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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 061 - Venerdì 01 Aprile 2011

Fotovoltaico: approvata dal Consiglio regionale toscano la legge in materia di “installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili”


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Vietata l’installazione di maxi-impianti fotovoltaici a terra in tutto il territorio toscano per evitare la progressiva erosione di terreno agricolo.

La nuova legge 21 marzo 2011 n.11, approvata lo scorso 15 marzo, introduce modifiche alle leggi regionali 39/2005 (disposizioni in materia di energia) e 1/2005 (norme per il governo del territorio) e disciplina secondo nuovi criteri la possibilità e le modalità di installazione degli impianti nel territorio.

Si tratta di una legge conseguente alle linea guida emanate dal Governo nazionale, che riservano alle Province autonome e alle Regioni la competenza a disciplinare il settore e ha tre obiettivi: produrre energia da fonti rinnovabili, tutelare le colture agricole di qualità e tutelare il paesaggio.

Per produrre energia pulita - tutelando l’ambiente e lo sviluppo a partire dal settore agricolo - sarà possibile installare, come attività connessa all’agricoltura, pannelli fotovoltaici a terra, ma fino e non oltre una potenza complessiva pari a 200 Kw. Per tutti i tipi di impianti, per i quali è previsto il divieto di cumulo, si dovrà rispettare la distanza di 200 metri l’uno all’altro.

Le Province avranno novanta giorni di tempo per presentare, sentiti i comuni interessati, una proposta di perimetrazione di zone all’interno di “coni visivi e panoramici”, nonché di zone agricole di particolare pregio paesaggistico e culturale, dove non saranno concessi permessi di installazione.
Viene prevista anche la possibilità, da parte delle Province, di presentare proposte di modifica delle aree non idonee all’installazione, come le aree agricole Dop (Denominazione origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta).

Si conferma la possibilità di installare i pannelli fotovoltaici in aree già urbanizzate prive di valore culturale-paesaggistico; in aree di pertinenza dell’edificato privo di valore storico-architettonico; in aree degradate, quali siti minerari e cave dismesse senza valore storico-culturale o paesaggistico come discariche, depositi inerti e rottamazioni, fatte salve le norme in materia di bonifica.

La Legge ha di fatto trasformato, approfondito e aggiornato la precedente delibera che la Giunta aveva proposto nel dicembre scorso per evitare la proliferazione di grandi impianti fotovoltaici a terra, che in molti casi - dato che il fotovoltaico assicura un reddito superiore rispetto a quello dell'agricoltura - ha assunto i contorni di una vera e propria speculazione a scapito della superficie agricola coltivata e degli allevamenti, con evidenti danni al paesaggio e all’intero territorio.

Le associazioni di settore avevano segnalato come, paradossalmente, risultasse meno complicato andare a sottrarre dieci ettari di terreno all’agricoltura per realizzare un parco fotovoltaico con impianti a terra, piuttosto che ottenere le autorizzazioni per realizzare un piccolo impianto fotovoltaico ad uso e destinazione dell’azienda agricola.

In particolare, la CIA (Conferderazione Italiana Agricoltori) si è più volte espressa in favore di uno sviluppo del fotovoltaico nel territorio agricolo, ma a condizioni che se ne rispetti la vocazione produttiva primaria, evitando il rischio reale che grandi estensioni di terreno vengano sottratte all'attività agricola. Dunque: contro il “pannello selvaggio” nelle aree agricole, che deturpa il paesaggio, snatura il territorio, risponde a logiche di speculazione; a favore invece di un contenimento dello sviluppo fotovoltaico a terra per fini di autoconsumo, di integrazione del reddito delle imprese e quindi di aumento della competitività del settore.

La nuova legge va dunque a colmare il vuoto normativo che si è fatto evidente con la proliferazione incontrollata degli impianti, a tutela del paesaggio, delle aree di pregio e delle aree produttive che caratterizzano la nostra Regione.

Testo di questo numero a cura di Debora Badii

 


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