favore della Regione, delle province, dei comuni, delle comunità montane e degli enti parco regionali nell’interesse della collettività.” Questo, a mio avviso, significa che dobbiamo sviluppare relazioni intense e collaborative, pur nel pieno rispetto della Carta dei Servizi, delle procedure previste per le Conferenze permanenti regionali e provinciali e della natura squisitamente tecnica dell’Agenzia.
 
Quali rapporti vuole instaurare con le realtà della società civile: associazioni ambientaliste, categorie economiche, ecc.?
Come ho appena detto, la legge afferma che le nostre attività sono svolte “nell’interesse della collettività”, questo significa che dobbiamo essere aperti al dialogo con tutte quelle forme di associazionismo che hanno a cuore la salvaguardia dell’ambiente della nostra Regione. Naturalmente questo nel rispetto delle procedure previste dalla legge 30, che ha introdotto la conferenza permanente che si articola a livello regionale e provinciale, ed a cui sono invitati a partecipare  i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali , delle organizzazioni sindacali e delle associazioni ambientaliste. Si tratta di una opportunità importante, che va meglio fatta conoscere ed utilizzata.
 
Le leggi ambientali sono molto complesse, spesso contraddittorie, cosa pensa di fare in questo campo?
Possibilmente dare certezze  attraverso interpretazioni omogenee della legge, da applicare in modo analogo da parte degli operatori ARPAT su tutto il territorio regionale. Abbiamo competenze tecniche tali da poterci assumere con equilibrio la responsabilità di dare un nostro punto di vista.
 
ARPAT fa parte del sistema delle agenzie ambientali, come intende muoversi in quell’ambito?
ARPAT non è solo un’agenzia regionale, come altre ce ne sono nella nostra regione, ma è anche parte di un sistema più ampio di agenzie ambientali presenti in tutte le regioni del Paese, ed anche a livello europeo. Intendiamo fare la nostra parte affinché questa rete riesca sempre più a valorizzarsi come sistema, acquisendo una visibilità a livello nazionale, che attualmente non corrisponde alle sue effettiva potenzialità.
 
Quali sono i punti di forza dell’Agenzia?
In primo luogo il personale, costituito da persone con una elevata professionalità ed esperienza. Si tratta di un patrimonio importante che va fatto fruttare al meglio, convogliandolo su obiettivi certi, creando le condizioni per mobilitare tutte le energie disponibili con convinzione.
In secondo luogo i laboratori e la quantità di dati, notizie, informazioni sull’ambiente che l’Agenzia detiene. Anche in questo caso si tratta di un patrimonio inestimabile, forse non abbastanza valorizzato, che deve essere messo a disposizione della comunità toscana in modo adeguato.
 
E quelli di debolezza?
E’ molto presto, ma la prima impressione è che la legge regionale 30 ancora non sia stata completamente recepita e che vi siano delle debolezze sul piano organizzativo e funzionale. Ad esempio ho l’impressione che i sistemi informatici possano essere molto migliorati. Così come certe procedure interne non appaiono sufficientemente orientate a favorire un’operatività fluida ed efficace. Tutto è concentrato sul Direttore Generale e non c’è molta condivisione nelle scelte e nelle responsabilità. Qualcuno è rimasto ai tempi pionieristici della formazione dell’Agenzia. Tempi “eroici” ormai passati. Dalle primi visite dei dipartimenti provinciali ho poi notato che ogni realtà ha una sua specificità, che può costituire una ricchezza, ma comporta la necessità di un maggior coordinamento. L’Agenzia è un corpo unico, e come tale deve operare.
 
Come intende affermare la terzietà dell’Agenzia?
Il richiamo è sempre alla legge, che dice: “L’ARPAT garantisce l’imparzialità e la terzietà nell’esercizio delle attività ad essa affidate.” Questa può essere un’affermazione vuota di significato o meno. Dipende, a mio avviso, soprattutto dall’autorevolezza dell’Agenzia. Un’autorevolezza che deve scaturire da azioni quotidiane fondate su ragioni tecniche e nell’interesse generale.
 
Che ruolo dovrà avere per lei la comunicazione?
Un ruolo fondamentale per l’Agenzia. In primo luogo all’interno di essa attraverso una comunicazione interna sistematica, che affermi concretamente la logica della “casa di vetro”, ed elimini piccole situazioni auto referenti. Non a caso già dai primi giorni del mio mandato ho voluto che fossero diffusi a tutto il personale resoconti sintetici degli incontri avuti con i massimi dirigenti dell’Agenzia e con le organizzazioni sindacali. Ma poi anche verso l’esterno. Dobbiamo sforzarci ogni giorno di far sapere alla comunità toscana quello che facciamo, le informazioni di cui disponiamo sull’ambiente, gli esiti del nostro lavoro.
 
La Carta dei Servizi è una delle principali novità della legge 30/2009, ce ne vuole spiegare il significato?
Costituisce certamente una innovazione di rilievo nazionale per il mondo delle Agenzie. Certamente migliorabile, ma già un buon punto di partenza. Anche in questo caso uno sforzo veramente importante di trasparenza e di certezze. Essa infatti è già ora un buon elenco delle tante attività che l’Agenzia deve svolgere a favore delle istituzioni locali e nell’interesse dei cittadini. Con essa si chiarisce bene cosa dobbiamo fare e cosa non è di nostra competenza, superando ambiguità ed incertezze. E’ però uno strumento da affinare, iniziando ad entrare nel merito di come certe attività devono essere svolte, e dei costi che esse debbono avere. Un modo quindi per assicurare una certezza di finanziamenti nella massima trasparenza.
 
Sono tempi difficili per la pubblica amministrazione, le risorse disponibili sono sicuramente decrescenti, come intende operare?
La scarsità di risorse è un problema, ma anche una opportunità. In tempi di “vacche grasse” tutto è più facile, ma quando le risorse sono poche si ha motivo di vedere le cose con occhi più attenti, quindi di fare scelte più oculate. Noi amministriamo denaro pubblico, e quindi è nostro dovere primario utilizzarlo nel modo migliore. Dobbiamo utilizzare al meglio queste risorse, per le cose che sono veramente necessarie. Uno dei primi obiettivi, ad esempio, che mi sono posto, è quello di risparmiare gli affitti per le sedi della Direzione, lavorando per trasferirli presso i locali del Dipartimento di Firenze che sono di nostra proprietà. Dovremo stringerci, ma avremo risorse aggiuntive, ad esempio, per rinnovare le strumentazioni dei nostri laboratorio.

 


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