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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 068 - Lunedì 11 aprile 2011

Indagine sociale sul disturbo olfattivo


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I casi del polo di gestione dei rifiuti di Casa Rota (Arezzo) e dell'area nord della città di Livorno. Due esperienze in corso di coinvolgimento attivo dei cittadini per affrontare situazioni critiche di disturbo olfattivo, in collaborazione con gli enti locali interessati. Il contributo della popolazione utile per effettuare una valutazione quantitativa dei problemi, stante le particolari caratteristiche della percezione degli odori e la mancanza di una normativa che individui i metodi di misura e i limiti a cui riferirsi.

Il problema degli impatti olfattivi determinati da diverse tipologie di attività antropiche è sempre più avvertito in molti contesti della Toscana. Più frequentemente questo problema è lamentato rispetto alle emissioni degli impianti di gestione dei rifiuti. In generale, infatti, può verificarsi un oggettivo disagio legato alla presenza di forti maleodoranze avvertite dalla popolazione e contenute nelle emissioni in atmosfera (diffuse e/o convogliate) anche quando siano stati già ottimizzati i processi produttivi ed adottate misure per il contenimento dell’impatto ambientale, nel rispetto delle prescrizioni indicate dalle Amministrazioni locali.

Recentemente ARPAT è stata attivata dagli Enti locali per studiare e fronteggiare il problema delle maleodoranze diffuse dall’impianto di selezione e compostaggio e dalla discarica in località Casa Rota (AR) e da varie attività che trattano rifiuti, tra cui l’inceneritore A.A.M.P.S., l’impianto di trattamento fanghi IFT ASA e l’azienda di inertizzazione rifiuti RA.RI., collocati nell’area produttiva Picchianti posta nella zona nord della città di Livorno.
 
Nell’area di Casa Rota (Comune di Terranuova Bracciolini) è presente una discarica di rifiuti urbani e rifiuti speciali (RU/RS) e il problema degli odori ha accompagnato, con fasi alterne, tutta la vita dell’impianto, ma il problema si è notevolmente acuito in seguito all’attivazione nella stessa area del nuovo impianto di selezione e compostaggio, determinando segnalazioni pressoché continue da parte della popolazione.

I numerosissimi interventi effettuati dai tecnici ARPAT non hanno però permesso di effettuare una valutazione quantitativa al problema, stante le particolari caratteristiche della percezione degli odori.

Sono state comunque messe in atto azioni di miglioramento impiantistico e gestionale, così come sono stati organizzati, di concerto con le amministrazioni locali (Provincia e comuni) incontri con le popolazioni interessate per illustrare le azioni intraprese: ciononostante il conflitto sociale permane a livelli molto elevati e si è costituito uno specifico comitato di cittadini.

Per quanto riguarda il caso di Livorno, nel 2010 sono pervenuti al Dipartimento provinciale ARPAT di Livorno 163 esposti relativi a varie matrici ambientali (aria, rumore, inquinamento delle acque, rifiuti e bonifiche, campi elettromagnetici), prevalentemente provenienti dalle zone centro settentrionali di Livorno. In particolare oltre il 50% delle segnalazioni proviene dalle Circoscrizioni 1 e 2 della città e riguarda sia le emissioni industriali in atmosfera sia, più frequentemente, lamentele relative a sostanze maleodoranti, polveri ecc.

Nel corso degli ultimi anni l’Amministrazione Provinciale di Livorno, con il rilascio degli opportuni atti autorizzativi alle Aziende che insistono su quest’area, ha avuto come obiettivo il miglioramento dell’assetto impiantistico prescrivendo l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili. Ha inoltre attuato i piani di monitoraggio e controllo di tutte le matrici ambientali avvalendosi del supporto tecnico di ARPAT.
 
Ad Arezzo, sempre nel 2010, su un totale di 294 esposti pervenuti, relativi alle diverse matrici ambientali, ben 101 hanno riguardato le emissioni in atmosfera - tra le quali sono ricompresi gli odori - e tra questi 42 solo dall’area della discarica di Podere Rota.
 
Il disturbo olfattivo è uno dei fenomeni che possono interferire negativamente con lo stato di benessere dell’organismo umano; tuttavia non è facilmente misurabile con strumenti comuni e diffusi, né è semplice ed univoco quantificare il rapporto tra percezione umana e concentrazione delle sostanze odorigene (cioè tra la quantità, in aria, di sostanze che producono “cattivo” odore). In altre parole è possibile che una medesima concentrazione di sostanza odorigena sia fortemente percepita da un individuo e non percepita affatto da un altro: dunque è complessa la definizione oggettiva della soglia del disturbo olfattivo.

Non esiste al momento alcuna normativa nazionale o regionale vigente che individui i metodi di misura e i limiti a cui riferirsi. Pertanto risultano necessarie forme di indagine diverse dalle misure strumentali, come ad esempio la cosiddetta “indagine sociale”, uno studio che coinvolge direttamente i cittadini che risiedono o lavorano nelle aree in cui le maleodoranze vengono avvertite.
 
ARPAT sta seguendo direttamente due indagini sociali, una già in corso attorno al sito di Casa Rota ed una in fase di avvio attorno all’area Picchianti, ispirandosi agli esempi raccolti in altre esperienze simili come riportate in linee guida (Regione Lombardia, 2010, in bozza) o norme tecniche (VDI- 3883, Germania, 1993) adottate in altre realtà.
 
Per quanto riguarda il polo di gestione dei rifiuti in località Casa Rota, l’indagine è iniziata il 1° marzo scorso ed è sostenuta dalla Provincia di Arezzo e dai Comuni di Terranuova Bracciolini, San Giovanni Valdarno e Castelfranco di Sopra. La metodologia è stata messa a punto dal Centro di Riferimento per la Modellistica di Qualità dell’Aria (CRMQA) di ARPAT, in collaborazione con il Dipartimento ARPAT di Arezzo. La medesima metodologia, con solo qualche modifica per un migliore adattamento allo specifico contesto urbano di Livorno, è stata proposta per l’indagine sociale nell’area Picchianti
 
Ai cittadini che partecipano all’indagine sociale, individuati su base volontaria, viene richiesto di compilare quotidianamente, per un periodo compreso tra 2 e 3 mesi, una scheda di rilevazione delle maleodoranze percepite. La scheda è costituita da una griglia in cui riportare, per ogni ora e per ogni giorno del mese a cui la scheda si riferisce, un simbolo codificato che specifica la percezione o meno del disturbo olfattivo e, in caso positivo, la sua intensità. È inoltre possibile aggiungere ogni annotazione che il rilevatore ritenga utile od opportuna per meglio identificare la natura e l’eventuale origine dell’odore.

L’insieme delle schede compilate per la durata dell’indagine costituisce la base della successiva elaborazione ed analisi degli eventi di maleorodranza che si avvarrà di tecniche di statistiche adeguate alla quantità dei dati raccolti. Inoltre, incrociando i dati contenuti nelle schede con quelli meteorologici misurati localmente, sarà presumibilmente possibile valutare l’effettivo contributo delle emissioni odorigene dovute agli impianti presenti nella zona, distinguendolo da quello di altre eventuali sorgenti. L’obbiettivo finale dell’indagine è la miglior quantificazione del fenomeno, l’individuazione della/e sorgente/i odorigena/e, ovvero la specifica attività responsabile di tale emissione, al fine di indicare le azioni e gli interventi specifici da attuare ed eventualmente da prescrivere negli atti autorizzativi.
 
Per chiarire le modalità di conduzione e gli scopi dell’indagine sono stati necessari alcuni incontri tra l’Amministrazione proponente, supportata dagli enti tecnici coinvolti (in particolare ARPAT), ed i cittadini interessati all’iniziativa. La partecipazione attiva richiede da parte dei volontari la comprensione delle regole di compilazione della scheda e la disponibilità a partecipare per tutta la durata dell’indagine. Gli Enti locali coinvolti sono tenuti alla trasparenza ed accessibilità dei dati rilevati, nel rispetto della privacy dei rilevatori, e dei risultati che saranno ottenuti al termine dell’indagine.
In entrambi i casi qui citati si è manifestata la volontà di partecipare da parte di numerosi cittadini (oltre 50), circostanza che testimonia quanto sia avvertito il problema e che dovrebbe consentire, al termine della fase di rilevazione, di disporre di dati sufficienti per pervenire a risultati significativi.
 

Hanno collaborato alla redazione del testo di questo numero:

Silvia Maltagliati e Antongiulio Barbaro (AFMP-CRMQA),

Francesca Andreis, Francesca Chiostri e Guido Spinelli (Dipartimento di Livorno),

Patrizio Esemplari, Marco Vitelli, Debora Badii e Claudio Bondi (Dipartimento di Arezzo).

Eventuali richieste di chiarimento devono essere inoltrate a crmqa@arpat.toscana.it


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