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ARPAT News - newsletter sulle tematiche ambientali
n. 054 - Mercoledì 24 Marzo 2010
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M'illumino di meno; m'illumino meglio. Ridurre l’inquinamento luminoso si può


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Il quadro della situazione, con particolare riferimento alla normativa in materia di inquinamento luminoso della Regione Toscana.

 

Per secoli la notte è stata il tempo del buio, tempo dedicato ad attività diverse rispetto a quelle diurne. Nel corso dell’ultimo secolo il concetto di giorno si è progressivamente esteso fino alle 24 ore.
La luce artificiale ha portato enormi vantaggi, ma anche un mutamento sostanziale dei ritmi di vita e di lavoro e dunque dei ritmi biologici, con importanti conseguenze sulla salute degli esseri viventi, sull’ambiente e sulla percezione del mondo.
 
Qualche dato
L’impatto dell’illuminazione sul cielo è stato approfonditamente studiato nel primo atlante mondiale della brillanza artificiale del cielo notturno, pubblicato dalla Royal Astronomical Society nel 2001. Secondo i dati raccolti, il 60% del totale della popolazione mondiale vive sotto cieli inquinati, percentuale media con picchi del 99% nei paesi sviluppati del Nord America, Europa ed estremo oriente.
 
Ogni forma d’irradiazione di luce artificiale che si disperda al di fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata e sia orientata al di sopra della linea d’orizzonte, è infatti classificata come inquinamento luminoso. 
 
Le principali cause dell’inquinamento luminoso derivano da eccessi d’illuminazione e utilizzi poco funzionali degli impianti: un irragionevole spreco di risorse. Secondo i dati forniti dal GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale), per la sola illuminazione pubblica nel 2001 sono stati impiegati circa 5500 milioni di kWh. A questo valore, in incremento medio del 5% l’anno, va aggiunto un altro 30% circa per l’illuminazione esterna privata. Solo in Italia, nello stesso anno, sono stati utilizzati circa 7150 milioni di kWh per illuminare strade, monumenti ed altro.
 
Molta di questa potenza viene indirizzata direttamente verso la volta celeste: circa il 30/35%, secondo gli studi effettuati in tutto il mondo da Astronomi e Astrofili - iniziati negli Stati Uniti dall'International Dark Sky Association. La luce diretta verso l'alto, oltre a rappresentare uno spreco, va ad illuminare le particelle di polvere presenti nell'atmosfera creando l’effetto di “alone luminoso”.

Si ritiene che una città di 50.000 abitanti potrebbe risparmiare dal 30 al 40% rispetto agli ordinari costi di gestione, semplicemente razionalizzando e programmando gli impianti e la loro gestione con i criteri e i mezzi offerti dalla moderna tecnologia.
 
054 - Cintura di OrioneConseguenze dirette e indirette
Tra le conseguenze dirette e indirette della brillanza del cielo, gli effetti fisiologici e psichici rilevati negli esseri umani e negli altri esseri viventi, i danni all’ecosistema terrestre e al patrimonio culturale, artistico e scientifico dell’umanità.
Per quanto riguarda la salute umana, studi medici recenti mettono in rapporto l’inquinamento luminoso con l’alterazione dei ritmi circadiani. Anche a bassi livelli (fino a 1,5 lux) l’esposizione alla luce di notte (luce blu) può provocare disturbi del sonno e della veglia e disordini metabolici come diabete, obesità ed altre patologie. Il veicolo è un fotorecettore presente nel nostro occhio che non svolge una funzione visiva, ma è sensibile alla luce e influisce sulla produzione di melatonina. Questo ormone, presente in minore concentrazione nel sangue delle persone che lavorano di notte in ambienti con forte illuminazione, può avere influenze dirette sui disturbi cardiovascolari. È anche ritenuto un oncostatico, per cui l’abbassamento del livello di melatonina nel sangue potrebbe influire sullo sviluppo di alcuni tipi di cancro.  
 
Le alterazioni fisiologiche non derivano soltanto dall’intensità della luce artificiale, evidentemente molto più debole di quella solare, ma dalla persistenza dell’illuminazione e dalla non alternanza tra buio e luce. Qualsiasi luce artificiale è infatti centinaia di migliaia di volte più intensa di quella che normalmente si avrebbe di notte. Per la maggior parte del tempo notturno l’illuminamento dovuto alle sorgenti naturali di luce è di circa un decimillesimo di lux, o meno quando il cielo è coperto. Solo nelle notti di luna piena si possono avere illuminamenti fino a circa 0,3 lux, a fronte degli 1,5 lux della luce blu “a basso livello”.
 
Sulla fauna l’interruzione del ciclo naturale giorno/notte influisce sui ritmi di foraggiamento, predazione e accoppiamento, ma anche sui cicli di migrazione e comunicazione degli uccelli. Sulla flora le fonti luminose artificialialteranoil ciclo della fotosintesi clorofilliana, che in natura richiede condizioni di oscuramento. 
L’inquinamento luminoso impoverisce anche il patrimonio culturale, artistico, scientifico dell’umanità e mette a rischio la fruibilità del cielo per le nuove generazioni.
L'UNESCO, nella sua Dichiarazione Universale dei Diritti delle Generazioni Future, ha sancito esplicitamente che: "Le persone delle generazioni future hanno diritto a una Terra indenne e non contaminata, includendo il diritto a un cielo puro".
 
054 - PleiadiIl rischio sembra concreto se, stando alle stime degli astronomi, mantenendo il trend attuale di incremento dell’illuminazione, entro il 2025 sarà impossibile vedere la Via Lattea persino dagli angoli più remoti d’Italia. Già oggi gli astronomi devono inviare i telescopi in orbita per ottenere un’adeguata visione dell’universo e gli astrofili percorrere distanze sempre maggiori alla ricerca di siti di osservazione idonei.
 
“In Lombardia, Campania e Lazio circa tre quarti della popolazione ha perso la possibilità di vedere la Via Lattea dal luogo dove vive, anche nelle notti più serene. In Liguria, Emilia-Romagna e Toscana due terzi della popolazione è nelle stesse condizioni. In Sicilia, Veneto, Piemonte, Puglia e Friuli Venezia Giulia circa metà della popolazione non riesce a vedere la Via Lattea. La percentuale scende a circa un terzo in Sardegna e Marche e ad un quarto in Abruzzo. In Umbria, Calabria e Molise solo un abitante su dieci vive in un luogo da cui la Via Lattea è totalmente visibile. Le Regioni più fortunate sono Trentino Alto-Adige, Basilicata e Valle d’Aosta ove la Via Lattea è ancora visibile per quasi tutti almeno nelle notti più serene. Naturalmente queste proiezioni non tengono conto di situazioni locali, come ad esempio di chi ha la sfortuna di vivere di fronte ad un centro commerciale illuminato tutta la notte, e si riferiscono ad un osservatore di normali capacità visive e a notti molto limpide.”
 
(Cfr. Rapporto ISTIL 2001 (Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso)  basato su misure ottenute con i satelliti del Defence Meteorological Satellite Program dell’aeronautica militare statunitense. Per la statistica in Europa e nel Mondo: The First World Atlas of Artificial Night Sky Brightness: http://www.inquinamentoluminoso.it) 
 

In Toscana

054 - La toscana vista di notte dai satelliti 
del Defence Meteorological Satellite Program dell’US Air ForceDiversamente da altre problematiche ambientali, l’inquinamento luminoso rappresenta un problema che sarebbe facilmente contenibile, senza impossibili salti indietro nel tempo.
Predisporre impianti a dispersione minima, avendo contemporaneamente cura di non sovradimensionare la potenza delle lampade, potrebbe portare notevoli benefici sia per il contenimento della brillanza e per l’effetto alone prodotto dai riflessi delle superfici illuminate, sia per il risparmio energetico.
Nella nostra Regione le prime disposizioni sul tema risalgono alla L.R. Toscana n.37 del 2000 "Norme di prevenzione dell'inquinamento luminoso".
 
La normativa non ha però trovato piena applicazione, tanto che la Regione ha successivamente predisposto delle Linee Guida (Delibera G.R.Toscana n. 962 del 27.09.2004) quale strumento non vincolante, ma utile a chiarire gli aspetti tecnici e diffondere in modo più efficace le informazioni utili a realizzare impianti eco efficienti e creare una cultura tecnica orientata alla compatibilità e al risparmio energetico.
 
Le Linee guida si rivolgono agli Uffici Tecnici degli enti pubblici, alle associazioni di categoria, alle industrie, ai progettisti di impianti di illuminazione esterna, agli installatori, alle ditte che producono materiale illuminotecnico e, più in generale, a tutti quei soggetti che, a qualsiasi titolo e per qualsiasi motivo, abbiano la necessità o l’obbligo di realizzare o adeguare impianti di illuminazione esterna (ivi comprese eventuali insegne pubblicitarie).
La Regione Toscana ha inteso mettere a punto questo strumento informativo in modo da rendere evidente come sia possibile illuminare aree, spazi e manufatti esterni limitando al massimo il fenomeno dell’inquinamento luminoso e, nel contempo, contenere i consumi energetici e l’inquinamento ambientale, derivanti da un uso non razionale dell’illuminazione esterna, sia pubblica che privata.
 
La Regione Toscana ritiene infatti possibile illuminare correttamente, dove è necessario, favorendo al contempo:
  • la realizzazione di buoni impianti che non disperdano luce verso il cielo (con spreco di energia);
  • la scelta dei migliori sistemi per ridurre i consumi energetici;
  • il mantenimento e la salvaguardia dell’oscurità del cielo notturno, in linea con le indicazioni contenute nella risoluzione approvata dall’Assemblea Generale dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU), durante il meeting svoltosi nel 1997 a Kyoto (Giappone).
Dopo aver evidenziato il problema dell’inquinamento luminoso e dell’impatto che produce sul territorio, le Linee Guida illustrano le modalità tecniche di realizzazione dei nuovi impianti e per l’adeguamento di quelli esistenti.
Successivamente la legge 37/2000 è stata abrogata dalla legge regionale n. 39 del  24 febbraio 2005 “Disposizioni in materia di energia”. La legge del 2005, che inquadra l’insieme delle problematiche energetiche, pone fra i suoi obiettivi quello di “prevenzione e riduzione dell'inquinamento luminoso inteso come ogni forma di irradiazione di luce artificiale al di fuori delle aree a cui essa è rivolta e, in particolare modo, verso la volta celeste.” (art 2) Quindi attribuisce ai comuni il compito di dettare “disposizioni concernenti gli impianti di illuminazione esterna, individuano modalità e termini per l'adeguamento degli impianti pubblici alle prescrizioni per la prevenzione dell'inquinamento luminoso.” (art.3)
Viene quindi rinviato al Piano di indirizzo energetico regionale (PIER) la definizione degli “indirizzi e le linee guida per la prevenzione dell'inquinamento luminoso” (art.6).
 
La questione viene poi inquadrata nella tematica del governo del territorio, infatti si prevede che le province e i comuni, negli strumenti di pianificazione territoriale e negli atti di governo del territorio (…) dettano disposizioni concernenti la progettazione, l'installazione e l'esercizio degli impianti di illuminazione esterna e individuano modalità e termini per l'adeguamento degli impianti pubblici alle prescrizioni per la prevenzione dell'inquinamento luminoso.” (art. 8)
La legge detta poi alcune norme specifiche a tutela delle stazioni astronomiche e delle aree naturali protette (articoli 34-37
Il Consiglio Regionale della Toscana ha quindi approvato con delibera n. 47 dell’8 luglio 2008 il Piano di Indirizzo Energetico Regionale (PIER). Il Piano ribadisce le previsioni della legge 39/2005 e stabilisce che “Si dovranno orientare e promuovere azioni finalizzate a:
  1. ridurre i consumi energetici, nonché innalzare i livelli di razionalizzazione di efficienza energetica degli impianti di illuminazione esterna, pubblici e privati;
  2. ridurre l’inquinamento luminoso sul territorio regionale e, conseguentemente salvaguardare gli equilibri ecologici, sia all’interno che all’esterno dei parchi e delle aree naturali protette;
  3. proteggere le stazioni astronomiche, in quanto patrimonio regionale, per tutelarne le attività di ricerca scientifica e divulgativa;
  4. valorizzare, fatti salvi il diritto all’energia ed all’illuminazione, le “zone buie”, cioè le aree del territorio regionale che mostrano attualmente bassi livelli di inquinamento luminoso, esaltandone il valore culturale, ambientale ed economico in rapporto anche al turismo di qualità.” (punto 3.7.1)
Obiettivi che si intendono raggiungere attraverso la definizione di standard tecnici ed Accordi Volontari con tutti gli attori operanti nel settore sia pubblici che privati, rilevando comunque che la pubblica illuminazione è di esclusiva competenza dei Comuni, per cui occorre sostenere gli interventi di questi enti territoriali rivolti a rinnovare il proprio sistema di pubblica illuminazione.
 
Sono quindi adottati (allegato III) i “Criteri tecnici per la progettazione, realizzazione e gestione di impianti di illuminazione esterna”, rimandando per le informazioni tecniche di dettaglio e per quanto altro non espressamente specificato, ai contenuti delle Linee Guida predisposte nel 2004, che quindi costituiscono sempre il riferimento tecnico cui far capo.
 
Testo di questo numero a cura di Debora Badii

 


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