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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 009 - Lunedì 17 Gennaio 2011

La qualità dell’aria nella provincia di Lucca


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Come è andato il seminario tenutosi il 22 dicembre nel quale si è fatto il punto su monitoraggio, criticità, emissioni.

Il 22 dicembre si è tenuto a Lucca c/o la Sala Consiliare del Palazzo Ducale, un seminario, organizzato dal Dipartimento Provinciale ARPAT di Lucca e la Provincia di Lucca, dal titolo “Qualità dell’aria nella provincia di Lucca: monitoraggio, criticità ed emissioni” (vedi invito).

L’incontro, aperto agli amministratori, ai tecnici, alle associazioni di categoria ed ai cittadini era mirato, prevalentemente, all’informazione ed al confronto con Comitati, associazioni e cittadini.
 
Dopo una breve introduzione, da parte di Roberto Pagni del Servizio Ambiente della Provincia di Lucca, la parola è passata a Roberto Scodellini della Direzione Ambiente della Regione Toscana (vedi presentazione), che ha illustrato le novità introdotte dal D.Lgs 155/2010 “Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un aria più pulita in Europa”.

009-1.jpgzonizzazione.jpgIl Decreto, abrogando il D.M. 20/5/91, trasferisce la gestione delle reti provinciali della qualità dell’aria (C.O.P.) dalle amministrazioni provinciali alla Regione Toscana, inoltre si inverte il processo di valutazione procedendo: prima all’individuazione di zone omogenee, poi alla determinazione delle caratteristiche della rete ed infine all’individuazione delle singole stazioni di misura.
 
L’intervento di Marco Pellegrini, Responsabile del dipartimento provinciale Arpat di Lucca (vedi presentazione), ha illustrato il tema principale della giornata, informando i presenti sullo stato della qualità dell’aria nella provincia di Lucca, come monitorato dalla rete provinciale, e sulle sue criticità.

Per tutto il 2010 il monitoraggio a Lucca è stato organizzato su scala provinciale con centraline situate nella piana lucchese ed in Versilia, dal 2011 la Regione gestirà direttamente una rete regionale i cui rilevamenti verranno integrati a Lucca dalle residue stazioni provinciali e dai mezzi mobili.

I valori della qualità dell’aria sono in genere migliorati, rispetto al passato, grazie ad interventi strutturali, quali l’introduzione di marmitte catalitiche per le autovetture ed una migliore progettazione dei motori e delle caldaie.

co.jpgso2.jpgno2.jpg
Ossido di carbonio (CO), anidride solforosa (SO2) ed anche il benzene non sono più un problema. Anche per il biossido di azoto (NO2), benchè la sua concentrazione nell’aria ambiente sia direttamente connessa con la quantità di combustibili fossili utilizzati (che sono andate negli anni incrementandosi) i limiti di qualità dell’aria sono da anni rispettati per la media oraria e dal 2010 anche per media annua, ma la tendenza al miglioramento è più ridotta.

o3.jpgI livelli nell’aria di ozono (O3) dipendono da una pluralità di fattori e sono regolati da complessi sistemi di reazioni fotochimiche. La variabilità negli anni è molto elevata, si rileva qualche superamento del limite di attenzione di 180 µg/m3 ed in alcuni giorni risulta superato il limite della media massima giornaliera (su 8 ore) pari a 120 µg/m3.

pm10.jpgPellegrini ha proseguito parlando delle criticità che riguardano il PM 10 ed il PM 2,5: anche per il PM 10 c’è una tendenza alla riduzione ma permane la criticità relativamente al superamento del valore limite di 50 µg/m3 come media giornaliera da non superare per più di 35 giorni all’anno. In linea di massima il limite sul valore medio annuo di 40 µg/m3 è invece rispettato salvo che nelle stazioni di traffico intenso ( Lucca Carducci e Viareggio Risorgimento).

pm10-superamenti.jpgPer quanto riguarda il PM 2,5 fino ad adesso non è stato misurato ma la futura rete regionale misurerà in contemporanea PM 10 e PM 2,5 nelle stazioni di Capannori – Via Piaggia e Viareggio – Via Maroncelli. La concentrazione di PM 2,5 è sempre inferiore a quella del PM 10. Il rapporto tra PM 10 e PM 2,5 è variabile; il PM 2,5 è in genere stimato fra il 50% ed il 60% del PM 10 e questo permette di ritenere che i limiti per il PM2,5 dovrebbero nei prossimi anni essere rispettati.

inversione-termica.jpgPer quanto riguarda l’esposizione media giornaliera della popolazione, il rischio sanitario derivante dagli inquinanti dell’aria è valutabile sull’esposizione media di nuclei consistenti di popolazione nell’arco complessivo del tempo di vita e di lavoro, per questo motivo il monitoraggio deve venire effettuato essenzialmente in stazioni urbane di fondo e non vi è utilità a monitorare limitate aree caratterizzate da situazioni emissive particolarmente pesanti. Dalla letteratura si sa che i valori di PM 10 misurati Indoor (negli ambienti chiusie negli abitacoli dei veicoli) sono in molti casi più elevati di quelli rilevati nell’aria ambiente e ciò dipende molto anche da comportamenti individuali (fumo, uso di candele, scarsa aerazione di locali e specialmente della cucina).
 
Nel corso del convegno è stata presentata una rappresentazione di sintesi di tipo qualitativo delle misurazioni effettuate negli anni, oltre che con le stazioni fisse, con i mezzi mobili. Emerge confermato che la qualità dell’aria è complessivamente simile su aree vaste, come ad esempio nell’intera piana lucchese. Le relazioni delle campagne sono disponibili nel sito di ARPAT.
 
composizione-pm.jpgSi è parlato anche di Biomasse e delle loro criticità. Le biomasse costituiscono una fonte rinnovabile di energia ma sono combustibili difficili da utilizzare. I camini aperti, le stufe tradizionali o bruciare gli scarti agricoli, causano un forte impatto per il PM 10. Un impianto a biomasse che utilizza tecnologie avanzate è invece come emissioni di PM10 praticamente equivalente ad un impianto a metano di pari potenzialità.
I piccoli impianti a biomasse per teleriscaldamento hanno emissioni unitarie superiori ma comunque ridotte, ed un’elevata resa energetica.
Organizzare una filiera che raccolga le potature e gli scarti agricoli e li conferisca ad un impianto industriale può significare una riduzione delle emissioni attuali di PM 10.
 
L’intervento di Marco Chini del Centro Regionale Tutela Qualità dell’aria dell’Arpat (vedi presentazione) è stato utile a capire cos’è un inventario di emissioni, a cosa serve e com’è organizzato. L’inventario di emissioni è definito dal D.M. 20/5/91 come “una serie organizzata di dati relativi alla quantità di inquinanti introdotti in atmosfera da sorgenti naturali e/o attività antropiche.
 
Le finalità di un inventario sono:
  • Prevedere l’efficacia delle politiche ed il rapporto costi/benefici;
  • Conoscere le pressioni sulla matrice aria e l’origine della stessa;
  • Valutare e gestire la qualità dell’aria;
  • Pianificare gli interventi sul territorio;
  • Verificare le azioni adottate per il contenimento delle emissioni.
L’Inventario Regionale delle Sorgenti di Emissione della Regione Toscana (I.R.S.E.), ha spiegato Chini, è istituito presso la Struttura Regionale competente per la qualità dell’aria, al fine di elaborare i dati e le informazioni relative ai principali inquinanti ed è aggiornato ogni 2 anni.

ripartizione-emissioni.jpgA seguire sono stati illustrati i dati raccolti ed elaborati per la provincia di Lucca con particolare riferimento alle emissioni di PM 10 suddivise per le varie fonti di emissione (traffico, processi produttivi, riscaldamento ecc…).
E’ stato, inoltre, portato a conoscenza il ruolo di Arpat per assicurare la qualità dei dati delle reti attraverso il laboratorio C.R.T.Q.A. (Centro Regionale Tutela Qualità dell’Aria) che consiste in:
  • promozione e supporto nei confronti dei gestori provinciali per l’introduzione, omogeneizzazione e standardizzazione di procedure di gestione conformi alle norme di qualità ISO 9000 e EN ISO/IEC 17025;
  • predisposizione e disseminazione verso i gestori delle reti di standard secondari di trasferimento, utili a verificare l’affidabilità degli standard utilizzati routinariamente nelle stazioni di misura e a garantirne la tracciabilità;
  • predisposizione di programmi di formazione e aggiornamento del personale preposto alla gestione delle reti.
emissioni-traffico.jpgLa parola è passata a Roberto Pagni della Provincia di Lucca (vedi presentazione) che ha informato sul ruolo che l’Amministrazione Provinciale ha avuto fino ad adesso e quello che avrà alla luce della nuova normativa, come già descritto precedentemente nella presentazione di Scodellini della Regione Toscana, le competenze della Provincia di Lucca sono:
  • autorizzazione e controllo emissioni di impianti industriali (in corso di regolare attuazione)
  • tenuta degli inventari delle emissioni (è stato realizzato l’inventario delle emissioni nel 2007 come estensione e approfondimento dell’inventario Regionale; per l’aggiornamento si attendono le linee guida regionali)
  • coordinamento dei PAC (in attesa di linee guida regionali previste sia per l’elaborazione dei PAC e degli indirizzi regionali per il coordinamento.

E’ stata, poi, descritta la struttura della rete provinciale della qualità dell’aria della Provincia di Lucca
partendo dalla sua nascita negli anni ’80 a tutt’oggi, Pagni ha proseguito illustrando la struttura della nuova rete della qualità dell’aria così come prevista dalla nuova normativa.

La giornata si è conclusa con il dibattito che ha messo a confronto relatori con associazioni e comitati di cittadini, sulle tematiche affrontate nel corso del seminario. E’ emersa la difficoltà ad accettare che i livelli di PM10 nell’aria ambiente siano fortemente influenzati da emissioni che derivano in buona parte dalle attività ordinarie dei cittadini, come utilizzare un caminetto tradizionale o guidare una macchina diesel non dotata di filtro anti particolato, e dal lento rinnovo del parco circolante dei mezzi commerciali a motore diesel. Assai limitato è invece il contributo che viene da attività industriali come le cartiere, da impianti industriali a biomasse o anche dagli inceneritori.
 
Testo di questo numero a cura di Monica Logli
 

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